STELLE INDIFFERENTI
di Urdi or Urd
Parte 9 - Aria più pesante
“Accidenti…è semplicemente assurdo!” l’esclamazione di Gai Maito, si perse nell’aria del pomeriggio.
Le fronde del salice che si ergeva nel giardino della tenuta Hyuga, erano appena mosse da una brezza fresca e tutto pareva calmo. L’animo dell’uomo però era scosso da ciò che Neji gli aveva appena rivelato riguardo Sakura.
Il giovane aveva abbassato lo sguardo sulle ginocchia, prima di lasciare che un sospiro gli sfuggisse dalle labbra. Si sentiva sicuramente più leggero adesso, ma la situazione non cambiava.
“Quindi tu pensi che potrebbe trattarsi di una tecnica di confinamento utilizzata dall’Akatsuki?”
“Sì, maestro, più precisamente ho idea che si tratti di un esperimento.”
Gai aggrottò le folte sopracciglia.
“Un esperimento… - ripeté il sensei meditabondo - Potrebbe anche essere… ma a quale scopo?”
“Beh, potrebbero essere cambiati i loro piani, o potrebbero non essere loro i colpevoli. Dubito che si sarebbero fatti scoprire così facilmente. Come minimo l’avrebbero rapita senza lasciare traccia. Per non dire che questo è l’esatto opposto del loro piano. Insomma, l’Akatsuki vuole rapire i
Bijū non…confinarli nelle persone.”
A quell’ultima frase però gli occhi di Gai si sgranarono. Neji, rimase interdetto dall’espressione improvvisamente cinerea del maestro.
“Sensei, le è forse venuto in mente qualcosa?” chiese lo Hyuga.
L’uomo abbassò lo sguardo. Sembrava che stesse cercando le parole con cui esprimere un pensiero troppo difficile.
“Kami, Neji…Forse hai centrato il punto.”
Il ragazzo dai lunghi capelli corvini sgranò gli occhi, sentendo una strana ansia invadergli lo stomaco.
“L’Akatsuki sta cercando i demoni con le code, non certo il contrario.”
“E’ quello che ho appena detto.”
“Appunto…”
“Sensei, vuole spiegarmi?”
Gai alzò la testa e contemplò le fronde del salice, prima di rispondere:
“La tecnica utilizzata in questo caso, presuppone che qualcuno il Bijū lo voglia creare.”
Neji rimase di sale a quell’affermazione, con un’espressione di pura incredulità dipinta sul viso. L’uomo accanto a lui però, continuò con la sua ipotesi:
“Sakura ha quel chakra immenso dentro di sé…e lei è la compagna di squadra di Naruto.” Il discorso iniziava a farsi sempre più incomprensibile, tanto che lo Hyuga pensò che il proprio maestro fosse impazzito.
“Che cosa c’entra?”
“C’entra che l’Akatsuki Naruto lo vuole, perché dentro di lui è sigillata
Kyūbi. E ponendo, per ipotesi, che il chakra dentro a Sakura sia anche solo simile a quello di quel demone, potrebbe crearsi una sorta di legame fra i due. Se, per dire, Sakura concepisse il figlio di Naruto, questo con molta probabilità acquisirebbe le caratteristiche dei due
bijū, creandone uno definito e probabilmente più potente degli altri.”
Calò il silenzio rotto solo dal verso di un merlo, che banchettava sotto al salice con un verme che gli pendeva dal becco. Tutto si era fermato. Il vento non smuoveva più le fronde dell’albero e le nubi non accarezzavano più languidamente il sole.
Neji si lasciò sfuggire un sospiro.
“Gai-sensei, non le sembra di correre troppo con la fantasia?- chiese scettico il ragazzo. – E poi, perché scegliere proprio Sakura e non un
jinchūriki? Sarebbe stato più logico.”
L’uomo sospirò a sua volta.
“Sì, beh…ci sono un po’ di cose che non tornano effettivamente, ma non credo di aver vaneggiato. La hokage ha agito d’impulso spedendo il team 7 da solo a fronteggiare il nemico, dobbiamo assolutamente avvertirla.”
Kurenai si svegliò di colpo, stringendo il lenzuolo freddo fra le dita. Il respiro le usciva affannoso dalle labbra, il cuore le rimbombava nel petto. La sensazione di nausea e calore che percepiva non era affatto piacevole. Si portò seduta sul letto dell’ospedale e si guardò attorno.
“Accidenti!” imprecò contro il bruciore al ventre.
Non ricordava esattamente del suo arrivo in quella stanza, però ricordava di essersi sentita male, quindi la connessione logica non le sfuggiva.
Insofferente, forse anche a causa del farmaco somministratole, sgusciò fuori dalle lenzuola e recuperò la propria cartella clinica posizionata infondo al letto. Prima che potesse aprirla però, un’infermiera fece il suo ingresso nella camera.
“Yuhi-san…”
La jonin si lasciò sfuggire di mano il fascicolo per la sorpresa.
“Noto che si è svegliata.” La donna appena arrivata raccolse con noncuranza la cartella dal pavimento, poi obbligò la paziente a stendersi nuovamente.
“Ritorni immediatamente a letto, non le fa bene muoversi.”
A Kurenai il sorriso che ricevette non piacque per niente.
“Posso sapere perché sono stata ricoverata?”
L’infermiera la guardò stupita, quasi avesse fatto una domanda fuori luogo.
“A quanto pare ha riportato delle lesioni interne piuttosto consistenti nell’ultima missione, ma il vero responso glielo darà la Godaime. La avvertirò immediatamente del fatto che si è svegliata, ma adesso rimanga ferma il più possibile.”
“Non ce n’è bisogno Haruki-san…” la voce di Tsunade arrivò chiara e precisa dalla soglia della porta.
“Godaime-sama…”
La hokage fece il suo ingresso, lo sguardo cupo segnato da profonde occhiaie, le braccia dietro la schiena.
“Haruki-san, vada pure, rimango io con Yuhi-san.”
La giovane infermiera fece un breve inchino ed uscì silenziosamente.
La jonin era rimasta zitta ad osservare i movimenti intorno a lei, percependo un lieve senso di stanchezza. Forse i medicinali la stavano facendo nuovamente cedere al sonno, si era detta.
“Kurenai…” la Godaime si avvicinò al letto, la cartella clinica fra le mani sottili.
“Tsunade-sama, è qualcosa di grave?” chiese la mora, cercando di nascondere un po’ di agitazione. Nell’incontrare lo sguardo severo e allo stesso tempo spento della hokage, Kurenai aveva iniziato a sentirsi a disagio. Qualcosa non quadrava, ed aveva paura di sentirselo dire.
“Le ferite che hai riportato, Kurenai, sono molto gravi e prendono una vasta area del tuo corpo. Il chakra di chi ti ha ferito ha lacerato e corroso alcune parti vitali, in modo lento e progressivo come un potente veleno. – la jonin guardò l’hokage, cercando di mantenersi calma – La milza, ha subito i danni minori e sono riuscita a rigenerarne quasi totalmente i tessuti, così come per il fegato, utero ed ovaie. Tuttavia ho idea che si tratti di una tecnica proibita, perché il
veleno tende a riformarsi ciclicamente a distanza di ore. Adesso stai abbastanza bene e dovresti essere tranquilla per i prossimi due o tre giorni…”
Kurenai rimase a fissare il lenzuolo candido senza sapere cosa pensare. Sì, era qualcosa di grave.
“Quindi per adesso starò bene e poi…?”
“E poi dovrai sottoporti nuovamente alle mie cure. L’espansione del veleno dovrebbe essere stata rallentata dal mio intervento, ma non è stata fermata. Per adesso potrai semplicemente rimanere qui e
aspettare in attesa di una terapia, pertanto sei sollevata da qualsiasi incarico.”
La donna dagli occhi sanguigni si portò una mano al petto sentendo un fitta.
“Kami-sama…- mormorò scuotendo lievemente la testa – Avrò delle conseguenze permanenti?”
La Godaime abbassò lo sguardo stringendo i pugni lungo i fianchi.
“Buongiorno senpai.”
Yamato, un uomo alto, dagli occhi e capelli scuri come l’ebano, era stato scelto dalla Hokage per accompagnare il team 7 nella missione non solo perché era un ottimo ninja appartenente alla squadra speciale, ma anche perché, a causa di un esperimento effettuato su di lui da Orochimaru, possedeva i geni del primo Hokage. Questo avrebbe fatto sì che il jonin potesse bloccare l’eventuale trasformazione di Naruto in
Kyūbi.
Era giunto al ryokan quella mattina, trovando Kakashi al bancone intento a mangiare zuppa di miso.
“Hisashiburi, Tenzo-san…” mormorò il copia ninja rivolgendo un sorriso cordiale al vecchio amico.
Il moro ricambiò con un inchino accennato, prima di sedersi accanto all’ex compagno di squadra.
“Hisashiburi. Mi dispiace arrivare così tardi, senpai… Ma mi chiami Yamato, lo sa che ormai non porto più quel nome.”
“Ah, non preoccuparti. Sapevo che eri in missione, Tenzo.”
Il nuovo arrivato guardò male il copia ninja, ma sorvolò sulla questione.
“Come vanno le cose a Konoha? E’ da tanto tempo che non torno per rimanervi a lungo termine.”
Kakashi abbassò lo sguardo sulla ciotola vuota, quasi a volervi leggere dentro la risposta.
“Non benissimo. Soprattutto per il motivo per cui siamo in missione.”
Yamato abbozzò un sorriso, ordinando un té.
“Senpai, non intendevo questo. Parleremo della missione quando ci saremo alzati da qui. Sa bene, che non mi va di discutere a stomaco vuoto. Intendevo… - il moro fece una pausa per guardare l’altro negli occhi – Come va…con…lei?”
Il copia ninja sospirò.
“E tu? Si vocifera che tu abbia messo incinta la promessa sposa al figlio del
daimyō.”
“Non vale rispondere con un’altra domanda. Comunque sia, da quando crede alle voci?”
“Non credo alle voci, ti conosco.”
“Grazie senpai, mi piace la considerazione che ha di me.” Tenzo guardò male il compagno di squadra ed iniziò a sorseggiare il proprio té.
“Ho un po’ di dubbi, Ten. Ho l’impressione costante che qualcosa mi stia sfuggendo.”
Yamato alzò lo sguardo, senza staccare le labbra dalla tazza.
“Riguardo cosa?”
“Un po’ tutto a dire il vero… - Kakashi sorrise al compagno – Vedi lei…piaceva ad un mio amico e forse tra loro c’è stato qualcosa, ma non mi è mai stato confermato. Ho pochi dubbi, ma non posso dirlo con assoluta certezza. E beh, questo a parte, lei adesso è in missione con lui.”
“E’ geloso senpai? Non posso crederci…”
“No, che dici…geloso… - Kakashi alzò le spalle e sbadigliò annoiato – Non sono geloso, ma infastidito. Ho una strana sensazione. Non so spiegartelo.”
“Io la chiamerei gelosia, anche se lei è troppo orgoglioso per ammetterlo.”
“E smettila…ti assicuro che è una cosa diversa.”
“Ok, va bene. Posto che non lo sia, in ogni caso deve essere importante. Voglio dire, non ricordo una sua storia durata più di…quanto? Un paio d’ore?”
Kakashi sbuffò, senza trattenere un sorriso, ma non rispose lasciando che l’altro continuasse.
“Mi racconti com’è nata, ho bisogno di essere aggiornato.”
“Non ti ricordavo tanto loquace, sai?”
“E’ sulla difensiva, senpai?”
I due uomini si guardarono negli occhi con sfida, finché Kakashi non cedette:
“Mi prendi per stanchezza, sappilo. – si difese il copia ninja, prima di prendere a raccontare - Non la conoscevo bene, anche se la vedevo spesso assieme ad Asuma. Ci ritrovammo a parlare ad una cena…una di quelle che finiscono sempre al solito modo: ironizzando sulla morte, con una vena di amarezza. Lei era seduta accanto a me e puntava lo sguardo serio sul proprio piatto. Non aveva detto niente, non partecipava alla discussione ed evitava chiaramente Asuma. Così, forse perché io, dal baccano, non riuscivo a concentrarmi nella lettura, le rivolsi per la prima volta la parola…
“Stai cercando di sgretolare il piatto?”sussurrò Kakashi, chiudendo il libro che teneva fra le mani.
Kurenai, che si teneva la testa con una mano appoggiata al mento, aveva posato lo sguardo sul jonin ed aveva balbettato un:
“Ah, no…”
E lui le aveva sorriso cordiale da sotto la fasciatura, osservando con interesse il piatto che stava sul tavolo.
“Mi pareva di averci visto una crepa.”
La jonin aveva sorriso, probabilmente trovandola una battuta stupida.
“Kakashi-sensei, mi prende in giro?”
“Forse.”
Kurenai aveva alzato la testa e si era girata dalla parte opposta, per afferrare una brocca per il sakè.
“E’ tutto a posto, Kurenai-sensei?” aveva chiesto lui, in un sussurro, osservandola versare liquore in una tazzina. Lei, in tutta risposta alzò le spalle.
“Sì, certo, sono solo un po’ stanca. E tu? Mi sembra che tu ti sia ripreso piuttosto velocemente dall’ultimo scontro.”
“Ho le mie risorse.” Aveva risposto flemmatico, porgendo alla ragazza una tazzina, perché la riempisse.
La jonin lo aveva fissato negli occhi ed era rimasta in silenzio, incapace persino di abbozzare un sorriso. Si era limitata a versare il sakè nella tazza e ad accennare un brindisi.
“Kanpai…” mormorò, abbozzando un sorriso velato di tristezza.
Lui aveva alzato il polso, osservandola deglutire. Gli parve assurdo che una donna dall’aspetto raffinato come Kurenai potesse mandare giù tanto alcol (perché non era di certo il primo che mandava giù quella sera) senza fare una piega. Poteva immaginare facilmente Anko o Tsunade, ma non Kurenai. Lei aveva quella bellezza fine e allo stesso tempo sensuale, che la rendeva decisamente attraente.
Quando quel pensiero prese forma nella sua mente, si disse che aveva bevuto troppo quella sera e che la carne era debole ma se lei era davvero la donna di Asuma, non l’avrebbe toccata neppure con un dito.
“Tutto a posto?” chiese la jonin notando lo sguardo fisso dell’altro.
“Sì…sì. Non so te, ma ho bevuto molto questa sera, credo che andrò via.”e aveva fatto per alzarsi, prima di combinare qualche danno irreparabile.
“Ma no, dai…resta ancora un po’. Se te ne vai se ne va il mio diversivo della serata!” il sorriso che lei gli mostrò fu in grado di fermarlo.
“Se insisti, ma solo perché rischi di ubriacarti se continui a quel modo.”
Kurenai ridacchiò composta, coprendosi la bocca con una mano.
“Evviva, ho vinto una balia!”
Eppure quella sera, dopo aver chiacchierato di niente ed aver recuperato un po’ di confidenza, si erano separati all’uscita del locale. Kurenai lo aveva salutato alzando appena la mano e lui aveva sorriso con uno “Yo!”, osservando Asuma che le si avvicinava per trascinarla via. Il copia ninja li guardando la coppia di amici, mentre discutevano a bassa voce lungo la strada, li aveva segretamente invidiati.
Naruto tirò un pugno al muro del bagno, digrignando i denti rabbiosamente.
“Maledizione!” imprecò, gli occhi fiammeggianti molto simili a quelli di un felino.
Ce l’aveva con se stesso e con quella dannata volpe. E più di tutti, ce l’aveva con il dannatissimo quarto Hokage.
“Accidenti a lui! Mi ha reso la vita un inferno!” ringhiò contro lo specchio, scorgendo di sfuggita i segni sulle guance molto più marcati. Rimase fermo e si fissò negli occhi per alcuni minuti, lasciando che la rabbia svanisse a poco a poco. Il cuore riprese a battere più lentamente e il suo viso tornò quello di un ragazzo normale. Gli zigomi alti e definiti, lo facevano sembrare un po’ più adulto di tre anni prima.
Si sentiva strano in quel momento. Anche se lo scatto d’ira era durato poco, era comunque ancora amareggiato per quel che era accaduto con Sakura. Voleva proteggerla, eppure aveva finito più volte per cedere all’istinto. Non era proprio riuscito a controllarsi e si era sentito terribilmente attratto da quel corpo.
Abbassò lo sguardo sul lavandino e scosse la testa, guardando le gocce d’acqua scendere sui propri pettorali.
I loro corpi sembravano più adulti, ma erano ancora acerbi anche se sapevano cercarsi e amarsi. Cosa c’era di errato? Dove sbagliava? Aveva provato ad ignorare la cosa, ma era stato tutto inutile.
“Naruto-kun è tutto a posto?” si sentì chiamare.
“Sì, certo… - il ragazzo strinse le mani sul bordo in ceramica del lavandino – Certo, Sakura-chan.” Ma il suo tono tradiva una nota dura.
Kyūbi dentro di lui parve ruggire, addentando per l’ennesima volta il suo cervello in una morsa dolorosa.
Istintivamente il ragazzo si portò le mani alle tempie, cercando di scacciare via quel male che lo aveva sorpreso.
Non voleva che accadesse di nuovo.
“Basta, smettila…” mormorò a se stesso, avvicinandosi alla porta per chiuderla a chiave.
Decise che non sarebbe uscito da quel bagno finché quella crisi non fosse finita, perché non avrebbe sopportato di ferire nuovamente Sakura, seppur inconsciamente.
“Naruto…cosa stai facendo? Dietro quella porta c’è lei...” Gli ricordò subdolamente la volpe.
“E’ proprio per questo motivo che mi chiudo qui dentro!” ringhiò il ragazzo spostandosi in un angolo della stanza.
“Povero illuso…liberati…ne hai bisogno. Hai bisogno di Sakura, di farla tua, di possederla…”
Il biondo si prese la testa fra le mani, accucciandosi e appiattendosi il più possibile contro il muro.
“Non ti ascolterò, dannata volpe!” e dannato istinto.
Poi, per un secondo, la mente gli mostrò immagini che non avrebbe voluto vedere: Sakura stesa sotto di lui, nuda e ansimante …terribilmente provocante.
Annaspando, Naruto posò una mano sul muro alzando lo sguardo verso la porta, immaginando la compagna di squadra appoggiata alla superficie di legno scuro: le dita candide ed affusolate, lo yukata semi slacciato e gli occhi che lo imploravano.
“Non aspetta altro…”
Il ragazzo emise un basso ringhio che non gli apparteneva e si alzò in piedi avvicinandosi alla porta in uno stato di semi trance.
“Bravo, ancora un passo.”
“Naruto, sei sicuro che vada tutto bene?” Sakura dall’altra parte della porta si stava iniziando ad insospettire. Le era persino sembrato di sentire il ragazzo mormorare qualcosa. Interdetta era rimasta fuori ad aspettare, con i palmi aperti appoggiati al legno, cercando di ascoltare per capire se non stesse succedendo qualcosa.
Prima che potesse richiamare l’altro però, la serratura scattò e la porta si aprì, tanto che lei quasi perse l’equilibrio.
Davanti si trovò Naruto.
“Naru…” ma le parole le morirono in gola.
Lo sguardo serio del ragazzo le mise immediatamente i brividi. Rimase ad osservarlo stupita, mentre le si avvicinava lentamente.
“Sakura…” mormorò, la voce arrochita ed una mano protesa ad accarezzarle una guancia.
Lei allora, alzò a sua volta lo sguardo e rimase incatenata a quello dell’altro.
Accadde di nuovo.
Le braccia sottili della chunin passarono attorno al collo del giovane, mentre lui le accarezzava i fianchi, abbassandosi leggermente per sfiorarle le labbra. Si scambiarono un bacio dolce, lentamente, assaporandone ogni movimento. Poi si concessero alla lussuria, lasciando che la passione prendesse il sopravvento insieme alla parte di se stessi che cercavano di nascondere.
Lo yukata di Sakura scivolò a terra e lei si ritrovò nuda fra le braccia forti del ragazzo. Si lasciò adagiare sul letto ed allargò le gambe, sospirando di piacere nell’avvertire le dita del compagno sfiorarle l’interno coscia.
Il biondo ansimò pesantemente sul collo della ragazza, spostandosi su di lei e liberandosi dei pantaloni.
“Fai in fretta…” sussurrò Kyūbi.
“Lasciati andare…” aggiunse la seconda Sakura.
La ragazza spalancò gli occhi, puntandoli in quelli ora sanguigni dell’altro, gemendo sommessamente di piacere. Il letto si piegò sotto il loro peso, quando lui la spinse con forza contro il materasso. Con una mano strinse il lenzuolo e con l’altra una natica calda e soda della ragazza. Si mosse con foga crescente verso di lei, osservando rapito le reazioni che le provocava.
/Dannazione!/ pensò una piccolissima parte di lui, mentre socchiudeva gli occhi, lasciando che una mano candida gli scompigliasse i capelli…
Quando Kakashi finì di spiegare i motivi della missione, Tenzo aveva a grandi linee afferrato come poteva sentirsi il compagno. Avevano lavorato insieme nella squadra speciale quando erano ancora dei ragazzi ed aveva imparato a conoscerlo, tuttavia non si sarebbe mai aspettato un simile cambiamento: il copia ninja era divenuto un bravo insegnante e si era affezionato moltissimo a quei tre ragazzini.
Quello che era accaduto a Sakura, nonostante Kakashi fosse bravissimo a nasconderlo, lo aveva sicuramente segnato. Proprio come la morte di Obito, di cui Yamato era a conoscenza. Un tempo il copia ninja era il suo migliore amico, se non l’unico.
Finita la colazione, i quattro componenti del nuovo team si erano ritrovati alle porte del villaggio per ripartire.
“Loro sono Uzumaki Naruto e Haruno Sakura.”
Tenzo sorrise ai due giovani shinobi e si presentò a sua volta. I ragazzi lo scrutavano con interesse, chiedendosi il motivo della sua presenza, ma Kakashi non lo lasciò spiegare.
“Bene. Adesso che la nostra squadra è al completo, ci divideremo.”
Naruto guardò smarrito il capitano.
“Noi vorremmo delle spiegazioni…”obiettò, incrociando le braccia al petto.
Il copia ninja sospirò.
“Potresti fidarti per una volta?”
Il ragazzo squadrò il nuovo arrivato e poi tornò a fissare il suo sensei.
“No.”
“Naruto, smettila!” si adirò Sakura, lanciandogli uno sguardo omicida.
“E poi non è carino nei confronti di Yamato-san.” Aggiunse sottovoce.
L’ex compagno di Kakashi abbozzò un sorriso.
“Posso capire che siate perplessi, ma come ben sapete le squadre devono essere formate da quattro componenti…”
“Esatto…- concordò il copia ninja, prendendo la parola – e come squadra agiremo divisi in due, per perlustrare meglio la zona in caso di attacco.” La voce di Kakashi, come sempre, non ammetteva repliche.
“Naruto, tu andrai con il capitano Yamato, mentre Sakura verrà con me.”
Lo sguardo della ragazza vagò sul proprio sensei con una punta di angoscia. La chunin non sapeva spiegarselo, ma separarsi da Naruto le sembrò terribile in quel momento. Tuttavia cercò di rilassarsi scuotendo la testa. Insomma, doveva prendere in mano la situazione o sarebbe degenerata. Lei amava Naruto, ma sapeva anche che ciò che accadeva fra di loro da qualche giorno non era propriamente…spontaneo.
/E’ la mia occasione. Devo stare lontana da lui./ riuscì a pensare e si sentì realmente se stessa.
Insomma: la priorità adesso era la vendetta. O no?
Naruto invece avrebbe voluto seguirla in ogni luogo per poterla proteggere.
/O possedere?/ gli chiedeva Kyūbi, cercando di riportargli alla memoria scene che risvegliassero i suoi istinti.
/Dannatissima volpe, la vuoi smettere? Io non sono un animale. Io non sono te./ e quando riuscì a pensare questo si sentì sollevato. Doveva pensare alla missione, proteggere Sakura ed evitare che avesse altre crisi.
“Andiamo, capitano!” ordinò deciso, guardando Yamato.
Il jonin rimase colpito da quell’improvvisa esclamazione, ma annuì, salutando gli altri compagni di squadra.
Il cammino durò poco, una volta arrivati alle porte del villaggio, dove la strada si interrompeva, avrebbero dovuto proseguire saltando di ramo in ramo per diversi chilometri.
Il vento smuoveva le fronde degli alberi, agitandole con furia; non c’era freddo, eppure qualcosa gelava dentro, gelava il midollo. Le avvisaglie dell’inverno, che pareva volersi risvegliare da un giorno all’altro per reclamare il suo regno, iniziavano a farsi sentire.
“Ce la fai Sakura?” chiese Kakashi, quando rimase solo con lei.
“Certo sensei.” Rispose pronta la chunin, abbozzando un sorriso.
Lui la guardò preoccupato e lei si voltò dalla parte opposta, quasi fosse in imbarazzo.
Quella situazione al copia ninja dava davvero insofferenza.
“Se hai bisogno di fermarti in ogni caso, non esitare a chiederlo.”
Lei annuì distratta e balzò in avanti per aprire la strada. Si era accorta di essere a disagio in presenza del sensei, tuttavia era felice di poterlo avere al suo fianco. Semplicemente le dispiaceva che lui si preoccupasse a quel modo. Di norma Kakashi non mostrava i suoi sentimenti, eppure ultimamente le era parso di comprenderlo fin troppo bene. Si era accorta che qualcosa in lui era diverso, come se si sentisse responsabile.
Mentre correvano per la boscaglia, saltando di ramo in ramo, si voltò per un attimo a guardarlo.
Era un uomo strano, affascinante e misterioso; era un maestro ambiguo, ma decisamente preparato; ma soprattutto era un compagno leale e un amico, si ritrovò a pensare con affetto.
Senza neppure accorgersene la ragazza dimezzò la distanza tra loro e gli sorrise apertamente per la prima volta dopo tanto tempo.
Kakashi la guardò stupito, sentendo qualcosa dentro di sé muoversi, come un piccolo tremolio.
Quel sorriso dolce, che aveva desiderato rivedere sulle labbra della sua allieva, aveva il sapore tiepido di un “Grazie” sentito, ed era la cosa più bella che fosse accaduta negli ultimi giorni.
Senza pensarci si ritrovò a sorridere anche lui: forse non era ancora tutto perduto. Forse c’era ancora qualcosa che poteva fare per lei, per quel piegarsi di labbra che aveva il potere di riscaldarlo, per quella bambina che stava divenendo una donna.
E mentre il vento si placava, morendo nel fitto del bosco, loro continuarono a correre.
- continua...-
Siccome il ritardo è davvero assurdo ho postato senza fare caso più di tanto alla grammatica. Ho mal di testa e l’ho riletta parecchie volte, ma non sono ancora sicra di ciò che ho scritto. N più queenie è molto impegnata, quindi sono senza betareader. C’è da dire che c’è sempre slice che si becca i miei scleri quotidiani, per cui la ringrazio tantissimo…è molto carina (e poi mi sta aiutando parecchio anche un po’ con questioni grammaticali…).
Per cui: queenie torna presto, mi manchi un sacco e Slice grazie davvero, sei unica*_*
A tutti coloro che hanno aggiunto la storia nei preferiti: grazie. Spero di non deludervi mai, nonostante gli immensi ritardi e le incongruenze *profondo inchino*
Ai recensori: grazie, siete fantastici a commentare, nonostante all’ultimo cap non sia andata così bene. Non capisco…i preferiti sono lievitati e le recensioni diminuite. Vi annoio?T_T
SCUSE profonde per gli aggiornamenti eterni di questa storia. Cercherò davvero di impegnarmi di più
Urd
N.B.Il titolo di questo capitolo prende spunto dalla canzone dei Subsonica PIOMBO, tratta dal cd L'eclissi-2007.
Glossarietto:
Hisashiburi: i giapponesi lo dicono prima di mangiare (è un po’ come buon
appettito).
Bijū : cercoterio, demone di chakra o come lo volete chiamare
Jinchūriki: uomo nel quale è stato sigillato un cercoterio
Tomoe: forma giapponese astratta che assomiglia ad una virgola (contraddistingue lo sharingan!)
Ryokan: Albergo tradizionale giapponese
Fuiin Jutsu: tecnica di confinamento usata dal quarto Hokage per sigillare Kyubi dentro Naruto!
Risposte ai commenti:
@Queenie: Grazie mille cara. Vero che è carina l’idea delle armi/mani? *_* Piace anche a me e sono felice di essere riuscita a trasmettere sia la violenza che l’atrocità di quel che è accaduto, senza essere troppo pesante. Continuo a ringraziarti per quello che hai fatto sin qui e per essere la grande amica che sei, anche se ci sentiamo poco in questo periodo. Mi manchi un po’ T_T torna presto. Bacio
@Aliyah: Ciao e bentornata. Bene, sono felice per quella scena, perché piaceva anche a me, per cui se ti è piaciuta sono proprio contenta^_^. Detto questo, è vero, hi colto in pieno l’essenza della sofferenza di Kakashi ù_ù Mi piace rappresentarlo come un “Maestro paterno”, che vuoi farci? Ti ringrazio infinitamente del sostegno, dei complimenti e della recensione. Spero possa piacerti anche questo capitolo, nonostante il ritardo.
@LadyHellsing: Ciao! Mi dispiace di arrivare con così tanto ritardo a postare, ma spero che possa piacerti anche questo capitolo. Grazie della recensione ^_^ un bacio.
@Kun: Non ci credo! E’ raro trovare un amante delle KakaKure: evviva! Ebbasta, dai…Asuma ha stufato…o no?Ihih… Grazie della recensione e dei complimenti^^ tranquillo, andava benissimo come lunghezza.
@Elder-senpai: Davvero ti ho regalato intense emozioni? Chissà! Insomma, per come ti conosco, non mi pare di aver fatto ‘sto gran lavoro con Kakashi, ma mi fiderò di te. Ti ringrazio davvero molto per la recensione e per i complimenti immeritati^^.