Simple
Di Urd or
Urdi
All'amore pone fine il tempo, non il cuore.
Publilio Siro
“Se guardi la luna è come se ti vedessi riflessa in uno specchio…”
Risi fra le lenzuola di quell’affermazione fin troppo romantica per uno come
te. Tu però non ricambiasti la mia ilarità, rimanendo serio a fissarmi, così
che persino io restai immobile senza sapere neppure se avrei dovuto respirare.
“Yugao…”un mormorio sulle mie – o le tue? – labbra.
Tanta solennità mi metteva a disagio, sembrava volerci far riflettere sul
nostro destino precario.
“Hayate quando fai così mi spaventi…” sussurrai ironica.
Tu mi accarezzasti un fianco ed appoggiasti il viso sulla mia spalla chiudendo
gli occhi, abbandonandoti alla stanchezza.
All’epoca non avevamo mai dato un nome a ciò che ci univa, quasi avessimo
paura che a dirlo sarebbe svanito come la parte in ombra della luna.
Già…la luna, anche lei sapeva abbracciarci quando facevamo quegli infiniti
discorsi su quanto paresse lontana – o vicina – e se ci stesse guardando.
Nel buio silenzioso della notte, avevo ascoltato il tuo respiro farsi più
regolare, mentre dormivi. Eppure io non potevo fare a meno di guardare fuori
quell’occhio luminoso che sembrava sconvolgere le nostre vite con i suoi moti.
E pensai di sfuggita che forse anche mia madre quando scelse il nome Yugao si
era fermata a quel modo, percependo il viso della luna guardarla, scrutandola
fino alla radice dell’anima.
Eravamo stati bambini insieme, anche se la nostra infanzia è terminata, come
per ogni ninja, troppo presto.
Raccoglievamo corpi dei nostri compagni ancor prima di aver dato il primo bacio
o di aver capito il significato della parola “vita”.
E tu eri quanto mai ridicolo, con quella tua espressione perennemente
sofferente, come se il peso degli anni che non avresti mai vissuto, si fosse già
impresso sulla tua pelle. Ed io la amavo quell’espressione, ti rendeva unico e
prima ancora che me ne rendessi conto eri diventato “Hayate”, l’uomo di
cui non avrei più fatto a meno.
Eppure, nonostante le apparenze, eri un ninja di sorprendente abilità che
sapeva sempre dov’ero quando avevo bisogno di lui.
“Sei ferita?” chiedevi con la stessa preoccupazione che si ha per il
cambiamento del tempo. Ed io non potevo fare a meno di sorridere, noncurante del
dolore che sentivo dappertutto.
“E tu stai bene, malaticcio?”
“Non chiamarmi così!” sbottavi, ma non riuscivi proprio a dare
un’intonazione diversa alla tua voce, così che non apparivi per nulla
minaccioso. Poi mi prendevi in braccio con facilità ed io smettevo di ridere,
sentendomi per una volta una donna. Starti così vicino mi faceva desiderare di
lasciare la mia vita e dedicarmi alla parte femminile che avevo relegato in un
cantuccio per votarmi alla strada dell’essere kunoichi.
Avrei dovuto dirtelo che era bello stare così, che era bello quando facevamo
l’amore sotto i raggi lunari, mentre perdevi, finalmente, la tua espressione
sofferente e puntavi su di me i tuoi occhi scuri e profondi.
Avrei dovuto dirtelo che desideravo un futuro con te e che ero felice così. Non
c’era bisogno di altro, non mi serviva un uomo bello, sano e perfetto. Mi
andavi bene com’eri, coi capelli davanti al viso, gli occhi scavati, il corpo
esile. Eri tu in ogni gesto, mentre mi abbracciavi, ansimando nel mio orecchio e
non avevo davvero bisogno d’altro; mi bastava quello, mi bastava vederti,
raccontarti cose stupide, parlare di chi era morto l’altro ieri o di quanto
fosse così diversa la luna oggi …
Ma più di questo, più di tutto, avrei dovuto dirti che avevo capito, che lo
sapevo, così che tu non avresti avuto rimpianti.
Non faccio che immaginarti, mentre la tua anima abbandona il corpo per sfumarsi
nella notte, che pensi a me e a ciò che non sei riuscito a dirmi.
Ma sai, la colpa è di entrambi.
A volte sogno che ci è stata data un’altra possibilità, che siamo vivi,
seduti sul tetto in tegole scure della biblioteca di Konoha.
In quel mondo parallelo ci specchiamo davvero nella luna e ci parliamo di tutto
quello che non ci siamo mai detti.
Sono una kunoichi ed ho accettato il mio destino, così come ho accettato il
tuo, ma a volte, quando il cielo è così cupo, quando la luna non brilla e le
cicale hanno cessato il loro frinire assordante, sento un piccolo peso sul
cuore. Si tratta di qualcosa di caldo, di qualcosa di te che mi è rimasto
dentro come un bacio prolungato e mi ricorda che un tempo c’erano anche le
lacrime.
Ed è in quei momenti, quando la luna non mostra il suo volto, che io mi chino
davanti alla lapide e nel buio della notte giuro vendetta. Anche io mi nascondo,
copro il dolore con una maschera felina e cerco di fermare il cuore che batte
furioso per spingere fuori tutta la mia ira.
Ciò che eravamo, non può più tornare e non è dipeso da noi, ma dagli eventi.
Così come siamo cresciuti insieme, condividendo il primo ginocchio sbucciato,
la fase dell’innamoramento, il sesso, la morte, avremmo avuto un bel futuro.
Imperfetto, ma nostro, continuando a camminare affiancati. Non diversi dal
solito.
E’ il tempo che ha fatto sgretolare questa speranza, non certo il cuore.
Dentro ci sarà sempre spazio per qualsiasi illusione, per qualsiasi futuro, per
costruire una nostra casetta, dare luce ad un bambino, invecchiare e avvizzire
insieme.
“Uzuki-senpai.” Una voce frantuma ogni pensiero.
Assurdo come io mi sia imbambolata davanti agli ideogrammi che sono rimasti a
formare ciò che eri.
“Sì, andiamo.” Dico fredda, scorrendo le dita sulla pietra in una carezza
gentile.
“Mi chiedevo…” un braccio che ti accarezzava la nuca e lo sguardo che non
mi sfiorava.
“Sì?” ti avevo incoraggiato, dondolando le gambe sul ramo dell’albero su
cui eravamo seduti.
“Dovremmo stare insieme.” Avevi aggiunto scrollando le spalle quasi con
casualità. Ed io, rimasta immobile sgranai gli occhi.
“Perché?” chiesi senza neppure accorgermene.
Tu guardasti ovunque, riflettesti qualche secondo e poi arrivasti alla tua
conclusione:
“Funzionerebbe. – io cercai davvero di non ridere, ma tu mi precedesti –
Non ti sembra che qualcosa ci unisca?”
Sorrido balzando sul
ramo di un albero, rammaricata dei momenti persi e furiosa con lo scorrere del
tempo. La mia consolazione è la vendetta, mischiata alla consapevolezza che
manca poco perché io ti raggiunga.
“E’ colpa della luna o hai preso una botta in testa? – avevo riso, mentre
tu volgevi lo sguardo al cielo notturno – Però per me va bene.”
Ed eri tornato a guardarmi, con quegli occhi infossati, senza ombra di sorriso,
ma sicuramente felice.
Non mi è stato permesso di dirtelo, ma…
…nulla, lo farò appena ci rivedremo.
Owari
[Urdi, 22 gennaio 2009]
Buona
domenica a tutti^_^!
Sono felice di postare questa fanfic che ha partecipato al contest indetto da Kurenai88
per Simply Canon, classificandosi SECONDA*_*! Sono proprio
contenta, che bello! Ad ogni modo resto curiosa e vi invito a guardare anche le
fanfic delle altre partecipanti:
Hipatya (con la mia stessa coppia, che avrà scritto un capolavoro e si
è classificata prima*_*), Jess_Elric *_* e Binky *_* (tutte
fanfic coi miei pairing canonici preferiti, vi adoro!!!)
Tanti complimenti a tutte e tre ^-^!
Un ringraziamento va anche alla giudice, Kurenai88, con l'augurio di
rimettersi presto dalla febbre^__^ e per il bannerino animoso*_* e per il
giudizio, ovviamente!
Premesso questo, volevo parlare della fanfic...
Ho cercato di dare voce al personaggio di Yugao che
riflette sulla scomparsa del proprio amante/compagno, pensando un po’ sul mio
aforisma (quindi la frustrazione di sapere che il tempo ha portato via un
possibile futuro e dei possibili chiarimenti sui sentimenti rimasti irrisolti),
un po’ sul nome di Yugao e un po’ sul loro essere degli shinobi. Lei
sicuramente è rammaricata e sente la mancanza di Hayate, tuttavia medita
vendetta in modo abbastanza distaccato. E’, più che rassegnata, consapevole
di quello che è accaduto e non cerca di opporsi, se non pensando di dedicare
una vendetta al suo ragazzo. Ho quindi cercato di far capire la semplicità del
loro rapporto, basato su un’intimità incomprensibile dall’esterno, ma che
per loro era tutto. Spero si sia capito qualcosa (sia nella fic che in questa
nota).
P.s. Yugao significa "volto della luna", thanks to wikipedia.
I
personaggi del manga Naruto non mi appartengono, così come l'aforisma ad inizio
fanfic. Non vi sono scopi di lucro.
Ed ecco il RESPONSO DELLA GIUDICE:

+ 2^ Classificata - Simple di Urdi +
- Originalità 9 su 10: Abbastanza originale e ben scritta! Non sei
caduta nell’ovvio parlando solo della morte di Hayate.
- IC dei Personaggi 8.5 su 10: Indubbiamente IC per quel poco che si
conoscono. Mi sono veramente piaciuti!
- Trama 9 su 10: Buona trama. Scorrevole e, come già detto, sei stata
molto brava nel non trattare del tutto della morte di Hayate.
- Attinenza al Tema 9.5 su 10: L’aforisma si fonde perfettamente con la
fic! Complementi!
- Completezza della Fic 9 su 10: Sicuramente completa, non c’è molto
da dire. quindi rinnovo i miei complimenti! Mi è piaciuta veramente tanto!
- Totale 45 su 50 -