OVER & OVER AGAIN
più e più volte ancora
Di Urdi

Parte 14



Una sera, ormai era passato più di un anno e mezzo, Tenzo se ne stava appoggiato al bancone di un locale in cui Nao si era infilata (convinta di non essere stata vista).

Più in là, ad un tavolo appartato, la giovane scherzava con uomo molto più grande di lei, ridacchiando e versando sakè.

Il rapporto tra Tenzo e la sua protetta in quei mesi si era certamente evoluto, Nao amava parlare con lui di qualsiasi cosa, di qualsiasi sogno o timore, d'altronde era l’unico con cui lei potesse avere un minimo di rapporto; tuttavia, ciò che animava il nervosismo dello shinobi quella sera non era la gelosia. Aveva ben a mente la sua missione: era pagato per proteggerla sino al giorno delle nozze.
Quando il gruppo di persone si alzò per uscire, l’anbu buttò giù l’ultimo sorso di sakè e si allontanò per seguirli.
Una volta fuori si infilò la maschera e balzò di tetto in tetto per giungere alla villa prima della padrona.

“E questo chi è?” l’uomo aveva squadrato con un sopracciglio alzato il jonin che li attendeva davanti alla porta. 
Nao, non propriamente lucida, sorrise. 
/Accidenti… ci mancava./ pensò frustrata.
“Lui… è la mia guardia del corpo!” trillò strizzando l’occhio all’indirizzo di Tenzo.

Il moro sospirò interiormente, intuendo i pensieri della ragazza, ma non disse nulla, limitandosi a scortare le due persone all’interno della grande casa.

“Sumi-hime… - Tenzo aveva preso da parte la ragazza, lasciando che l’uomo si guardasse intorno – Che intenzioni avete?”
Lei aveva mantenuto il suo sorriso.
“Secondo te…?”
“Non potete farlo.” Il tono dello shinobi sembrava non ammettere repliche, ma la ragazza non si fece intimidire:
“Ti pagano per proteggermi, lo so. Ma potrei anche lamentarmi del tuo modo di lavorare, potrei farti cacciare via.” Minacciò.
Il moro la guardò con pena negli occhi, non c’era praticamente nulla che potesse spaventarlo, tanto meno una ragazzina.
“Se mi permettete questa è una grandissima cazzata.”sospirò, più come un amico che come un jonin.
“Credi a quel che ti pare Yamato, ma se mi farai fare brutta figura stasera… - e la donna aveva sorriso giuliva all’uomo che l’attendeva all’interno della stanza - …Ti odierò.”
“Non ammetto minacce da parte di una ragazzina viziata!” aveva sbottato in fine lo shinobi, stringendole il braccio tanto forte da lasciarle un livido.
Nao si morse il labbro per non farsi sfuggire un gemito, mentre le lacrime spuntavano agli angoli dei suoi occhi.
“Lasciami andare…- sibilò - …per favore Yamato.” Chiese, supplicandolo. 
Lui, senza neppure rendersene conto, aveva allentato la presa.
“Ti prego… almeno stasera.”
Il moro si sentì indeciso.
Un’amica lo stava supplicando. La lasciò andare.
“Ma quell’uomo…”
“Niente ‘ma’, Yamato. Buonanotte.” E detto questo lei scivolò all’interno della stanza, come attraverso una clessidra senza fondo. Era stata risucchiata e lui aveva solo potuto osservare l’ombra all’interno muoversi, fino a sciogliersi sul pavimento. Sul futon.

Per diversi minuti il jonin si era detto che non erano affari suoi, ma allo stesso tempo capiva che non poteva lasciarla in balia di uomo che voleva la sua purezza. Ragionando lucidamente, senza la rabbia che lo aveva assalito discutendo con lei, Tenzo capì che aveva appena commesso un grave errore.
Così, appena udì il primo gemito – di dolore? – spalancò il fusuma entrando come una furia. 
Nao era sdraiata a terra, i lunghi capelli ad intrecciarsi sul cuscino e sui tatami, mentre l’uomo le stava addosso, intento a sfilarle il kimono.
“Ma che diav…” grugnì quello, guardando male lo shinobi.
Il jonin sguainò l’aikuchi e la puntò alla gola dell’ospite indesiderato.
“Fuori di qui!”
“Yamato! - gemette Nao, cercando di portarsi seduta. – E’ un mio ospite!” 
Lui in risposta premette maggiormente la lama sulla pelle dell’uomo e questi deglutì.
“Esca, immediatamente.”
Ci fu un attimo in cui l’ospite esitò, mentre Tenzo stringeva l’impugnatura fino a sbiancarsi le nocche. Poi, sistemando il proprio kimono e borbottando improperi di ogni tipo, l’uomo uscì dalla stanza.

Una volta assicuratosi che fosse andato via, Tenzo si avvicinò a Nao.
“State bene…?”
Lei lo guardò con disprezzo.
“Ma sei impazzito?!” urlò furiosa, alzandosi in piedi e senza curarsi del kimono che le cadeva malamente da una spalla.
“Io?”
“Credevo fossi un amico…”
Tenzo, dapprima spalancò gli occhi stupito, poi scoppiò in una sonora risata, attutita dalla maschera.
“Siete veramente meravigliosa, sapete? Il mio compito è proteggervi finché non vi sarete sposata, fino ad allora nessun uomo vi toccherà anche solo con un dito. Vi siete mai chiesta cosa accadrebbe se si scoprisse che siete senza virtù? Vi ammazzerebbero e poi, molto probabilmente, ammazzerebbero anche me per averlo permesso. Mi sono lasciato intenerire dal vostro lato di cucciolo abbandonato, ma la vita non funziona in questo modo.”
“Stai zitto!”
“No! Voi agite egoisticamente, piangendovi addosso, pensando che nessuno abbia mai provato la sensazione opprimente di avere un destino già scritto. Ma, sorpresa!, non siete l’unica e non sarete di certo l’ultima.”
“Smettila! Non è così!” Nao cercò di sistemare il proprio aspetto e diede le spalle allo shinobi. Non poteva sostenere quegli occhi privi di espressione, né tanto meno quelle parole. 
“Vattene!” ordinò allora, non avendo più voglia di ascoltare.
“Probabilmente vi fa male sentirvelo dire, ma è ora di crescere. Siete una donna, la promessa sposa ad un uomo che potrà mantenervi nel lusso, per cui dovreste solo ringraziare per la fortuna che avete…” ma Tenzo non riuscì a continuare quando la vide singhiozzare in un angolo della stanza. Provò una gran rabbia nei confronti di quella ragazza, ma allo stesso tempo la capiva. Lui stava semplicemente cercando di farle notare che doveva combattere e andare avanti, senza complicare maggiormente le cose.
“Non ce l’ho più…la…la mia virtù… Se la sono già presa.” mormorò lei, nascondendo il viso con le mani.
Quelle parole colpirono il ninja come un pugno allo stomaco. Rimase interdetto, chiedendosi distrattamente quando potesse essere successo.
“Cosa…?” biascicò confuso.
“Non preoccuparti… è accaduto molto prima che tu fossi incaricato di proteggermi.”
Il cuore del moro perse un battito.
“Non ci credo.” Affermò, convinto a non farsi prendere in giro da una ragazzina.
“E allora vieni qui… e constatalo.” E quando Nao si voltò a fissarlo, i suoi occhi sembravano terribilmente incandescenti.
“Voi…” Tenzo si avvicinò alla ragazza, che in tutta risposta si girò nuovamente dalla parte opposta. Non voleva guardarlo, non voleva, non voleva, non voleva…
“Chi…?”
“Non posso dirtelo. Non…non voglio e non posso.” Gemette lei.
“Kami… perdonatemi.” Mormorò lo shinobi, inchinandosi profondamente al cospetto della donna. 
Lei gli lanciò un’occhiata di sfuggita e si asciugò una lacrima con il dorso della mano.
“No. Hai ragione tu. Sono una ragazzina viziata che non fa che piangersi addosso per la propria condizione.”
Tenzo la guardò tristemente piegarsi in avanti, nel tentativo di nascondere il viso sulle ginocchia.
“Hai… hai solo compiuto il tuo dovere, mentre io non faccio che provocarti e cercare di complicare le cose. Non lo dico per lamentarmi adesso, perché ho compreso le tue parole, ma mi sento sempre più perduta Yamato-san. Forse è il mio destino e dovrei accettarlo, ma è passato più di un anno e mezzo ed io sono sfinita. Vorrei dimostrare che posso fare quello che mi pare, che potrei andare a letto con un uomo, che potrei fuggire, che non sono una bambola contesa. Eppure è così, lo è sempre stato per me come per ogni altra donna. Allora perché io non riesco a non oppormi? Perché non si possono cambiare le cose?”
Il moro seguì quel discorso fatto con parole forse troppo semplici per quello che stavano a significare, ma lo capì alla perfezione. 
“Ci sono leggi, regole etiche e morali, che possono sembrarci esagerate ma che sono necessarie.” Soffiò, neppure lui convinto di quel che stava dicendo. 

E quando il buio si fece troppo denso il jonin lasciò la stanza, con un peso di troppo sul cuore.


In quel tempo si era imposto di non pensare mai al passato, di essere impeccabile, di non cedere ad alcun istinto. Eppure questo lo aveva portato ad una discreta insofferenza nei confronti della vita in generale. Lo capiva. Lo capiva troppo bene quel senso di oppressione e non aveva voglia di tirarlo nuovamente fuori. Lui e tutti i nomi che nascondeva dietro.














“C r e d o    d i  a m a r t i.”


Kakashi guardò il compagno sentendosi altrove, quasi fosse un sogno.

Il cuore pareva essersi congelato, assieme al respiro, assieme a loro.
Se ne stavano lì, uno sull’altro, a contemplare un silenzio statico.
Tenzo non abbassò mai lo sguardo, neppure quando quello dell’altro gli parve divenire tanto intenso da poterci affogare.
“Perché non ce lo siamo detti allora? – chiese in un soffio, senza tristezza o malinconia, ma serio – Perché non ne abbiamo parlato all’epoca, quando ancora potevamo gestirlo e viverlo come adolescenti incuranti del resto?”
Il copia ninja deglutì, lasciando che finalmente le palpebre si abbassassero e la bocca si chiudesse.
Le sue mani risalirono sul corpo del moro e scivolarono sul suo viso.
“ Ten… è folle poter pensare di vivere una storia tra due shinobi. Ed è assurdo pensare che essa sia legata all’amore.”
Il moro sorrise, per nulla stupito di quella frase.
“Lo so bene. – ammise, cercando di portarsi seduto – Ma non riesco a smettere di chiedermi come andrà a finire. Veniamo costantemente attratti, nonostante sia passato tutto questo tempo. E non posso fare a meno di pensare che dietro ci sia dell’altro. In fondo lo sappiamo entrambi, ma l’onore ci frena, ci dice che è mero desiderio e che un giorno svanirà senza lasciarsi nulla dietro.”
Kakashi si sedette accanto al compagno, appoggiando la schiena alla testiera del letto.
“Ci è sempre piaciuto complicarci la vita.” Sorrise, voltandosi leggermente per guardare l’altro.
Il moro lo fissò con la stessa espressione.
“Masochismo direi.” Ghignò il ragazzo, ignorando la sensazione di pesantezza che sentiva dentro. Il ricordo flebile di Nao non era ancora scomparso e trovarsi dopo anni a fare certi discorsi con il senpai aumentava la sua tensione.
Rimasero in silenzio, ognuno con i propri pensieri, mentre il sole moriva sotto una coltre di nubi dense.
Non si guardavano, ma stavano lì, immobili, forse complici del fatto che la presa di coscienza di quello che li univa aveva sancito un tacito accordo a farla finita per davvero. Come se mettere in chiaro i sentimenti non fosse il punto da cui partire, come una coppia che si dichiara e decide di vivere insieme fino alla morte, ma la fine di tutto.
Tenzo, all’improvviso, si alzò ed iniziò a rivestirsi.
Non c’era più nulla da fare.
La loro vita non avrebbe avuto modo di evolversi. E ciò che sentivano doveva essere al più presto ucciso, perché altrimenti sarebbero stati loro a soccombere.
Kakashi si voltò appena, sentendosi come se stesse guardando il compagno partire verso un luogo che non poteva più essere raggiunto. Una parte di lui avrebbe voluto allungare la mano e dirgli di non farlo, abbracciarlo e, fregandosene dell’etica, dirgli che amarlo era la sola cosa che valeva davvero in quel momento. Ma quella parte di lui era insulsa ed infantile, sognava un mondo utopistico, quello in cui credeva quando era ancora un bambino. L’altra, quella forte e razionale, ghignava amara, gioendo per tutti quei problemi che andavano così dissolvendosi. Non avrebbe avuto la felicità, non avrebbe avuto l’amore, non li avrebbe persi e avrebbe potuto continuare a sopravvivere solo per sé stesso. 

Quando Tenzo, con lo sguardo serio e le labbra dritte in un’espressione dura, si voltò a salutarlo, Kakashi ebbe quasi voglia di piangere. E più di piangere avrebbe spaccato qualcosa, avrebbe strappato la pelle, avrebbe urlato di frustrazione. 
Tenzo. 
Yamato. 
Perché diavolo non poteva essere una donna? 
Perché diavolo non potevano essere solo persone? 
Perché diavolo dovevano seguire l’onore? Per avere un nome ed una fama che con il tempo si sarebbero sbiadite nella polvere? 
Quella prospettiva al copia ninja, parve immensamente desolante. Come una barchetta di carta che avanzava in mezzo all’oceano fitto di nebbia: piccola, vuota, fragile e sola.

“Vado, ho un appartamento da ristrutturare.” Fu la frase che terminò la loro discussione.
/No, no, no… un momento… ehi… / Kakashi si alzò dal letto, avvicinandosi al compagno.
“Hai bisogno di una mano?” chiese con casualità.
/Fermalo. Fermati! Fermalo… fermalo, fermalo, fermalo…/ il cervello ordinava disperato, ma la lingua non pareva essere d’accordo.
Il moro scosse la testa.
“No, ma grazie per il pensiero.”
Si fissarono intensamente per un tempo che parve deformarsi all’infinito, fin quando non fu Kakashi a distogliere lo sguardo.
Tenzo, che ingenuamente aveva sperato di poter cambiare le cose, si rassegnò in quell’istante. Avrebbe voluto aggiungere che, nonostante si sentisse male, era stato bello ritrovarsi con lui a vivere quella specie di amore infantile. Ma non lo fece; si voltò e si diresse verso la porta come una persona qualsiasi.

Kakashi alzò lo sguardo nell’attimo in cui vide la figura slanciata sparire oltre la soglia ed una voragine si aprì all’interno del suo petto.



Nel silenzio denso di quella casa, il rumore delle prime gocce di pioggia risuonò assordante.





I mesi passarono ancora e il rapporto tra Tenzo (Yamato!) e Nao aveva avuto una svolta. Lui cercava di essere meno duro, lei di non lasciarsi scoraggiare dalla propria situazione, limitandosi a trattarlo come un vecchio amico, abbandonando anche i formalismi.

Una sera in cui avevano deciso di festeggiare i due anni dal loro primo incontro, il moro le concesse di bere in camera da letto. Non alzarono troppo il gomito, ma si ritrovarono comunque sdraiati, l’uno accanto all’altra, nella stanza di lei.
“Dai, levati quella maschera!” sbuffò la giovane, le guance arrossate, il sorriso sulle labbra.
“Non ci penso neanche.”
“Ma come? Daiii Yamatuccio!” 
“Kami-sama, non chiamatemi così.”, ma il moro si era comunque concesso una risata.
Lei gli aveva accarezzato una guancia finta.
“Accidenti, ma come fai? Ormai avrà la stessa espressione della tua faccia…Oppure c’è rimasta incollata!”
Avevano riso ancora, poi Nao aveva sonoramente sbadigliato, nascondendo la bocca con una mano e lui aveva capito che ormai si era fatto tardi.
“Non prendeteci l’abitudine…” aveva mormorato l’uomo, scostando la coperta per adagiarla nel futon. 
Lei l’aveva osservato con gli occhi velati dalle lacrime della stanchezza.
“Va bene.” E con un sorriso era immediatamente scivolata nel sonno.







Tenzo chiuse la porta del suo appartamento e vi si appoggiò con la schiena. Si sentiva pesante e stanco. 
Era finita.
Che strana sensazione. Si agitava nel suo stomaco ad un ritmo irrefrenabile.
Kakashi.
Kakashi doveva allontanarsi dai suoi pensieri adesso. All’istante!

/Basta!/ ordinò, prendendosi la testa fra le mani.

Ma quando socchiuse gli occhi ripensando al viso e al sorriso del compagno, avvertì un senso di calore. Non voleva abbandonare quella persona, la desiderava vicino. 

Il suo sorriso. 
Le sue labbra. 
La cicatrice sul mento e le altre su tutto il suo corpo. 
La linea che disegnava gli addominali.
Le mani.
Le dita.

No.

I denti candidi. 
La pelle chiara. 
La sua espressione mentre dormiva. 
La dolcezza. 
La sua espressione quando si punzecchiavano. 
Il sarcasmo.

No.

I suoi occhi diversi che lo osservavano mentre il godimento piegava i suoi tratti. 
Il sudore.
Il sangue.
Il dolore. 
Il piacere. 
Il dolore ancora e il piacere di nuovo…

NO!


L’eccitazione arrivò improvvisa. Era rimasta lì, a metà, in quella dimensione di caos in cui stava navigando la sua mente. 
Come avrebbe voluto poter tornare immediatamente indietro; era teso e frustrato e il desiderio non soddisfatto pulsava nei suoi pantaloni. E non riusciva a smettere di pensare al senpai. Non ci riusciva proprio e sentiva che non voleva farlo. Aveva spazzato via Nao e non se ne era neppure reso conto.

Iniziò allora a sfiorarsi con casualità, sconvolto dal dolore, cercando nel piacere qualcosa con cui dimenticare per un attimo quel suono stridulo che gli trapanava il cervello. Non aveva una vera forma, ma di sicuro c’erano molte “i” perforanti.
Toccò con la mano il pene da sopra la stoffa, prima di stringere forte, quasi volesse placare quella richiesta. 
Sarebbe stata l’ultima volta. 
Merda.
D’improvviso il cuore aveva accelerato la sua corsa e l’eccitazione lo aveva fatto indurire completamente. Abbassò quindi di poco i pantaloni ed iniziò a masturbarsi con forza pensando al compagno. 
L’ultima volta.
Portò la mano sinistra alla base, mentre con la destra stringeva e risaliva sul pene eretto.
Strinse i denti e gli occhi, appoggiando la testa alla porta, preso dal godimento. 
Immaginò Kakashi a carponi, immaginò di sodomizzarlo con forza afferrandogli i fianchi. Il desiderio era tanto che sarebbe tornato indietro solo per quello, solo per poter possedere ancora una volta il proprio superiore. Solo per fargli del male e umiliarlo.
Invece era stato proprio lui ad umiliarsi.
“Credo di amarti.”
Cosa cazzo si aspettava?, si era detto, un happy end?
Patetico.
Scacciò quel pensiero con forza, concentrandosi sull’immagine erotica che si era delineata davanti ai suoi occhi.
Il pene di Tenzo si indurì maggiormente e lui lo strinse ancora di più, sentendolo bollente.
La mano si mosse su e giù con movimento costante, mentre immaginava quel sorriso dalle labbra sottili, terribilmente bello, sporcato dal seme. Venire in quella bocca, baciare quelle labbra, sentire la sua pelle calda… sentirlo ansimare… abbracciarlo forte… quasi non si era reso conto che il desiderio andava al di là della sodomia, ma sfiorava tutti gli aspetti del sentirlo vicino. 
Nella sue mente, l’immagine degli ultimi baci che si erano scambiati stretti uno all’altro sembrava più erotica di qualsiasi assurda posizione.
“Kakashi…”
Sentì l’orgasmo arrivare ed aumentò il ritmo non preoccupandosi di bloccare lo sperma chiudendo il palmo sulla cappella. 
“Kakashi…”
Schizzò sul pavimento liberandosi completamente della tensione, osservando il liquido macchiare le piastrelle del Genkan*.

Un tonfo sordo e poi silenzio.








/Che schifo./
Il cuore continuava a pulsare nel petto, nella testa e nell’intero suo essere, accompagnato dal respiro affannato. 
Osservò la propria condizione e si sentì ancora peggio. Ora che il desiderio era svanito, evaporando aveva lasciato che la sua parte più pesante si solidificasse. La frustrazione e l’amarezza si erano infine condensate agli angoli dei suoi occhi, mentre si lasciava scivolare a terra, odiando sé stesso con tutto il cuore.

















Una figura esile sul metro e sessanta, si accasciò sotto la pioggia scrosciante. 
Lo spesso mantello che indossava si accartocciò con lei, mentre gemeva di disperazione.
Si passò una mano sulla maschera canina e la alzò quel che bastava per scoprire la bocca. 
“Sakura-chan…” si sentì chiamare da un’altra figura accanto a lei.
Naruto, anche lui con la divisa da Anbu, si inginocchiò accanto alla compagna di squadra.
Lei non rispose, limitandosi a scuotere la testa, respirando ritmicamente per fermare il forte senso di nausea che le attanagliava lo stomaco.
Il biondo le passò un braccio attorno alle spalle cercando di calmarla, ma parve un tentativo inutile: Sakura era sotto shock e tremava proprio come una foglia.

“Naruto! - chiamò Tenzo appostato sul ramo di un albero - E’ tutto a posto?” il tono duro, tradiva nervosismo.
“Sakura sta male, capitano!” 
L’uomo atterrò a pochi passi dai due ragazzi, in equilibrio sulle macerie che sembravano mischiarsi con il fango.
“Cos’è successo?!” chiese, una volta che fu abbastanza vicino.
Sakura cercò di cancellare la sensazione di nausea, non voleva farsi vedere in quello stato, ma non riusciva a smettere di tremare.
Anche Naruto che si era imposto di rimanere calmo per darle conforto, non riusciva ancora a controllarsi del tutto.
“Scusatemi…” mormorò la chunin. Non aveva retto, nonostante avesse promesso di essere più forte. Non ce l’aveva fatta, perché era troppo dura rimanere impassibili di fronte a tanta violenza. 
Si trattava di un piccolo corpo scomposto fra le macerie, brutalizzato in ogni modo: la testa di quella bambina, appariva come un vaso dai cocci rotti contenente spugna rossa in poltiglia; la bocca, su cui un tempo piccole labbra avevano sorriso, era scarnificata, ornata di denti che ora formavano solo un ghigno mostruoso. Era stato troppo per Sakura, che non aveva potuto fare a meno di accasciarsi al suolo trattenendosi dal vomitare.

Tenzo notò la presenza del cadavere solo successivamente, quando Naruto la indicò senza parlare.
L’uomo si sedette a terra, osservando quel macabro spettacolo con angoscia e sollievo. Egoisticamente si sentì felice: non si trattava di suo figlio. Ma allo stesso provava un moto di rabbia per quella vita così giovane stroncata in modo tanto brutale. Con premura allora, tirò fuori un telo e coprì quello scempio, pregando per quell’anima candida e di ritrovare il suo bambino sano e salvo.





Erano giunti a Mirin nel pomeriggio, senza mai fermarsi durante la loro corsa. Dopo aver attraversato la foresta, avevano dovuto arrampicarsi tra le montagne e non c’era stato alcun modo per riposarsi o per scambiare una parola.
La pioggia non aveva mai smesso di cadere e il freddo si era insinuato prepotente sotto la pelle. 
Il morale era quindi piuttosto basso. Senza contare che i capitani delle due squadre sembravano ancora più taciturni del solito. 

Kakashi aveva dato ordini alla sua squadra, composta da Choji, Ino e Shikamaru, di raccogliere i feriti gravi e portarli al campo allestito dagli Anbu che erano arrivati prima di loro: si trattava di alcune piccole costruzioni di legno a ridosso di uno sperone roccioso.
“Per ora abbiamo raccolto circa una cinquantina di feriti gravi… I morti sono centinaia.” disse Raido, capo della squadra presente sul luogo, rivolto al copia ninja.
Kakashi vagò con lo sguardo sulle vittime di quella strage, che, ammassate su giacigli di fortuna, gemevano il loro dolore.
“Ino, mettiti immediatamente al servizio della squadra medica. C’è bisogno del tuo intervento qui.” Ordinò alla chunin.
“Sì!” La ragazza dai lunghi capelli biondi, annuì dietro la maschera e si avvicinò immediatamente al suo superiore.
Il copia ninja tornò a fissare il collega.
“Abbiamo una lista dei dispersi?”
“Sì, all’appello mancano un centinaio di persone, si tratta principalmente di donne e bambini. - Sospirò Raido sotto la maschera felina – Abbiamo bisogno di effettuare ancora delle ricerche, vi farò sapere dove abbiamo già operato in modo che siano più veloci.”
Kakashi, l’espressione seria sul viso nascosto, ingoiò un grumo di frustrazione.
La situazione, oltre che essere critica, rappresentava davvero una gran rottura di scatole.


Lo shinobi uscì sotto la pioggia scrosciante, tirando su il cappuccio del mantello. Lanciò una breve occhiata alle ultime case che rimanevano in piedi e ai cumuli di macerie che facevano da sfondo. Aggrottò le sopracciglia a disagio, poi compose i sigilli ed evocò la sua squadra di cani ninja.
“Pakkun, conto su di te per trovare i dispersi. Cercate in ogni angolo.”
“Boss, con questa pioggia sarà difficile.”
“Lo so, ma ho bisogno anche del vostro aiuto. Come noterai non è una passeggiata.”
Pakkun, il carlino fedele compagno di Kakashi, si guardò attorno prima di disporre ordini agli altri segugi. 
Il ninja li osservò balzare via e sospirò: non aveva molte speranze, era passato troppo tempo ed era sicuro che difficilmente avrebbero trovato altri superstiti. 
Scacciando il pessimismo, poco dopo balzò via per fare il punto della situazione con l’altra squadra. Non c’era tempo da perdere.


Trovò Tenzo, Naruto e Sakura in cima ad una collina composta da assi di legno, pietra e fango. I tre ninja sembravano quasi stringersi nel tentativo di calmare l’agitazione. 
“Ten… c’è bisogno di Sakura!” urlò il copia ninja.
Il moro alzò la testa, la pioggia che scivolava sulla maschera sporca di sangue e terra.
“Non è nelle condizioni adatte.” 
Kakashi, accigliato, si portò vicino al gruppo.
“Cos’è successo?” chiese sottovoce al compagno di squadra, aiutando Naruto a tenere in piedi la compagna.
“C’ era un cadavere, una bambina.” Spiegò sbrigativo e fermo il jonin dai capelli scuri.
Il copia ninja capì cosa volesse dire l’altro solo in un secondo momento. Nonostante i suoi allievi avessero affrontato più volte situazioni critiche, quella era la prima in cui avevano a che fare con cadaveri maciullati anche di bambini piuttosto piccoli. Con preoccupazione allora, Kakashi si avvicinò maggiormente all’allieva e le appoggiò una mano sulla spalla.
“Ce la fai? ”
La ragazza annuì.
“Kakashi-sensei, arrivo.” Affermò poi a voce, cercando di rimanere ferma sulle proprie gambe.
“Sakura-chan…” sembrò obiettare Naruto, ma lei non lo calcolò.
“Posso farcela.”
Il jonin la guardò speranzoso, sicuro di riuscire a percepire l’espressione determinata della chunin attraverso la maschera candida. Non avrebbe voluto che una giovane donna così bella, la sua allieva, dovesse assistere ad uno spettacolo simile. Lo pensò in un istante, ma cercò di accantonare certe fesserie romantiche in un angolo della sua mente. 
La missione.
I superstiti prima di tutto.
“Sbrigati!- ordinò poi, più duro di quel che voleva, per far sì che lei non si perdesse d’animo. – Corri al campo base. Il capitano Raido ti dirà cosa fare.” La ragazza annuì e corse via, ripromettendosi di non voltarsi.
“Naruto, per favore… va’ con lei.” aggiunse Kakashi, quasi distrattamente.
“Sakura può cavarsela da sola, Naruto ci serve per le ricerche.” Obiettò Tenzo, senza lasciare che il biondo potesse intervenire. Il copia ninja guardò l’altro quasi stupito.
“No, non può. E per le ricerche adesso ci siamo tu, io, Choji e Shikamaru e la mia squadra di cani ninja.”
“Un uomo in più può fare la differenze e Naruto fa parte della mia squadra. Sono io il suo capitano, così come lo sono di Sakura. Staranno ai miei ordini, non ai tuoi.” I due jonin si fissarono, poi il copia ninja abbassò lo sguardo verso una figura in lontananza che parve muoversi sotto al fango.
“Muoviamoci.” Lo precedette il moro, notando la stessa cosa.




Qualcosa era cambiato.
Tenzo non l’aveva sentita arrivare, ma una sensazione di benessere gli aveva alleggerito il cuore in quei giorni. Non avevano più parlato di nulla di troppo serio, eppure non erano più gli stessi. E questo non sarebbe dovuto accadere.
/Accidenti!/ aveva imprecato, osservando la schiena nuda della donna scivolare nell’acqua termale. E da quando la spiava?
/Cazzo!/ tornò a fissare le proprie mani, digrignando i denti per reprimere per l’ennesima volta l’attrazione che cercava di venire a galla. 
Nei suoi pensieri si affollavano nitidamente immagini di lei che cercava costantemente di scacciare. Ma dopo più di due anni di astinenza gli risultava tremendamente difficile resistere, voleva possederla. Tutto il suo essere sembrava protendersi verso di lei, e la cosa peggiore era che sapeva che non lo avrebbe rifiutato.
Il suono dell’acqua che si muoveva, l’avvertire la figura snella di lei che usciva dalla vasca, l’odore di fiori che emanava… Stava per ingoiare l’ennesimo pensiero erotico, quando un altro rumore attirò la sua attenzione. 
“Ah!” la sentì urlare, prima di vederla cadere e battere la testa contro il bordo della vasca, e questa volta non era per finta!
“Nao!” la chiamò, trasportandola fuori dall’acqua, per adagiarla sul pavimento di legno.
Lei sbatté un paio di volte le palpebre e lo guardò confusa.
“Che…che botta…” mormorò reggendosi la testa.
Lui, preoccupato, cercò di osservare il punto in cui aveva battuto per capire se stesse bene davvero.
“Stai bene?” chiese infine, accorgendosi solo in quel momento del fatto che la ragazza era completamente nuda fra le sue braccia.
“Oh…ehm…sì…” fece arrossendo.
Lui ringraziò la maschera che nascondeva il suo stato d’imbarazzo e fece per alzarsi, ma lei lo trattenne, passandogli le braccia attorno al collo.
Il jonin deglutì.
“Sai…mi piace questa posizione.”e con lentezza le dita della giovane ragazza scesero a sfiorare la maschera felina. Tenzo non oppose resistenza, ormai completamente in balia del calore di quel corpo. 

Con un movimento fulmineo allora, lei tirò via ciò che l’aveva sempre separata da quel viso.
“Lo sapevo…sapevo che eri bello.”
Non ci fu tempo di aggiungere altro, perché il bacio che si scambiarono sancì per sempre la fine del loro passato di amicizia.
Tenzo quasi tremò, quando avvertì le mani calde della giovane sotto la maglia della divisa.
“Non possiamo…” realizzò ad alta voce, tra un bacio ed un altro, per nulla convinto di quel che diceva. Ormai pensava che non si sarebbe fermato a costo di morire.
Lei aveva sorriso maliziosa, lasciandosi accarezzare nell’interno coscia, dalle mani ormai prive di guanti della sua guardia del corpo.
“Infatti. Non possiamo…” concordò la giovane, mordendo il labbro del jonin.
“E poi…non lo faccio da un sacco di tempo, insomma, rischio di venire immediatamente.” Ammise l’uomo privo di qualsiasi inibizione, mentre le tormentava il collo e i seni con baci sempre più audaci.
Lei aveva riso divertita, alzandogli il viso con una mano per guardarlo negli occhi.
“Neanche io l’ho mai più fatto, da quando…Sì, insomma…da quando si sono presi la mia verginità.”
L’uomo l’aveva guardata dispiaciuto, ma prima che potesse ritrarsi, lei strinse le gambe attorno alla sua vita.
“Fa’ l’amore con me Yamato! In fondo…è come se fosse un’altra prima volta per entrambi. Se…- lei lottò con la voglia improvvisa che aveva di piangere - …se non fosse accaduto quel che è accaduto, avrei desiderato farlo per la prima volta con un uomo come te.”
A quella dichiarazione di fiducia e desiderio, Tenzo sentì il proprio cuore comprimersi. Era da tanto che non si sentiva così, da troppo. E indubbiamente la sua parte istintiva la voleva talmente, che non avrebbe potuto resistere oltre.
“Accidenti… - sospirò, baciandola dolcemente - …non avevo mai avuto l’ansia da prestazione.”
La ragazza rise di gusto, dimenticando le lacrime e lo guardò decisa.
“Rilassati allora.” Consigliò saggiamente, adottando un’espressione da donna vissuta. 







Pioveva. 


Le macerie erano un agglomerato di fango e pietre rese lucide e scivolose. La maggior parte delle case erano ridotte ad una poltiglia, che ora non poteva che ospitare cadaveri e sangue.
Tenzo si era avvicinato al movimento sospetto ed aveva individuato la figura di una donna ormai prossima all’ipotermia. 
Non era Nao.
Incredibile come quel pensiero attraversasse la sua mente ogni volta che individuava una superstite. E più cercava di non pensarci, più il suo cervello si metteva in allerta.
Non c’è, non è qui, non è lei. Erano tre impulsi che lo stavano assillando da quando erano arrivati.
Tre impulsi che alimentavano la sua insofferenza.
Senza contare la tensione palpabile tra lui e Kakashi.
Un semplice scambio di opinioni sulle squadre e a momenti si piantavano un kunai alla gola come quindicenni.
“Allora?” chiese il copia ninja, dall’alto di un muro ancora in piedi.
Tenzo serrò la mascella, cercando di sfilare il più delicatamente possibile la superstite dalle rovine. 
“E’ una donna, respira ancora, ma ha diverse fratture. Ed è mortalmente fredda…” 
Il moro abbassò lo sguardo su quegli occhi socchiusi, su quel viso bagnato di pioggia e fango.
“Resisti…” le mormorò, forse non rivolgendosi solo a lei.









Kakashi aveva lasciato che il compagno aiutasse la giovane, decidendo che doveva stargli lontano. Almeno per il momento. 
Scese lungo una strada fangosa che un tempo doveva aver ospitato feste rigogliose. Si immerse nei propri pensieri, cercando con lo sguardo di captare qualsiasi movimento. 
Si sentiva stanco e frustrato e si chiedeva quando e se le cose tra lui e il compagno sarebbero mai migliorate. 
Stupidaggini! Era quello che volevano. Non potevano sperare in niente di più che in un rapporto professionale. Era l’unica cosa che serviva. Bastava convincersene. Bastava pensare che era quello che li aveva sempre uniti. Mentire per non soffrire ancora. 


Con quei pensieri in testa si era ritrovato nei pressi di quelle che un tempo dovevano essere delle mura. Le pietre sconnesse si addossavano innaturalmente una all’altra. Dal fango assi di legno spezzato, venivano fuori come ossa rotte. Era uno spettacolo desolante.
La pioggia continuava a scrosciare e lui di fronte a quelle rovine non faceva che pensare alla sua vita. Doveva essere impazzito. 
Si sedette in silenzio su una roccia, intenzionato a richiamare la sua squadra di cani ninja, quando un rumore gli fece alzare la testa verso un cumulo di calcinacci e tegole. Aguzzò la vista, alzandosi per andare a controllare, avvicinandosi ad un nicchia formata dalle macerie. 
Quando fu abbastanza vicino si accucciò per cercare di guardare in quell’anfratto buio. Riuscì a scorgere a malapena un piccolo piede, che si ritrasse immediatamente nell’ombra. Doveva trattarsi di un bambino, un bambino che si stava nascondendo.
“Ehi… - chiamò, allungando la mano oltre il buco. - Va tutto bene, sono venuto a salvarti, afferra la mia mano. Non avere paura.” 
Ma dal fondo di quel nascondiglio non ottenne nessuna risposta, nessun movimento.
Il jonin allora cercò di capire come fare a recuperare il superstite. 
Valutò che con quella pioggia e con il fango che spostava sempre di più i detriti, presto quella nicchia sarebbe stata inglobata al resto delle macerie. Sapeva anche di essere troppo grande per riuscire ad insinuarsi lì dentro completamente, ma decise che doveva tentare, per lo meno fino a riuscire ad afferrare il piccolo corpo.
L’anbu allora si levò il mantello e si infilò fino al busto dentro l’apertura tra le rocce.
“Sono un ninja di Konoha… - tentò di nuovo, allungandosi fino a sfiorare quella che sembrava una gamba; il bambino allora si ritrasse più che poteva, tremando – Non ti faccio niente.” Kakashi tolse la mano in segno di resa, per non spaventarlo ulteriormente.
“E’ pericoloso se resti qui. Afferra la mia mano e vieni fuori, ti porto al campo base. Ti…” il copia ninja avvertì degli spostamenti di pietre e fango e decise che non era il caso di continuare con la persuasione: doveva agire. Si spinse oltre quel buco più che poté, sentendo dei legni piantarsi nel torace.
Si sforzò allungando le braccia e con un movimento fulmineo riuscì ad afferrare il bambino, prima che tutto crollasse davvero.

Saltò lontano, con il piccolo corpo tremante fra le braccia, ignorando le ferite e il freddo. 
Quando atterrò in uno spiazzo sicuro, si accasciò a terra per controllare le condizioni del superstite. 

Si trattava di un bambino, doveva avere all’incirca quattro o cinque anni. I corti capelli neri gli ricadevano scomposti sulla fronte bagnata, mentre gli occhi, profondi e grandi lo osservavano con puro terrore. 
Kakashi si levò i guanti per non ferirlo con gli artigli, e gli passò le mani sulle braccia in una vano tentativo di riscaldarlo un pochino.
“Va tutto bene. – fece in tono tranquillo – Non devi avere paura.” Ripeté. 
“Sei un Anbu?”
L’uomo annuì accarezzando i capelli fradici del piccolo.
“Sì, sono uno dei buoni.- Aggiunse in tono paterno. – Vieni con me. Ti porto…” ma l’uomo non riuscì a continuare quando il bambino si strinse a lui, abbracciandolo come se dovesse scomparire.
Il torace protestò, ma Kakashi quasi non se ne accorse. Stupito da quel gesto, strinse il bambino a sé cullandolo leggermente, prima di alzarsi in piedi. 
“Ti porto al sicuro.” Continuò, volgendo lo sguardo al campo base dall’altra parte della valle.






Tenzo, provato dalla stanchezza rientrò in una delle baracche, intenzionato a dormire almeno un paio d’ore prima di riprendere le ricerche. I feriti erano già sprofondati nel sonno e solo alcuni, si lamentavano per il dolore che provavano. Naruto e Sakura seduti in un angolo, dormivano abbracciati sotto una coperta. Ino, seduta accanto a loro assieme a Shikamaru e Choji, parlava a voce bassa con tono molto serio. 
Per il resto tutto taceva.
Che situazione irreale.
Il jonin si lasciò scivolare accanto ai chunin, levandosi i guanti fradici. 
Ino si premurò immediatamente di fornire una coperta al capitano.
“Grazie.” Rispose semplicemente, troppo stanco per aggiungere altro. 
La notte stava scendendo lentamente, assieme alla pioggia che si sfumava fuori.
Chiuse gli occhi. Non voleva pensare più a nulla per un po’. Almeno per un po’… bastavano anche solo cinque minuti… 

Solo cinque… 





Continua…-




Scusatemi, davvero, per l'assenza. E' successo di tutto, ma finalmente sono qui. Vi ringrazio perché siete davvero tutti magnifici, mi lasciate sempre bellissime parole. Spero che questo delirante capitolo non vi abbia annoiato e che la vostra sia stata una bellissima Pasqua.

Urdi


Note dell'autrice sul testo:
*Genkan: è l'ingresso delle case giapponesi tradizionali. Si tratta di quella parte piastrellata dove i Jap si levano le scarpe :)
Fusuma: sono i pannelli scorrevoli interni delle abitazioni tradizionali giapponesi

Risposte ai commenti:
@Cecily: ti ho già detto in privato come la penso riguardo al tuo commento. Non ho mai detto che ci sarebbe stato un futuro e penso che due uomini in questo contesto (ninja nel periodo feudale in Giappone) non possano vivere bene una relazione. Poi penso che anche con Iruka il problema si porrebbe allo stesso modo. Per quel che riguarda i pair: de gustibus. Comunque sia spero ti continui a piacere ed interessare la fanfic :)
@Lelly: ciao cara! Menomale che non ho fatto cadute di stile, se me lo dici tu ci credo *_* grazie *___* speriamo di non averla fatta in QUESTO cap XD 
@Lostris86: oddea, mi segno che devo farti una statua per aver letto tutta la fanfic in due giorni. Accidenti, mi commuovi! Davvero c'eri rimasta male? Eh... il fatto che lui morisse non era contemplato sin dall'inizio XD ma le idee malsane a volte mi colgono all'improvviso, quindi non si può mai dire ;) sto disperatamente cercando di portare la fanfic su binari più allegri, ma non ci sto riuscendo molto O_o Speriamo meglio in futuro, che dici? Ti ringrazio tantissimo, sei stata molto carina.
@Ukog: Ahahahah, come dico sempre anche una faccina va bene XD io stessa mentre leggo a volte rimango senza parole e commenterei volentieri solo con la mia espressione (che comunica più sensazioni delle parole in alcuni casi). Ad ogni modo, grassie*_* contenta ti sia piaciuta, ma non leggo cosa c'era scritto tra <...> (credo sia una questione di html). speriamo che anche questo capitolo non ti deluda *__*!
@Slice: Mon amour... grazie! Anche perchè dopo questo capitolo verrò uccisa XD Sì... si sono lasciati!ù__ù Eh? Come "ma si sa che poi tornano insieme"?? chi l'ha detto ;P ihih...vedremo cosa combinerò e come mi prende la musa (secondo me mi mena, ma vabbè... XD) sono molto felice che tu mi sostenga così strenuamente, sei semplicemente adorabile*__* e sì, Kakashi e Tenzo continuano a scopa...ehm... a darsi allo "sport da camera" sulla mia scrivania, tranquilla ù__ù se ne fregano assai di quello che scrivo su di loro XD aaah...che bella vita che fanno! ti mando un mega bacio schioccante *____*
@Larz: ammettilo QUESTO cap era noioso. Su su... io che lo scrivevo dormivo! Ho fatto di tutto per renderlo bene e sono arrivata alla bellezza di 15 pagine (che poi, per forza di cose, ho dovuto tranciare... -.-). Non ce la possiamo fare se continuo così!!! Pensa che nel mentre, ho avuto l'inluenza un'altra volta con picchi di febbre a 39 (e ho tutt'ora la tosse), sono troppo lenta. Non c'è che dire! Cooomunque... per le trovate...chissà, chi vivrà vedrà... :) vuoi uccidermi anche tu vero?ò__ò
@Arwen88: ahahah...ecco, l'esaltazione che VOLEVO per quel capitolo*__* grazie, mi hai dato davvero soddisfazione! Eppure qui, gli idioti (kakashi e quell'altro!) (ehi!NdKakaTen), sono riusciti a mollarsi. Solo loro potevano riuscirci! Ah ah ah... ok, la smetto di ridere. Ce la faranno a tornare assieme? Perché mi sembra tanto beautiful? -__- Mah, prometto che in futuro migliorerò. la fine, si avvicina... a Kakashi spezzeremo un braccino allora.
@Aya88: e dimmi se ora non hanno difficoltà ad accettare la cosa. Che idiotiii!!! Mi hanno fatto una rabbia (lo so che sono io che scrivo, ma credimi, sono loro che fanno il resto!). Sono solo lusingata di essere paragonata ad Ungaretti...ç_ç grazie mille! E sì, la scazzottata ci stava, ma mi sa che non sarà neppure l'unica XD Un bacio!*O*
@CrazyCat: mi sa che checche isteriche ci stanno diventando u_u odio questo capitolo. Ho fatto male a ritrattare eh?-___- ma ho idea che siano loro ad essere duri di comprendonio... ci sono un po' di svolte/casini in arrivo, quindi speriamo in bene. Davvero, speriamo ti piaccia anche questo T_T
@Eiden: Oddea, altra statua da fare!!! Mi lusingate così e poi piango. Addirittura un genio ç__ç grazie! Troppo, troppo, troppo gentile. Davvero non è confusionario? A me lo sembra eccome XD però mi fido u_u siete voi i lettori! Lo yaoi melenso lo leggo anche io nei momenti di depressione, tranquilla XD e mi ci commuovo anche :) memomale che la frase ci stava... peccato che i due tizi qui non abbiano capito nulla ò_ò io come regista urlo sempre loro contro come un'ossessa, ma fanno di testa loro u_u Spero di non averti deluso! La MIA è stata la prima TenzoKakashi postata su Efp ;) e ne sono fiera è__é/ diffida dalle imitazioni (se vuoi ne ho scritta un'altra all'interno di una raccolta ù_ù e ne posterò ancora :) )!XD ti ringrazio davvero tantissimo, sei stata molto carina e sono felice ti sia piaciuta^_^!