Mani giunte, sguardo basso ed una lapide con dei segni.
Kakashi alzò il viso solo quando la pioggia smise di cadere.
“Fa un po’ impressione.” Disse Tenzo, affondando le mani nelle tasche dell’abito scuro e levando gli occhi dagli ideogrammi che formavano il suo nome.
“Non solo a te, credimi.” Sorrise amaro il copia ninja.
Il funerale di Asuma si era concluso quasi un’ora prima e loro erano rimasti ad omaggiare gli altri caduti.
“Hayate…” si rammaricò il moro, cercando tra i ricordi l’immagine del cagionevole compagno di squadra.
Kakashi dal canto suo, si lasciò sfuggire un sospiro leggero, voltandosi per andarsene.
Tenzo rimase fermo ancora un secondo, indeciso, fissando quei nomi che ora erano solo solchi nella pietra. Poi il vento prese a fischiare e anche lui se ne andò, seguendo silenzioso il compagno di squadra...
Over & Over Again
-più e più volte ancora-
Di Urd or Urdi
Parte 13 (detta anche la parte della svolta ù_ù)
dedicata a Slice, ti adoro
I sospiri si muovevano ovattati per la stanza. Una coperta si agitava ritmicamente, ondeggiando sopra al letto come in burrascosa tempesta.
Kakashi e Tenzo, sotto di essa, si stringevano complici, donandosi calore e piacere nel freddo dell’autunno che volgeva al termine.
Si erano ritrovati avvinghiati senza neppure accorgersene ed erano scivolati sotto le morbide coltri, completamente rapiti dall’attrazione. C’era un tacito accordo a non cedere, eppure non riuscivano a rispettarlo, senza farsi troppi rimorsi.
Come.
Al.
Solito.
Quel che accadeva, accadeva; vano tentativo di placare ogni pensiero.
Poi, all’improvviso, il mare tornò calmo ed i loro respiri affannosi rimasero a dominarne le acque.
“Accidenti, Ten…” mormorò Kakashi, allungando una mano fuori dal letto, per recuperare la sveglia.
“Che ore sono?” chiese l’altro, cercando di regolare il respiro.
“Uhm…” il copia ninja portò l’oggetto sotto le coperte e cercò di osservare le lancette chiare.
“Potresti anche alzarti, se non ci vedi…e oh, sì, accendere la luce.” Propose il compagno, che ormai a stare sotto quella montagna di stoffa iniziava a sentirsi soffocare.
Il copia ninja rivolse un’occhiata omicida all’amante, che tuttavia nel buio poté solo intuirla.
“Fa dannatamente freddo, non ho intenzione di congelare.”
“Giusto, dimentico i tuoi reumatismi.”
“Dannazione, non ricominciare... – Kakashi lasciò in sospeso la frase e tornò a sbirciare la sveglia – Sono le cinque meno un quarto.” Decretò abbastanza sicuro.
“Perfetto…- iniziò Tenzo, strappando l’oggetto dalle mani dell’altro per lanciarlo in un punto imprecisato della stanza -…levati di dosso, ché abbiamo un quarto d’ora per dormire un po’.”
“Ehi! Quella era la mia sveglia!”
Tenzo, scostò la coperta e finalmente scoprì la propria testa, andando a guardare dov’era finito l’oggetto in questione: lo notò poco lontano adagiato su una maglia.
“E’ ancora la tua sveglia. E’ sana e salva, guarda!”
“Maledetto! - Kakashi tirò su la coperta, nascondendo nuovamente entrambi. - Volevi farci morire assiderati?”
“Non credi di esagerare adesso?”
“No. – il copia ninja scese a baciare il proprio amante, che non oppose resistenza – Mi sono un po’ raffreddato, sai?”
Yamato mordicchiò il labbro inferiore di Kakashi e lo spinse a sdraiarsi accanto a lui.
“Sì, hai ragione, penso di essermi raffreddato un po’ anche io.”
Tenzo infilò di prepotenza la lingua nella bocca di Kakashi, accarezzandogli un braccio, dimenticando il quarto d’ora a disposizione.
Un’altra onda si levò dal letto e la tempesta riprese ad imperversare.
Tenzo rabbrividì, quando fu costretto ad alzarsi. Infilò velocemente i pantaloni, cercando nel disordine generale di ripescare anche la propria maglia.
Kakashi, dall’altra parte della stanza, stava compiendo la medesima operazione, tenendosi una mano sull’occhio sinistro che pulsava dolorosamente.
“E’ la tua.” Fece il moro, lanciando l’indumento al compagno. L’altro la afferrò al volo e ricambiò la cortesia.
“E’ tutto ok?” aggiunse Tenzo.
“E’ lo sharingan. Ogni tanto fa così, lo sai.”
“Ti da fastidio?”
Il copia ninja non seppe cosa ribattere. Era abituato agli strani comportamenti di quell’occhio, eppure non avrebbe potuto dirlo con serenità. Questo perché lui sapeva fin troppo bene che se lo sharingan bruciava, non era buon segno. Quando c’era qualcosa di negativo in arrivo, pareva avere la premura di avvisarlo di stare all’erta.
Stava per rispondere al compagno, quando un improvviso ticchettio alla finestra lo fece voltare di scatto: un uccellino, becchettava sul vetro cercando di attirare l’attenzione.
Kakashi aprì velocemente al piccolo volatile e lasciò che questo depositasse il suo messaggio.
“Tsunade vuole vederci.” Esordì il copia ninja accigliato, cercando di non badare a
quel suo occhio difettoso…
“Kakashi, Yamato, ben arrivati.” Il tono con cui l’hokage pronunciò quel benvenuto in realtà non prometteva nulla di buono. I due jonin si scambiarono un’occhiata rapida, ma non risposero, limitandosi a stare
sull’attenti!.
“Vi ho fatto chiamare perché c’è un’emergenza: Hidan e Kakuzu, i criminali dell’associazione criminale Akatsuki, si sono mossi.”
Il copia ninja serrò la mascella, mentre Tenzo imprecava mentalmente.
“Hanno raggiunto Mirin, al confine con il Paese del tè.”
Tenzo sgranò gli occhi e il suo viso perse di colore.
Una sola parola, riecheggiò nella sua mente come se avesse dovuto fargli esplodere la testa: Mirin.
Il suo cuore mancò un battito e fu costretto ad abbassare lo sguardo, per cercare di recuperare la concentrazione.
“Erano alla ricerca di taglie e non si sono fatti scrupoli a radere al suolo le case, uccidere intere famiglie e portare via chi credevano potesse essere utile per i loro interessi.”
/Cazzo./ Tenzo rialzò lo sguardo puntandolo in quello della hokage, cercando di recuperare il controllo. Non poteva essere…
“Ovviamente Cha no kuni ha richiesto il nostro aiuto, ed ho inviato immediatamente delle squadre, ma c’è bisogno di altre persone per arginare i danni maggiori. La zona è piuttosto impervia, difficilmente raggiungibile e le piogge di questi giorni hanno peggiorato tutto. La situazione è piuttosto critica…”
Kakashi avvertì l’agitazione del compagno di squadra, ma non vi fece più di tanto caso, pensando che fosse solo rabbia mista a stanchezza.
“Vi ho fatti chiamare perché voglio che formiate due squadre di chunin e che vi infiltriate tra gli ANBU. Non devono accorgersi che abbiamo mandato altri uomini, dovete confondervi con chi è già presente, studiare la situazione e soccorrere chi ha bisogno, trasportandolo fino al nostro villaggio se necessario. Tenzo, - l’uomo nel sentire il proprio nome annuì, lasciando che l’agitazione si nascondesse da qualche altra pare. – tu conosci molto bene la zona, sai la strada migliore per arrivarci e sai come muoverti, farai risparmiare tempo alle due squadre.”
“Gli obbiettivi?”
“Hidan e Kakuzu hanno lasciato Mirin questa mattina, ma non sono loro che ci interessano. Hanno detto che torneranno a Konoha e lo faranno. Li affronteremo quando avremo una strategia ben pensata e potremo giocare in casa. Per adesso è importante che i soccorsi arrivino a quella gente, per cui partirete non appena sarà rientrata l’ultima squadra che ho inviato.”
I due uomini annuirono, entrambi con pensieri diversi in testa.
“Per l’allenamento di Naruto?”
“E’ sospeso. Mirin è gravissime difficoltà, quindi non possiamo esimerci da prestare loro soccorso. E’ un villaggio a cui Konoha deve molto, soprattutto per quel che riguarda il commercio, ma, cosa ancor più importante: quelle persone hanno perso tutto questa notte.”
Una volta che il piano fu delineato nei suoi punti fondamentali, i due jonin lasciarono la stanza con due pesi differenti sulle spalle.
Kakashi era tranquillo, ma lo sharingan gli aveva insinuato un dubbio che non gli piaceva. Lui e il compagno avrebbero indossato di nuovo la maschera Anbu, assieme, vicini…era forse questo?
Tenzo dall’altra parte sembrava divenuto improvvisamente freddo e non aveva espresso nessun tipo di commento.
“Lo so che volevi tornare a casa a poltrire, ma non fare quella faccia.”
Il moro non ebbe neppure la forza di rispondere, ma abbozzò il miglior sorriso.
Mirin.
Mirin era il villaggio di Nao. E la taglia su di lei era piuttosto alta al mercato nero.
/Merda!/ imprecò nuovamente, nascondendo i pugni chiusi nelle tasche.
Avrebbe voluto chiedere spiegazioni all’hokage, avrebbe voluto sapere se Nao stava bene.
Se il loro bambino stava bene. Al pensiero si sentì male.
Certo, non era stato suo padre, lo aveva visto solo da lontano quando, silenzioso, si arrampicava sugli alberi del giardino della villa per sapere che aspetto avesse. Eppure era un tassello della sua vita che non poteva cancellare, come se ora che sapeva che era in pericolo qualcosa lo avesse scosso.
/Quante cazzate…/ si ritrovò a pensare. Era un comportamento oltremodo fuori luogo.
Percorse assieme al compagno il corridoio, fino ad arrivare all’ampio scalone principale. Kakashi a quel punto si voltò e lanciò un’occhiata accigliata all’amico.
“Ten…mi stai ascoltando?”
L’altro cadde dalle nuvole.
“Eh?”
“Ti ho chiesto se hai delle preferenze per quel che riguarda la scelta dei chunin.”
Già, la scelta della squadra… ma come cavolo poteva pensare alla squadra da guidare in quel momento, se sentiva distintamente le sue gambe tremare?
“Il team 7 per me è perfetto: Sai, Sakura e Naruto sono già stati in missione con me, senza contare che io posso bloccare la trasformazione in Kyubi.” Rispose senza neppure accorgersi delle parole che stava dicendo.
E così il suo mondo riceveva un’altra scossa. Era preoccupato, dannatamente preoccupato. Sapeva che non avrebbe dovuto, che non ne aveva il diritto, eppure l’ansia gli attanagliava lo stomaco. Come avrebbe voluto poter tornare sotto le coperte con Kakashi, dimenticando l’esistenza di
quell’altra vita.
Ma Nao…Nao oltre che un’amante era stata un’amica ed una confidente, lo aveva amato profondamente, anche quando lui la allontanava bruscamente, forse convinto di essersi lasciato troppo andare.
Ora lui vedeva quegli occhi scuri, quei capelli corvini di seta che scivolavano sui tatami, mentre si apriva in una risata cristallina. Vedeva altri capelli corvini ed altri occhi scuri, ed un corpicino esile che si muoveva incerto verso di lei. Li vedeva perfettamente, quei due sconosciuti che non aveva avuto modo di amare. E si sentiva un fallito.
Perché lo aveva fatto? Da cosa era cominciato tutto?
In realtà era stata lei; Nao lo aveva fatto letteralmente impazzire.
Lui eseguiva degli ordini, la teneva d’occhio costantemente, assicurandosi sempre che nessuno potesse avvicinarsi troppo. E lei…lei aveva fatto di tutto per avvicinarlo e averlo accanto.
“Vorrei solo parlare con te.” Aveva detto una volta, mentre lui la scortava in camera.
Ma Nao aveva incontrato solo gli occhi profondi di una maschera ed in un sospiro si era ritirata nella propria stanza.
Allora, convinta a farlo cedere, aveva iniziato ad utilizzare un metodo fin troppo facile.
Era notte fonda, quando lo shoji si spalancò all’improvviso. Tenzo accarezzò l’impugnatura della sua aikuchi, pronto ad un eventuale attacco.
“Sumi-hime…”
Lei lo guardò, cercando di scrutarne la figura nella notte.
“Ho voglia di fare un bagno caldo.”
Era rimasto sorpreso da quella richiesta, ma non aveva obbiettato, accompagnandola fino alla stanza termale.
Una volta entrati, lei prese a spogliarsi lentamente, lasciando che la stoffa del kimono frusciasse ad ogni movimento. Lo shinobi rimase compostamente voltato dalla parte opposta.
“Non mi spii?” chiese maliziosa Nao, avvicinandosi al moro.
Tenzo restò impassibile, fedele al suo ruolo in quel momento.
“Credo sia meglio che vi sbrighiate.”mormorò, senza darle modo di replicare. Ma la ragazza non aveva fatto altro che avvicinarsi maggiormente, lasciando che l’uomo percepisse l’essenza minuta di lei appena dietro le proprie spalle.
Involontariamente il corpo del moro aveva registrato il profumo dolce della donna ed il suo cervello gli aveva proposto la sua immagine nuda ed attraente. Ma non si sarebbe voltato e non avrebbe ceduto. Non era più accaduto e non doveva più accadere.
Lei allora aveva allungato una mano oltre la spalla dello shinobi ed aveva accarezzato con le dita la superficie liscia della maschera.
“Perché non mi fai vedere il tuo viso?”
Lui non si mosse.
“Sumi-hime, questo comportamento non vi si addice.”
Lei abbozzò un sorriso per nulla turbata, compiendo una pressione sulla maschera per poterla tirare via ma Tenzo la fermò, artigliandole letteralmente un pulso fino a farla sanguinare nei punti in cui le nekote premevano sulla pelle.
“Ah!” lei ritrasse immediatamente la mano.
“Non provateci. Io vi proteggerò a costo di morire; questo è ciò per cui sono pagato, non certo per altri motivi. Adesso, per cortesia, sbrigatevi.”
Colpita nell’orgoglio Nao non aveva fatto altro che mettere il broncio, studiando altri metodi per stuzzicarlo. Le interessava, era curiosa e capricciosa come una bambina ed avrebbe ottenuto ciò che voleva a tutti i costi. Ma ogni tentativo di lei per avvicinarlo e provocarlo, sembrava cadere nel vuoto; lui non pareva neppure accorgersi se lei era nuda o meno, quando, accidentalmente scivolava nella vasca termale ed invocava aiuto. Lo shinobi si limitava a tirarla fuori dall’acqua, assicurandosi che stesse bene, prima di consegnarle un asciugamano e scortarla nuovamente nella stanza da letto.
Nao non poteva saperlo, ma Tenzo si era scoperto molto attratto da lei. Era impossibile non notare quanto quel corpo fosse bello e perfetto, giovane e sinuoso; quanto emanasse un’aura magnetica. E così l’attrazione verso di lei crebbe a dismisura: ogni secondo avrebbe voluto violentarla, farle vedere chi comandava, lasciarla senza parole e sfogare tutta la sua frustrazione. Avrebbe voluto farle capire che giocando con il fuoco si sarebbe bruciata. Perché lei lo provocava e si divertiva a farlo.
Ma quando la ragione tornava a prevalere sull’istinto Tenzo si mordeva la lingua, ricordando la propria missione ed i propri errori del passato.
Ferire quella ragazza era l’ultima cosa che avrebbe dovuto fare, nonostante la situazione lo mettesse a disagio, rendendolo sempre più nervoso. Riusciva stoicamente a non impazzire, proprio perché teneva bene a mente come doveva agire.
Così facendo passarono i mesi e Nao parve perdere interesse nel cercare di sedurre Yamato. Aveva iniziato a concentrarsi su altro; magari lo obbligava a seguirla la sera, quando andava alla ricerca di conquiste in qualche locale, ma lui la riportava sempre a casa. Da sola.
“E’ solo che non voglio sposarlo.” Aveva detto una notte, mentre lui faceva la guardia accanto all’ingresso della stanza da letto.
Nao aveva aperto lo shoji e gli si era seduta accanto, lo sguardo spento che si perdeva nel buio.
Tenzo non aveva risposto, non le aveva neppure intimato di rientrare in camera come faceva sempre, intuendo che lei aveva solo bisogno di parlare con qualcuno.
Nao era sempre – sempre - sola.
“Non so neppure che faccia ha. A volte mi illudo, mi dico che magari è bello come il sole, immagino i suoi occhi e il suo profumo. Eppure non riesco ad essere serena in nessun caso. Ho…ho paura…”
Era davvero giovane Nao, appena diciottenne, promessa sposa al figlio del Daimyo ed era bella, fine ed elegante.
Se ne stava lì, inginocchiata accanto alla propria guardia del corpo, fissandosi le mani che stringevano convulsamente la seta del kimono.
“Yamato…” lui non si mosse e non rispose.
“Yamato, potresti anche farmi capire che non parlo da sola.” Ma lui non fece niente: non si voltò, non mosse un muscolo, non annuì.
Lei lo scrutò a lungo, percependo nel buio solo la presenza spettrale di quella maschera candida che l’uomo portava sul viso.
In quel momento Nao si sentì davvero perduta. Neppure Yamato pareva considerarla: lei era invisibile. Si era chiesta spesso come mai dovesse vivere quella vita da reclusa, rimanere sempre sotto stretta sorveglianza, senza la possibilità di parlare con qualcuno. Non poteva avere un amico, non poteva condividere niente, doveva semplicemente attendere in una stanza lo scorrere dei giorni, assieme a quel fantasma che era lo shinobi che doveva proteggerla.
D’improvviso, la pressione di tutto quello che era costretta a subire esplose dentro di lei con una potenza inimmaginabile.
Nel corridoio completamente immerso nell’oscurità, se non per la luce della luna che filtrava dai pannelli di carta, si udì un singhiozzo mal trattenuto.
La giovane donna si era portata una mano alle labbra, mentre le lacrime avevano preso a scivolare incontrollate lungo le guance. Il corpo gracile tremava appena, eppure sembrava che fosse il suo intero essere a scuotersi per il dolore. Perché non c’era nulla che avrebbe potuto fare per cambiare le cose e le sembrava che questo le riempisse i polmoni di terra, senza permetterle di respirare. Era letteralmente soffocata e impaurita, priva di qualsiasi voglia di andare avanti, ma nonostante tutto, costretta a farlo.
Tenzo nel sentire i gemiti della ragazza, si era infine voltato verso di lei, osservando con una gran pena i contorni della figura esile sbavati nel buio.
Nao piangeva ormai senza freni, piegata in avanti, i capelli a lasciarle libero il collo e tremava, tremava terrorizzata per quello che avrebbe dovuto passare nella sua vita restante.
“Non voglio…non voglio…non voglio…” ripeteva costantemente, lasciando che i singhiozzi sfuggissero convulsi attraverso le sue labbra tremanti.
E Tenzo non riuscì più a mantenere eretto il muro che li divideva: non poteva, non ora che la vedeva così disperata. Anche lui era stato costretto a cambiare la sua vita, a cancellare il proprio passato e ad andare avanti senza potersi tirare indietro. In un certo senso la capiva e le si sentiva vicino. Così, senza quasi rendersene conto, allungò la mano e le accarezzò la nuca.
La ragazza rimase interdetta, voltandosi verso l’uomo senza capire.
Perché ora le si avvicinava? Che provasse pena per lei?
“Non ti sto compatendo. - La precedette. – Tutto il contrario. Non possiamo cambiare il nostro destino, per cui, abbi fede e vai avanti con coraggio. Un giorno farà meno male.”
Lei si era morsa un labbro nel tentativo di fermare le lacrime, ma fu vano, appena si lasciò andare addosso allo shinobi, quelle presero a sgorgare con nuova forza.
Non le aveva detto nulla in realtà, ma fu molto di più di qualsiasi cosa avessero fatto per lei da quando era nata. Quella era l’unica rassicurazione che aveva mai ricevuto.
Yamato era rimasto ad accarezzarle la testa, finché non si fu calmata. Una volta stremata, l’accompagnò in camera e l’adagiò sul futon, scostandole i capelli dalla fronte.
“Dormite adesso. Domani tutto vi sembrerà più chiaro.” Promise dolcemente.
Lei si sentiva ancora terribilmente male, sapeva che non avrebbe potuto cambiare il proprio destino, ma si limitò a sorridere rassegnata.
“Grazie, Yamato-san.”
Ma il ninja se n’era già andato.
Kurenai aveva lunghi capelli mossi ed occhi profondi e sanguigni. Era il tipo di donna che affascinava per i suoi modi pacati e la sua forza d’animo. Una figura sempre troppo lontana rispetto agli altri, così vicina alla perfezione.
Quel giorno camminava per le vie di Konoha con lo sguardo basso, non triste o rammaricato, solo serio, pensoso, come al solito da un’altra parte rispetto ai comuni
mortali.
Quando, il giorno prima, tutto era finito Kurenai aveva sentito qualcosa sciogliersi dentro, come se il funerale avesse sbloccato ciò che provava. Ora, mentre si allontanava sempre di più da Asuma – ma c’era davvero Asuma laggiù, sotto la terra? – provava quella sensazione di quando, uscita di casa, si ricordava di aver dimenticato le chiavi, o una pergamena, o un libro da restituire e con rammarico si accorgeva di non poter tornare indietro per non fare tardi.
La donna dai capelli mossi si fermò, avvertendo un capogiro. Si decise quindi ad appoggiare le borse della spesa e a riposarsi un attimo. Non aveva dormito molto in quei giorni.
“Kurenai, è tutto a posto?” si sentì chiamare ad un tratto.
“Kakashi…” mormorò, sorpresa di trovare il jonin così vicino. Non l’aveva neppure visto, poi, quasi meccanicamente annuì.
“Sì, sono solo molto stanca.” Ammise, perché sapeva che non c’era bisogno di mentire.
La donna, si accorse solo in un secondo momento che il copia ninja era accompagnato da Tenzo.
“Ah, ci sei anche tu Yamato.” sorrise cordiale.
“Sì, siamo stati convocati dall’hokage.” Rispose il jonin, accennando un inchino con il capo.
Dopo un attimo di silenzio, in cui nessuno seppe cosa dire, Kakashi le chiese se avesse bisogno di una mano con le borse.
“Oh, no, tranquillo, non c’è problema.”
“Beh, non abbiamo fretta, ti accompagno volentieri.”
Il moro, che per tutto il tragitto aveva ascoltato le strategie proposte dal compagno senza fiatare, trovò in quell’incontro una via di fuga: aveva bisogno di riflettere da solo, di immagazzinare la notizia, masticarla e digerirla, prima che l’altro si accorgesse di qualcosa.
“E’ bene che tu l’accompagni. – disse allora rivolto al copia ninja. – Vado io a reclutare le due squadre.”
Kakashi, che aveva imparato sin troppo bene a comprendere certi atteggiamenti, annuì non molto convinto da quel comportamento sfuggente.
Osservò il compagno allontanarsi tra la folla con vago interesse, prima di chinarsi e raccogliere le borse di Kurenai.
“Andiamo.” Le disse, voltandosi dalla parte opposta, avvertendo chiaramente la voragine tra lui e Tenzo riaprirsi inesorabile.
Tenzo se ne stava con le braccia conserte appoggiate al bancone, la testa affondata tra di esse riemergendo ogni tanto per dare un’occhiata al suo bicchiere d’acqua. Le parole dell’hokage rimbombavano da una parte all’altra della sua mente e l’agitazione pareva avergli formato una specie di nodo grosso come un pugno all’altezza dello stomaco.
Imprecò più volte, alzò lo sguardo verso l’orologio, sbuffò e imprecò ancora.
Doveva sapere, perché l’ansia lo stava corrodendo.
“Hidan e Kakuzu si sono mossi…”
Chiuse gli occhi e massaggiò le tempie, appoggiando i gomiti sul bancone.
Kakashi appoggiò le borse sul piano della cucina.
”Grazie davvero, sei stato molto gentile.”
“Figurati.”
La donna a quel punto non seppe cosa aggiungere.
Stancamente si sedette al tavolo guardando dritto davanti a sé.
“Kurenai…?”
“Ti va di sederti un po’ qui con me?”
Mirin si trovava costruito nel cuore delle montagne, in un luogo impervio, difficile da raggiungere. Ora Tenzo non poteva fare a meno di lasciare che la sua mente vagasse in quelle terre alla ricerca di suo figlio. Si era salvato? O lo avrebbe trovato fra le macerie, privo di vita, prima che sapesse dell’esistenza del suo vero padre?
Il cuore aveva perso un battito, per poi accelerare la sua corsa, martellando furiosamente.
Il copia ninja appoggiò una mano sulla spalla della donna, per avere la sua attenzione.
“E’ tutto a posto?”chiese.
“Sì…sono stanca.” Sorrise lei, debolmente. Non avrebbe voluto farsi vedere debole ed in effetti, non lo era. Aveva solo bisogno di un po’ di tempo…
“Possiamo farci un tè se ti va.”propose il jonin.
Nao.
Nao e il loro bambino.
In un villaggio raso al suolo, sotto la pioggia scrosciante…sotto le macerie…
“Merda!” imprecò ad alta voce, senza curarsi dell’espressione sorpresa del proprietario. In quel momento non gli importava, era dannatamente preoccupato.
E se…fossero stati uccisi?
Scosse la testa per evitare che le figure nella sua mente cadessero a terra prive di vita.
Non doveva pensare ai corpi, al sangue, alla pioggia. Doveva essere realista. Il figlio del Daimyo era sicuramente fuggito e doveva aver portato con sé la moglie e il primogenito. Questo pensiero lo fece sentire leggermente meglio. Andiamo, si disse cercando di tornare a ragionare lucidamente, deve essere andata per forza così.
Kakashi aiutò Kurenai ad alzarsi.
“Mi dispiace averti fatto assistere ad un simile spettacolo.” Ridacchiò la donna, senza in realtà il minimo imbarazzo. Certo, non si conoscevano così affondo, ma erano comunque abituati a cose ben peggiori di vedere qualcuno seduto in terra a vomitare.
“Dispiace a me, non pensavo che il mio tè fosse tanto pessimo.”
Lei scosse la testa, appoggiandosi alla divisa dell’uomo, senza curarsi di sporcarla.
“Non è colpa del tè.”
“Lo so, era per sdrammatizzare, potresti anche stare al gioco.”
Lei ridacchiò appena, prima che un altro conato le facesse sbarrare gli occhi.
Quando anche l’ultimo pensiero fu razionalizzato, l’uomo decise di alzarsi e tornare a casa, era inutile stare fermi a rimuginare.
Tuttavia durante il percorso non poté fare a meno di ritornare più volte sulla sua preoccupazione, che sembrava volargli attorno come una mosca fastidiosa che non riusciva a scacciare via.
Entrò nell’appartamento di Kakashi e si liberò del giubbotto, deciso a schiarirsi le idee con una doccia.
“Che bell’aspetto…” mormorò appoggiando le mani ai bordi del lavandino una volta entrato in bagno.
Il suo viso era pallido, scavato per le poche ore di sonno e sul mento iniziava ad intravedersi la striscia più scura della barba che si allungava fin sotto al suo naso.
Dopo essersi fissato per qualche minuto, senza pensare a nulla di particolare, come se la sua mente fosse improvvisamente stata inghiottita dallo specchio, si sfilò la maglia scura e la lanciò a casaccio. Osservò distrattamente il proprio corpo su cui erano disegnati muscoli perfetti, sfregiati da numerose cicatrici; poi si passò una mano sul viso e una volta presa la schiuma da barba se la spalmò sul mento, deciso a cambiare aspetto. Sembrava davvero il fantasma di se stesso.
Quando Kakashi rientrò, si levò scarpe e giubbotto, lasciandoli all’ingresso.
Percorse il corridoio sbadigliando stancamente, mentre si sfilava la maglia; il suo unico pensiero in quel momento era quello di una doccia veloce, prima di tornare a fare il punto sulla nuova missione.
Ma quando il copia ninja arrivò alla stanza da bagno si bloccò, la maglia ancora infilata sulle braccia.
“Ciao.” Un mormorio attutito arrivò alle sue orecchie: Tenzo se ne stava in piedi davanti allo specchio, a torso nudo, il viso semi nascosto dall’asciugamano.
Kakashi, allora si sfilò completamente la maglia e la lanciò sul letto.
“Che ci fai qui? Credevo fossi andato a parlare con i ragazzi.” Chiese accigliato, appoggiandosi allo stipite della porta.
Il moro rimase interdetto: no che non aveva parlato con i ragazzi, merda!
“Sono passato un attimo per prendere delle cose, ho notato il mio stato pietoso e non ho resistito a farmi almeno la barba…”
Il copia ninja abbozzò un sorriso sul viso scoperto e il moro abbassò lo sguardo per non farsi ammaliare. Kakashi era oggettivamente troppo bello.
“Sì, anche io sono tornato per farmi una doccia. Kurenai… no niente…” il copia ninja pensò che non fosse il caso di
sputtanare certe cose.
Tenzo tornò a guardarlo senza capire e forse non voleva. Non gli interessava per niente quello che Kakashi faceva con altre donne, o uomini o animali…no?
“Non è il momento.” Sbuffò, quando il copia ninja, dirigendosi verso la doccia, gli depositò un bacio sul collo.
“Hai i muscoli contratti.” Constatò l’altro, massaggiando le spalle del compagno come qualche giorno prima.
Tenzo cercò di non cedere a quel tocco e si ritrasse.
“Che cazzo fai?” ringhiò scontrando il lavandino, stupendosi poi di sé stesso quando notò l’espressione di Kakashi.
“Siamo nervosi?”
Il moro pregò che la sua mente rimanesse in silenzio. Aveva forse intenzione di fare qualche cazzata?
“No… è solo che… non mi mettere le mani addosso.”
Il copia ninja a quella frase scoppiò a ridere fragorosamente, senza neppure rendersene conto.
Tenzo lo guardò malissimo, senza sapere cosa dire, ma in quel momento i suoi pensieri erano ancora più intricati del solito, non avrebbe potuto cedere alle carezze del compagno, non avrebbe potuto scopare con lui tranquillamente, sapendo che… Nao… e probabilmente anche il loro bambino…
….e Kakashi rideva, rideva di lui e di quanto doveva crederlo patetico ed isterico…rideva prendendolo in giro, possibile che non sapesse essere mai serio con lui? Tutto doveva sempre ricondursi a idiote battute sarcastiche con o senza doppi sensi?
“Smettila!” sputò allora il moro, afferrando il compagno per le spalle.
Il copia ninja lo guardò dritto negli occhi, assottigliando le palpebre quasi minaccioso.
“Smettila tu, deficiente. Che problema hai?”
“Non sono affari che ti riguardano. Solo non c’è proprio un cazzo da ridere!”
“Mi riguardano dal momento che schizzi come una mestruata ragazzina isterica.”
Si fissarono in cagnesco, ognuno con i propri pensieri.
Kakashi aveva passato fino all’ultima mezz’ora a cercare di aiutare una donna che si trovava nella situazione di dover crescere un figlio da sola, perché il marito era stato ucciso in missione. Marito, che per inciso, era anche un suo amico.
Tenzo aveva appreso che Nao ed il loro bambino erano in serio pericolo, che forse li avrebbe trovati sepolti sotto macerie e fango, mentre il suo compagno di squadra andava a fare chissà cosa con una donna.
Sì, entrambi avevano valide motivazioni per essere stanchi e nervosi.
Fu il moro a sbloccare quel momento di staticità, spingendo Kakashi letteralmente fuori dal bagno e colpendolo con il pugno più forte che riuscì a caricare.
Il copia ninja, sgranò gli occhi esterrefatto, ma dopo un attimo sul suo viso si dipinse un’espressione furiosa.
“Credi di poterti battere con me ed avere delle speranze?” ruggì minaccioso.
L’altro lo guardò male muovendo le dita indolenzite per il colpo.
“E tu credi di poter fare e dire tutto quello che cazzo ti pare?”
Il copia ninja scosse la testa, ridendo.
“Tu sei impazzito mio caro, lasciatelo dire.”
“Vaffanculo!”
Il ninja dai capelli argentei a quell’ultimo insulto si lanciò letteralmente addosso all’altro. Entrambi caddero rovinosamente sul pavimento ed iniziarono a darsele di santa ragione, sfogando qualsiasi frustrazione. Una frustrazione che si era solidificata con il tempo, che credevano di riuscire a sedare facilmente, ma che tornava prepotente non appena si davano le spalle. In quel momento non si chiesero cosa pensasse l’altro, ma si dissero semplicemente che non c’era bisogno di saperlo.
Ad un tratto però Tenzo riuscì a balzare all’indietro atterrando sul letto.
Kakashi con la stessa mossa si trovò sul davanzale della finestra.
Silenzio.
I due si fissarono a lungo, ansanti, il sangue rappreso agli angoli della bocca.
“Allora…all’ultimo sangue?” Tenzo aggrottò le sopracciglia fissando il compagno di squadra.
“All’ultimo sangue.” Decretò Kakashi, preparandosi allo scontro.
Il moro scattò in avanti, ma l’altro fu più veloce e si lasciò cadere all’indietro, oltre la finestra, atterrando sul tetto di una casa.
Tenzo allora si aggrappò al ramo di un albero, oscillando pericolosamente verso il basso, ma riuscì a sfruttare la cosa per creare una trave con la mokuton.
Kakashi schivò il colpo per miracolo, crollando lo stesso, assieme al tetto e alle tegole, all’interno di un appartamento. Imprecò quando la sua schiena sbatté violentemente contro il pavimento e la polvere gli si infilò nel naso e nella bocca. La mancanza della sua solita fasciatura non aiutava di certo in quel genere di situazioni. Ma prima che potesse rialzarsi, un peso gli piombò con violenza sullo stomaco.
“Agh…” gemette, quando si trovò Tenzo sulla pancia, pronto a riempirlo nuovamente di pugni.
Con un colpo di reni Kakashi riuscì a ribaltare la posizione, ma il moro fu abbastanza lesto, da riuscire a spostarsi, così che il montante del copia ninja, venne accusato dal pavimento. Il legno si scheggiò, fino a bucarsi.
A fatica, il jonin cercò di estrarre il polso, quando si accorse che le assi si stavano addensando quasi avessero vita propria.
Tenzo, con un palmo appoggiato al pavimento, stava controllando il legno per immobilizzarlo. Poteva sfruttare qualsiasi cosa in quella casa, constatò il moro, ghignando, mentre alcune assi si staccavano dal soffitto fino a colpire Kakashi quasi fossero giganti proiettili.
Il copia ninja si spostò per miracolo utilizzando il chidori per spaccare il legno.
Poi ci fu un’esplosione e i due si trovarono su un altro tetto a picchiarsi con furia, in un corpo a corpo che non sembrava voler terminare così in fretta.
Kakashi cercò più volte di sedare la furia dell’altro, prendendogli i polsi, ma non fu per niente facile.
Solo quando smise di contrattaccare Tenzo si fermò, con il pugno ancora a mezz’aria.
Kakashi, i capelli argentati sparsi sulle tegole, il naso perfetto che grondava sangue, le labbra spalancate nel tentativo di prendere aria, circondate anch’esse da liquido denso, era lì sotto di lui, lo sguardo che sembrava dirgli: “Sfogati, cretino.”
Il moro ingoiò un grumo di saliva e frustrazione e lentamente abbassò il braccio.
“Vaffanculo…” sussurrò, ma senza lo stesso veleno che aveva usato prima.
Il copia ninja aggrottò le sopracciglia.
“Ma vaffanculo tu.”soffiò.
Si guardarono entrambi negli occhi, tenendosi rispettivamente uno la spalla destra e uno quella sinistra. Era già successo che si scontrassero, quando erano ragazzini ed in quel momento si sentirono proprio come allora, l’adrenalina che ancora circolava a renderli euforici.
Si guardarono… e scoppiarono a ridere.
Risero per un po’, tossicchiando, rendendosi conto di quanto fosse ridicola quella situazione.
“Ammettilo…- mormorò Kakashi tirandosi a sedere – Hai bisogno di uno psicoanalista.”
Tenzo si tamponò il naso con una mano, osservando il palmo sporco di rosso scuro.
“Beh, anche tu. Mi hai tirato contro un chidori mica male…”
“Ma se è tutta colpa tua.”
I due risero ancora, aiutandosi l’un l’altro ad alzarsi.
“Che casino.” Osservò Kakashi vedendo due palazzi semi distrutti.
“Già.” Annuì Tenzo.
Quando l’immagine di una Tsunade piuttosto incazzata, accompagnata da quella altrettanto furente di alcuni abitanti, si delineò nelle loro menti, i due ninja si scambiarono uno sguardo d’intesa, prima di balzare via.
Scapparono davvero come due ragazzini.
La luce del primo pomeriggio filtrava fra le tende, rendendo la stanza luminosa e calda, nonostante fosse quasi inferno e nonostante le nubi che ancora si addensavano in lontananza.
Le lenzuola che riflettevano quella stessa luce, si sporcarono di rosso, quando Kakashi spinse Tenzo sul letto. Lo baciò con foga, fregandosene della resistenza, che comunque non durò molto, e lo fece sdraiare sotto di sé.
“La prossima volta che vuoi fare sesso violento…” sussurrò il copia ninja, piantando le dita in una ferita che Tenzo si era fatto sul fianco, facendo gemere di dolore quest’ultimo.
“…devi solo dirlo.”
Il moro sorrise a quella frase e rispose con un morso.
Ma alla fine le mani tornarono ad essere gentili e rispettose sui loro corpi doloranti, mentre le coltri scivolavano via. Non c’era più la voglia di ferirsi, ma solo quella di tornare alla forza rassicurante della passione.
“Kakashi…” mormorò il moro, accarezzando i fianchi dell’altro, cercando di non guardare l’immagine di Nao che la sua mente gli stava mettendo davanti.
Sentiva il calore dell’altro su di sé e si sentiva meglio. Di sicuro anche la scazzotata aveva aiutato, ma quello che riusciva a trasmettergli Kakashi in quel momento apparteneva a tutto un altro mondo.
La mano del copia ninja scese sugli addominali del compagno e lui si lasciò sfuggire un sospiro.
“Hm?”
Cosa voleva dire?
Lo aveva dimenticato?
Oppure era quello che aveva sempre saputo.?
Lì sul letto sfatto, macchiato di sangue, mentre si guardavano ansanti e sudati, aveva sentito i suoi sentimenti farsi più solidi. Sì, era sempre con la mente rivolta a Nao, ma Kakashi… Si impose di non pensarlo, perché se lo pensava era la fine. Perché non poteva essere,
non doveva essere così. Loro non erano ragazzini, non erano frivoli amanti di una notte, loro erano due uomini adulti.
“Io credo di…”
Kakashi sfiorò le labbra dell’altro con le sue, poi si scambiarono uno sguardo. Sentì il cuore mancare un battito, avrebbe voluto fermarlo – Tenzo o il cuore? O entrambi? - … E in un secondo pensò che non voleva saperlo. Non voleva sentire nulla.
Ma Tenzo lo fissò senza esitazione, fermo ed irremovibile, sicuro come non lo era mai stato.
“Io credo di amarti.”
Continua…-
Cosa dire? Un capitolo più difficile di questo non esiste. Insomma, ovviamente non è venuto come volevo e l’ho cambiato, come al solito 800 volte. Poi c’ho preso la mano, mi sono messa lì…ed ora, alle 2 e 30 del 20 gennaio, con la febbre a 38… l’ho terminato così. Mi dispiace. Nel mio immaginario i due non si sarebbero MAI detti una cosa del genere. E tutt’ora sono convinta che questo cambierà le sorti di tutta la storia, accidenti… Quindi sono un po’ rammaricata e un po’ commossa, perché la scena me la immagino. E al diavolo la mia idea di yaoi. Non volevo che fosse la solita storiella con loro due tutti puccettini ed iper checche isteriche che si sbaciucchiano, invece, alla fine… s’è forse ridotta a questo?! Oddea…mentre la paranoia mi assale in modo terribile, vi invito a non uccidermi e a dirmi il vostro sincero parere. E’ così tanto fuori luogo? Razionalmente, pensandoci, lo è…però…sentivo che ci stava.
Spero che, a parte tutto, il capitolo non sia così noioso come invece lo vedo io.
Un bacio a tutte le mie superfan, vi adoro e grazie!
Urdi
P.s. Il ringraziamento sentito va a Slice, che ha contribuito enormemente alla stesura, dandomi consigli e supportandomi. Sappiate che se non ci fosse stata lei la storia non sarebbe andata avanti. Non ce l’avrei fatta a sbloccarmi da questa situazione! Grazie davvero tessoroh!*_* Voi non immaginate quali scleri abbia sopportato alle 3 del mattino. Santa donna!^__^
P.p.s. Vi interessassero anteprime (anche di Over capitolo 14), bozze, disegni, robe...venite a trovarmi sul mio forum
URD CAFE'
Note dell'autrice sul testo:
Mirin:
mi pare sia il nome di un liquore usato nella cucina giapponese, può essere?Comunque nome per il paese di Nao, assolutamente inventato,
sappiatelo!
Cha no kuni: Paese del tè
Aikuchi: la spadina ninja (queste descrizioni sono sempre più enciclopediche, vero?)
Nekote: sono quelle sorte di artigli che hanno gli anbu sui guanti
Risposte ai commenti + Ringraziamenti
@Slice: eccolo il capitolo, anche se ormai saprai tutto. Accidenti al mio infervorarmi per questa fic! Ovviamente ci tengo tantissimo a ringraziarti ancora. Se non ci fossi tu, dovrebbero inventarti, sei fantastica, un piccolo genietto :) Anche se ti sgrido ihih sappi che ti voglio bene. Per altro sì, lo scorso capitolo, nonostante io fossi un po' scettica, mi piace. La scena de locale mi ha divertita e quella di sesso...beh... ne ho in mente altre 10000 peccato non poterle mettere tutte. Ma che vuoi farci? Per me il sesso è una cosa stupenda, nonché una delle componenti fondamentali di un rapporto. E se è così intenso significa che il rapporto è sicuramente ad un livello superiore rispetto agli altri...no? Speriamo cheKakashi lo capisca e che soprattutto: si decida a dire qualcosa in proposito. Non c'è stato bisogno di frustarli, visto? Si sono menati da soli -_-' Spero davvero di non essermi fatta trascinare troppo dagli eventi ; _ ; voglio un parere sincero eh. O ti meno pure a te!*__* ti adoro! Smack.
@Larz: Ciao cara! Intanto ti ringrazio per il contest, la fic era troppo divertente XD appena la posti la comment, che era spassosissima, mi dispiace che i giudizi siano limitativi, perché per me erano tutte belle. Ordunque sì! Ogni tanto aggiorno, ma pensa?Ahahah (cazzo rido?) Kakashi se la fa con Kurenai? Chissà... in effetti s'è davvero scopato chiunque in questa storia, ma ci sono dei motivi... è che lui si fa trascinare dagli eventi, non reagisce e vedi: combina dei gran casini, diciamolo u_u' Anyway Tenzo è sempre nel suo letto, e ormai è un po' che c'è, quindi forse ha fatto la sua scelta... Di Iruka stuprato volevo scrivere... di sicuro una KakaIru erotica verrà postata, perché l'avevo scritta per il contest sull'erotismo a cui mi sono dovuta ritirare, e che terminerò partecipando ad un altro contest. Doveva essere spin off di questa, ma mi sa che non lo sarà per via di una piega diversa che ha preso. Forse ci sarà un flashback, anche se ormai lo trovo improbabile...chissà... mai dire mai!
@Crow: Oh, cara ti ringrazio molto...e questo capitolo? Piaciuta la svolta o mi do all'ippica?
@Ukog: la scena del locale è piaciuta XD io personalmente sono soddisfatta... Spero che anche questo capitolo non ti deluda (sono insicura davvero su questo finale...). Grazie, un bacio!
@Lelly87: carissima, stimata collega universitaria!!! Come sta ora la scimmia che avevi addosso?XD Ho paura di aver fatto una caduta di stile...speriamo di no!Un bacino...
@MarinaNeko: sì, beh, Anko non fa una grande parte, ma io non la odio. Boh, sta lì... Ma non sono propensa a volerla descrivere più di tanto. Forse un giorno. Spero che anche per te questo capitolo non sia una delusione!
@Arwen88: Ehm... non so cosa dire, visto quel che è accaduto, ma...fammi sapere se sei soddisfatta!;)
@Aya88: Tesoro, io ti ringrazio per aver letto tutta la fic di seguito e spero che questo capitolo, di svolta più per me che per loro, lo ammetto, ti sia piaciuto. In realtà è difficile dire cosa lega i due protagonisti, è una roba strana, un sentimento forte ed indissolubile. Mi piace descrivere una cosa del genere, qualcosa di così potente, un po' irreale e magnifico. Bello proprio perché non può esistere se non nel mondo delle idee come direbbe il nostro amico Platone! Eheh, grazie della bella recensione e del paragone con Ungaretti. Mi sento onorata... :D Un bacio!