Dedico questa parte agli ultimi lettori che si sono uniti alle recensioni e ai preferiti, grazie per il sostegno e per l'entusiasmo. Spero che possa piacervi...

Over and Over Again
-più e più volte ancora-


Di Urd or Urdi


Parte 12




“Finalmente ramen!” esclamò Naruto, nonostante la stanchezza. Quella mattina era finalmente riuscito a tagliare la cascata e adesso lui e i suoi sensei si stavano recando all’Ichiraku per il pranzo. 
Kakashi e Tenzo camminavano poco distanti dal giovane, rivolgendosi a malapena qualche occhiata o qualche commento su come era stato veloce il ragazzo ad imparare la tecnica. 
“Stento a crederlo.”
“Che ti dicevo? Naruto è il ninja più imprevedibile che io conosca.”
“Davvero e questo allenamento è proprio efficace, guarda che risultati ha ottenuto.”
Kakashi abbozzò un sorriso, mentre scostava la tenda per entrare nel locale.
“Il merito non è solo di Naruto, conta anche il contributo di Sasuke… - il copia ninja si spostò per far passare prima Tenzo – Prego.”
Il locale era immerso nella confusione, data soprattutto dalle urla del signor Teuchi contro due camerieri che Kakashi non aveva mai visto. 
“Ma dov’è Ayame?” chiese il copia ninja, mentre lui e i suoi compagni prendevano posto al bancone.
Il signor Teuchi lo guardò con una sorta di ghigno.
“E’ in viaggio, per questo ho assunto dei sostituti.” e detto questo presentò i due giovani. 
Kakashi abbassò lo sguardo, sentendosi per un attimo in colpa. Ricordò l’espressione di Ayame prima che uscisse da casa sua pochi giorni prima. Era stato brusco con lei: famelico come un lupo, l’aveva attirata nel suo letto e si era saziato con la sua carne. Non che prima ci fosse un rapporto d’amore, anzi, ma quell’ultima volta, sicuramente ancora scosso per la comparsa improvvisa di Tenzo, si era comportato da vero stronzo.
/E dire che mi aveva portato da mangiare…/ si rammaricò, mentre staccava le bacchette. 
Era davvero possibile che durante tutti quegli anni non avesse imparato qualcosa sui comportamenti umani? No. In realtà lui comprendeva fin troppo bene le persone, con un’unica eccezione: se stesso. Spesso si era trovato a guardarsi allo specchio, cercando di vedere attraverso al proprio riflesso. Eppure ogni volta spostava lo sguardo e si concentrava su altro. Che fosse spaventato da ciò che poteva vedere? Possibile che fosse convinto di dare solidità alle proprie insicurezze, se lo avesse fatto? Quando arrivavano queste domande le accantonava e tornava alla propria vita, come se così fosse più facile. Ma non era stupido e sapeva cosa comportava quel modo di fare.
Niente legami. Niente amore. Incomprensioni. Frustrazione. Aveva davvero tante parole per definire il suo modo di vivere, e non gliene piaceva nessuna. Avrebbe potuto lasciarsi andare, incontrare Ayame, uscire con lei, niente contatto fisico se non quello intimo e caldo elle loro mani che si stringevano una all’altra. E poi…poi parlare per ore, conoscersi, innamorarsi, dare uno scopo diverso da “sopravvivere” alla sua esistenza. Avere una quotidianità.
Ma Ayame non era la donna della sua vita, non era nulla se non l’incarnazione di un desiderio di normalità, di famiglia, di affetto. Era gentile, carina e lo amava. E lui niente. Prendeva quello che lei aveva da dargli, sfruttava quell’amore per sentirsi meglio quando stava da cani e poi la guardava andare via senza muovere un muscolo dalle lenzuola sfatte. Avrebbe dovuto essere chiaro sin dall’inizio, ma quando lei si presentava con il pranzo o la cena pronti, gli sorrideva, gli si concedeva senza pretendere (e pretendendo tutto in realtà), lui non riusciva a resistere e non voleva allontanarla. Così si era allontanata lei.
In tutto quel casino, poi, c’era una terza persona, seduta poco più in là al bancone del locale. Qualcuno che non aveva mai smesso di contare davvero. Un limite che non poteva essere superato, soprattutto adesso che si era ridisegnato netto nella sua vita.


Tenzo dall’altra parte, osservava con la stessa espressione gli spaghetti in brodo nella sua ciotola.
/Non mi va il ramen…/ pensò disgustato. L’inappetenza era utile per un ninja quando c’erano situazioni critiche, ma non un buon segno quando doveva recuperare le energie. Tuttavia in quel momento il solo pensiero di infilare qualcosa nello stomaco gli dava la nausea. Si sentiva parecchio stanco e privo di energie, per cui era fin troppo facile per la sua mente riproporgli questioni irrisolte. Era stato bene con il compagno la sera prima, eppure qualcosa non quadrava. Era ancora a disagio, perché non si sarebbe mai aspettato di finire in una situazione del genere. 
Per un po’ aveva pensato di lasciare che le cose andassero da sole, ed era sicuro che per Kakashi fosse lo stesso…

Poi d’improvviso, il rombo di un tuono, fece fermare qualsiasi pensiero e qualsiasi movimento nel locale.

“Sta arrivando una tempesta.” Commentò Teuchi, agguantando uno strofinaccio per pulire il piano della cucina.

A quella frase Kakashi e Tenzo alzarono lo sguardo dalla propria ciotola e si rivolsero un’occhiata.






La hokage chinò il capo, lasciando che i lunghi capelli biondi per un attimo le nascondessero il viso. 
Alcune volte era particolarmente difficile il suo lavoro. Amministrare, controllare, prendere decisioni che non potevano essere rimandate. Un sì o un no, potevano cambiare le sorti dell’intero villaggio. 
Era sottopressione Tsunade, e quando accadeva non era buon segno per chi le si trovasse vicino.
Alla notizia della morte di Asuma Sarutobi, aveva reagito abbassando la testa, quasi a voler chiedere scusa. Così un’altra donna perdeva l’uomo che amava, così un’altra foglia cadeva sotto il nemico, così, di nuovo, si sentiva impotente. Se avesse potuto, sarebbe scesa in campo lei stessa, ma non le era concesso e questo era dannatamente frustrante. Era facile pensare all’hokage, criticare le sue scelte o darle la colpa degli avvenimenti, se avessero saputo invece…
“Ho capito, lo dirò io a Kure…” iniziò la donna, ma il chunin di fronte a lei la bloccò:
“No. Sarò io a farlo. – affermò Shikamaru, l’espressione provata in volto – Il capitano Asuma, mi ha lasciato un messaggio per lei.”
La hokage annuì comprensiva e vide di riflesso il volto di Dan che le sorrideva.
“Va bene, vai pure Shikamaru.” 
Il chunin a quella frase si inchinò e lasciò la stanza con un grosso peso sulle spalle.
“Izumo, avverti Kakashi e Yamato. Sono al campo di addestramento numero 10.”
“Agli ordini.” 
Eppure i presagi c’erano stati tutti.
“Dannazione!” sbottò Tsunade alzandosi in piedi e volgendo lo sguardo fuori dalla finestra. 
Kotetsu, l’ultimo ninja rimasto con lei nel suo ufficio, abbassò lo sguardo rammaricato.
“Hokage-sama...”
“Kotetsu… - lo interruppe la donna – Dai la notizia al resto del villaggio.”
“Sì, signora. Posso fare qualcosa per…”
“E’ tutto.”
Lui rialzò lo sguardo come a voler dire qualcosa, ma la donna gli fece intendere con la sola espressione del suo viso, che non c’era più nulla da aggiungere: Konoha doveva prepararsi alla battaglia.







Pioveva da ore ormai, ma Tenzo era sempre immobile. Sembrava che neppure la pioggia potesse spostarlo di un solo millimetro. 
Kakashi accanto a lui, ogni tanto si premurava di chiedergli se volesse fare una pausa, ma il moro negava costantemente.
“Ho idea che tra poco non riuscirò più ad alzarmi. Rimarrò in questa posizione a vita, ma sto bene.”
“Comodo. – constatò il copia ninja, con un sorriso – Dai, riposati un attimo, devo dire qualcosa a quel pazzo di un genin.” 
Ma prima che entrambi potessero fare qualcosa, videro una lingua rossa divampare tra le copie di Naruto. Un potente ringhio fece tremare persino l’acqua che scendeva dal cielo e il biondo invocò aiuto.
“Tenzo!” chiamò Kakashi tentando di mantenere l’equilibrio, mentre la terra si spaccava sotto i suoi piedi.
“Lo so, maledizione!” imprecò l’interessato, premendo i palmi delle mani nel fango. Sentì il terreno ribollire sotto la pelle, strinse i denti e cercò di carpire gli elementi che gli servivano per la mokuton
In un istante il legno prese vita e artigliò Naruto, quasi fosse una gigantesca mano.
Il ragazzo, semi trasformato in volpe, si dimenò per qualche minuto, ruggendo così forte da sconquassare tutto quanto, persino i corpi dei due jonin che osservavano la scena.
Tenzo cercò di mantenere quella posizione, nonostante lo sforzo; percepiva distintamente i muscoli del collo, delle spalle e delle braccia, contratti dolorosamente. Le sue mani affondavano completamente nel fango, mentre la pioggia sferzava il suo corpo con violenza.

Quando Naruto parve calmarsi, il jonin dai capelli corvini rilassò i muscoli e sciolse la tecnica, mentre il copia ninja andava in soccorso del giovane.
Tenzo si massaggiò il braccio, scostando poi i capelli fradici dalla fronte. Il freddo arrivò all’improvviso assieme alle numerose ore di allenamento intensivo fatte dall’alba. Ansante, osservò la figura ormai lontana di Kakashi: avrebbe avuto voglia di lasciar perdere, tornare alla vecchia vita che si era costruito, e lasciar andare quel senso di oppressione che portava dentro. Tuttavia sapeva che ormai sarebbe stato troppo difficile recidere il legame che li teneva uniti. 
Ad un tratto il moro si voltò, percependo la presenza di qualcuno che si avvicinava. 
“Izumo!” esclamò, quando l’ex compagno di squadra gli piombò letteralmente davanti. Il nuovo arrivato aggrottò le sopracciglia in un’espressione stranita, poi sorrise amaro.
“Mi avevano detto del tuo ritorno, Tenzo.”
Yamato si alzò in piedi, senza sapere cosa rispondere, ma l’altro lo precedette.
“Sono qui per fare rapporto. – asserì telegrafico. - Dovete interrompere immediatamente l’allenamento e tornare al villaggio.” 
“Cos’è successo?” chiese Tenzo di riflesso. Izumo allora lanciò un’occhiata a Kakashi, ancora lontano.
“Il capitano Asuma Sarutobi è deceduto in battaglia.”
Il jonin aggrottò le sopracciglia cercando di ricordare a chi appartenesse quel nome. Ritrovò un volto indistinto nella sua mente: il figlio del Terzo Hokage ed uno dei dodici guardiani del fuoco…
“Un amico di Kakashi.” Sussurrò Izumo, quasi avesse letto nel pensiero all’altro.
Tenzo si fece immediatamente cupo e senza neppure rendersene conto si voltò verso il compagno di squadra che stava aiutando Naruto a rialzarsi in piedi.
/Merda./






はたけ サクモ
うちは オビト
波風 ミナト
テンゾウ
月光 ハヤテ
猿飛 ヒルゼン




奈良ル シカ
*








“Ehi…” la voce di Tenzo, in mezzo alla confusione del locale gli arrivò distorta. Il copia ninja non 
si voltò e mandò giù un bicchiere di sakè fumante.
“Konbanwa.” Salutò atono, ormai pericolosamente vicino alla sbronza.
Il moro prese posto accanto a lui e si versò da bere.
“Konbanwa.”sospirò.
Era strano come certe scene si ripetessero uguali a distanza di così poco tempo.
“Ho idea che sia un circolo vizioso, sai Ten? Un ciclo, come il cambio di stagione e al posto delle foglie ci siamo noi. – il copia ninja sorrise amaramente al paragone – Ma le foglie cadono solo d’autunno.”
Il moro ricambiò il sorriso, lasciando che i suoi occhi neri si schiudessero leggermente.
“Lo conoscevi da molto?”
Il copia ninja abbassò lo sguardo.
“Abbastanza da considerarlo un vero amico.”
Il brusio del locale tornò prepotente a riempire le loro teste. C’erano un sacco di jonin e chunin, apparentemente sereni, ognuno con il sorriso sulle labbra e la disperazione nel cuore. 
La sera non c’era spazio per buttarsi giù, ma semplicemente la voglia di annegare i dispiaceri. Di festeggiare chi era morto con onore e stringersi a chi era rimasto, forse ancora per poco tempo. 
Izumo e Kotetsu, raggiunsero i loro ex compagni di squadra qualche minuto dopo, così che Kakashi non ebbe modo di approfondire il discorso.
“Chi si vede…il miracolato.” Abbaiò affettuosamente Kotetsu, abbozzando un sorriso all’indirizzo di Tenzo.
“Uff… Vi prego, quando la smetterete con questa storia?” 
“Te lo meriti. E’ stata davvero una sorpresa ritrovarti qui.”
“Devo prenderlo come un ‘ci sei mancato’?”
Risero tutti e quattro, non realmente felici, e accennarono un brindisi.
“Ad Asuma.” Proferì Kakashi, il viso tirato, mentre abbassava la fasciatura sul mento. Gli altri si fecero seri a loro volta e scontrarono i loro bicchierini.
Il sonoro “tiin” della porcellana che si scontrava, sembrò quasi distruggere con il suo suono tutto il resto. 
I volti dei quattro erano segnati dalla fatica e dall’amarezza. Un altro amico era morto. 
Un altro.
Di nuovo.
Ancora.
Un buco che pareva allargarsi di volta in volta, trascinandoli sempre più in basso: non sembrava esserci scampo. E dire che fino a qualche sera prima loro stessi erano proprio in quel locale, a ridere e scherzare, sfottendo quella stessa morte che aveva cancellato l’ennesimo affetto. 
Cosa rimaneva allora? 
Il solito locale, i sopravvissuti ed altre battute stupide per seppellire il rancore e l’amarezza.
Si facevano schifo tutti, si odiavano tutti, eppure sapevano che non avrebbero potuto fare altro. 
E la vita andava avanti con lo stomaco pieno di pietre.

“Peccato, non ci sono ragazze stasera…”si lamentò Izumo ad un tratto, per rompere quell’attimo di silenzio. 
Kakashi sospirò e si voltò a guardare la gente che andava e veniva dal locale.
“Devo aver visto Suzume ed Anko da qualche parte.”asserì, sperando che non ci fossero davvero altre esponenti del gentil sesso, che sicuramente lo avrebbero messo alle strette.
Kotetsu sbadigliò sonoramente, portandosi una mano alla bocca con finto fare annoiato.
“Mah…se era per vedere quelle due, potevo dedicarmi al riposo questa notte…” commentò, sapendo benissimo che il motivo per cui erano lì era un altro: non sentirsi impotente. Aveva osservato Asuma morire e non aveva potuto fare nulla; cercava quindi un modo per poter smettere di pensarci almeno per qualche ora.
Quando l’ennesimo attimo di silenzio carico di frustrazione e rimpianto si solidificò sull’espressione dei quattro, una donna non tanto alta e dai capelli scuri raccolti in ciocche disordinate, fece la sua comparsa davanti a loro.
“Brutti ceffi!” esordì aggressiva come solo lei sapeva essere, facendo sobbalzare i jonin presenti.
“Non si saluta neppure?”ringhiò, le guance arrossate per il troppo sakè.
I ragazzi le sorrisero nervosamente, ma lei li ignorò.
“Tsk, sembrate delle mummie!” Bofonchiò, sedendosi sullo sgabello accanto a Kakashi. 
Il copia ninja allora si voltò verso la nuova arrivata e le rivolse un sorriso sghembo.
“Buonasera, Anko… - commentò suadente il jonin. - Li hai visti anche tu? Hanno perso un compagno e non sanno fare altro che nuotare nella loro disperazione.” Sussurrò, ma a voce abbastanza alta da farsi sentire dagli altri.
Kotetsu e Izumo lo fulminarono con lo sguardo, mentre Tenzo incrociava le braccia al petto, pronto ad incassare un’eventuale frecciata. 
“Un vero ninja non si lascia sopraffare dal dolore, affronta la morte senza fare una piega. E questo lo rende estremamente affascinante, non credi? Dai Anko, lasciamoli perdere…” continuò il ninja dai capelli argentei, cingendole le spalle con un braccio. 
“Insomma. Hai qui un vero uomo, pronto a soddisfare qualsiasi tuo desiderio.”
La jonin guardò l’altro con un sopracciglio alzato e poi sorrise.
“Oh, Kakashi, tu sì che sei un figo!” strillò, gettandogli le braccia al collo e facendolo barcollare pericolosamente sullo sgabello. 
Tenzo si coprì gli occhi con una mano, ed Izumo e Kotetsu li guardarono esterrefatti.
“C’è voluto poco per convincerla.” Fu uno dei commenti, mentre osservavano la kunoichi, strusciare il viso contro la spalla del copia ninja quasi fosse un gattino affettuoso.
“E’ talmente ubriaca che l’avrebbe sedotta anche Morino.”
“Ehi! – protestò la ragazza voltandosi verso Kotetsu – Ibiki è un bell’uomo. Le cicatrici sono molto sexy.” Affermò ridacchiando.
“Anche io ho molte cicatrici…” aggiunse Kakashi, per riportare l’attenzione su di sé.
Anko lo guardò con sguardo liquido: il gioco sembrava interessarle parecchio.
“Tsk, Anko, Anko, Anko… - una voce si fece largo tra la folla e lei si voltò – Credevo sapessi scegliere meglio i tuoi amanti.”
Yamato inarcò un sopracciglio sorpreso: e quello chi diavolo era? La situazione stava prendendo una piega decisamente insolita. Era morto un ninja, un loro amico e lì continuavano a festeggiare come se niente fosse? Si sentì quasi male, mentre osservava il nuovo arrivato avvicinarsi: indossava una tuta da allenamento verde scura, il giubbotto da jonin sbottonato sul davanti ed aveva un’assurda pettinatura a fungo.
“Gai.” Brontolò Kakashi scendendo dallo sgabello e tenendo Anko per la vita con un braccio.
“Kakashi.”
Silenzio, e uno strano gioco di sguardi. 
“Gai, stasera non ho voglia di giocare a chi vince e chi perde, ok? Accetta la sconfitta, Anko ha scelto me.” Proferì il copia ninja, visibilmente ubriaco.
“Tsk, vedremo… - poi si rivolse alla jonin – Anko-chan, andiamo, non vorrai davvero andare con quel corpo vecchio e decrepito, quando puoi avere un giovane virgulto come me. Le cicatrici non sono poi così affascinanti, se sono accompagnate dalle rughe…” La ragazza lo squadrò dalla testa ai piedi poco convinta, soprattutto perché vedeva i contorni delle cose sdoppiarsi.
“Sai, sotto questa tuta c’è una pelle liscia e giovane… non ti piacerebbe scoprire quanto è vellutata?”
Kakashi ridacchiò.
“Nemmeno i miei cani ninja ci cascherebbero.” 
Izumo, Kotetsu e Tenzo nel frattempo seguivano la vicenda ormai appassionati ed Anko era assorta in un mondo tutto suo. Per un attimo sembrò che stesse seriamente valutando il partito migliore, lanciando occhiate ad entrambi i contendenti. Alla fine, piuttosto in fretta in realtà, prese la sua decisione, ed esclamò:
“Oh, Gai-sensei! Sì, voglio assaggiare quella pelle!” 
Ma prima che l’uomo potesse stringerla a sé, un’altra persona aveva afferrato la jonin per un polso, spostandola di malo modo. 
“Anko…” La voce profonda di Tenzo le accarezzò un orecchio e risvegliò l’attenzione di Kakashi, che guardava il moro sbalordito.
“Non hai certo bisogno di loro. Se vuoi andare a letto con qualcuno, c’è sempre tempo. – disse, sfiorandole il collo con le labbra – Tu fai la dura, ma hai bisogno di qualcuno che ti comprenda, perché nessuno di loro immagina cosa voglia dire passare l’infanzia tra le grinfie di una serpe.” Lei sgranò gli occhi, guardando Yamato.
“Io invece lo so…e so cos’hai provato, so come ci si sente ad essere trattati come l’esperimento di una belva assassina, per cui, lasciali perdere e vieni con me. Sono solo io l’unico che può darti ciò di cui hai bisogno.” 
Ci fu un attimo di puro silenzio, poi l’urlo estasiato della jonin, completamente conquistata dal fascino complice del moro, e gli insulti degli altri. 
“Va’ a cagare Ten!” fu la frase più urlata, mentre fra le risa si scioglievano l’angoscia e l’agonia della perdita di un amico. 



Kakashi, incassando “la sconfitta”, si era seduto nuovamente al bancone e guardava i propri amici ridere e scherzare quasi fossero tornati ai vecchi tempi. Fu persino contento di vedere Tenzo parlare con gli altri, ed abbozzò un sorriso senza neppure accorgersene. 
Sospirò, voltandosi verso il bar ed ordinando dell’altro liquore: quella sera andava così. Lo faceva per Asuma, era in suo onore; si era ripromesso di recuperare anche qualche sigaretta, ma non ci era ancora riuscito.
/Rimedierò./ si disse, sentendo il sakè scivolare giù, fino alla fine del suo spirito, accompagnato dal vociare dei suoi compagni. Li ascoltò di schiena, come se potesse cogliere qualcosa senza vederli in viso, mentre si bacchettavano uno con l’altro. Un giorno sarebbero scomparsi, oppure sarebbe stato lui stesso a crepare da qualche parte, chissà. Si chiese se avrebbero visto la vecchiaia e le rughe per davvero, se si sarebbero ritrovati di nuovo, potendo dire: “Noi ci siamo salvati.” E d’improvviso ebbe la consapevolezza della figura di Asuma che si cancellava da quel futuro, e il cuore gli si spaccò a metà. Era sempre uguale quella sensazione, non guariva mai.
“E’ un destino crudele il nostro, eh?” chiese Suzume, notando lo sguardo perso del copia ninja.
L’altro non rispose limitandosi a voltarsi.
Lei sorrise cordiale e si sedette sullo sgabello che prima era occupato da Tenzo.
“Non ti capisco, Kakashi...”


Ansiti e gemiti che riempivano la stanza. 
Il fischiare del vento contro la finestra e una tragedia appena arrivata a sconvolgere le loro vite.
“Non…basta…” piangeva lei. 
“Scusa. – aveva mormorato invece il ragazzo, abbassandosi a baciarle il collo – Suzume…stai…stai bene? Fa tanto male?”




Non più di quanto facesse male il resto.




“…Come diavolo fai a parlargli ancora dopo quello che ha fatto?”chiese aspra, rivolgendo un’occhiata a Tenzo, coinvolto poco più in là in una gara di bevute con Gai.
Il copia ninja tirò la sua espressione in un sorriso.
“Suzume, noto del risentimento.”
La donna aggrottò le sopracciglia e appoggiò i gomiti al banco.
“Può essere, infondo credevo anche io che Tenzo fosse morto. Ho il diritto di essere incazzata. Non mi va certo di accoglierlo a braccia aperte come avete fatto voi. Non si può…non si può uscire ed entrare dalla vita degli altri, aspettandosi che tutto sia come prima. Tu che eri il suo migliore, se non unico, amico dovresti odiarlo.”
Il copia ninja brindò con un partner immaginario e scolò l’ennesimo bicchiere.
“Non ho più quindici anni, Suzu-chan. – Kakashi la guardò con l’unico occhio visibile – E neppure tu.”
La donna arrossì, portando i corti capelli neri dietro l’orecchio destro.
“L’hokage non è scelto perché debba mettersi a giocare a rompere le coppie, ma perché deve prendere delle decisioni anche drastiche. Un ninja deve eseguire un ordine per il bene del villaggio e del paese. Un ninja che fa il suo dovere, rinunciando a tutto, al suo nome compreso, per il bene del resto del villaggio, è un vero ninja. Per questo uno shinobi con sani principi, che si è sacrificato a tal modo non può essere odiato.”
E di rimbalzo il pensiero di Kakashi andò a suo padre, mentre usciva di casa.
La jonin rimase senza parole, non sapendo come ribattere, ma l’altro non avrebbe atteso una risposta: lo vide alzarsi e dirigersi verso i compagni di squadra.
Kakashi attraversò la sala piena di gente, avvertendo il nervosismo di quella conversazione. Non era mai stato particolarmente amico di Suzume, anzi, si sentiva a disagio quando c’era lei, perché ricordava perfettamente cos’era accaduto fra di loro il giorno della morte di Tenzo. Lei era stata la prima delle sue amanti usa-e-getta, e non poteva certo dire che fosse stato bello. 


“Suzu…Suzume…almeno smettila di piangere.”


Inesperti e disperati, avevano cercato insieme una via di fuga, peggiorando semplicemente la situazione.
Ed ora…ora che un amico se n’era andato davvero, non riusciva a fare altro che difendere il moro, anche se sapeva che nel discorso della jonin un fondo di verità c’era: non si può entrare e uscire dalla vita degli altri a piacimento. E lo aveva ammesso lo stesso Tenzo, tuttavia c’erano anche tanti, troppi, altri fattori da considerare; la situazione non era affatto così semplice.
“Ah, finalmente ci hai raggiunti.” sorrise Gai, andando incontro all’amico, barcollando pericolosamente.
Il jonin dai capelli argentei alzò lo sguardo e rilassò l’espressione.


La morte era troppo vicina per avere voglia di parlarne o ricordarla.


“Mi sa che stai perdendo Gai.”
“Cooosha? Sgherzi?! Shono sobrio come appena uscito di casha! Ma…se vuoi…ti sfhido!”
Kakashi abbozzò un sorriso.
“Non ti conviene…”




Suzume era rimasta lì a mordersi un labbro per il nervoso, desiderando piangere e allo stesso tempo abbracciare Tenzo e dirgli che le era mancato. Ma non lo fece, rimase immobile, distrutta come allora, non sapendo spiegare quella sensazione di angoscia che provava nel vedere quegli occhi neri ora ridere, ora guardare Kakashi, ora appoggiarsi su qualsiasi oggetto presente nel locale che non fosse lei.
Kotetsu, distraendosi un momento dal gioco stupido che avevano iniziato i suoi amici, la vide da sola e le si avvicinò.
“E’ tutto ok?” chiese, appoggiandole un mano sulla spalla. Lei non si girò, osservando il riflesso del proprio naso nel bicchierino di sakè.
“Sì…è solo che…Non riesco a capire come faccia Kakashi ad essere così sereno accanto a Tenzo. Io, al pensiero di averlo rivisto dopo tanti anni, di averlo creduto scomparso, mi sento...tradita.”
Il jonin sorrise.
“Sì, ha fatto strano anche a me. Ma un amico oggi è morto per davvero, sotto i miei occhi, per cui non posso fare a meno di sentirmi meglio nel sapere che un altro invece è vivo.”
La ragazza si voltò a guardarlo.
“Sai, - riprese il moro con i capelli perennemente arruffati – il rapporto fra Kakashi e Tenzo è sempre stato diverso. Inizialmente si insultavano e si rivolgevano a malapena la parola, però insieme lavoravano molto bene. E non so dirti come mutò la situazione, fu un cambiamento che avvenne così, quasi senza un motivo. Non ricordo esattamente come, ma alla fine erano sempre insieme, uniti da un affetto quasi…” il jonin non riuscì a trovare la parola adatta e volse lo sguardo proprio ai due interessati, che adesso ridevano assieme, il copia ninja con il braccio attorno alle spalle del moro.
“…morboso.” Terminò, osservandoli e leggendo fra le righe ciò che molti, neppure Suzume, avrebbero mai potuto comprendere.







Tenzo infilò con prepotenza le dita nella fasciatura che copriva il viso di Kakashi e la abbassò sul mento, impossessandosi delle labbra del compagno con le proprie. 
Si scambiarono un lungo bacio dal vago retrogusto alcolico, abbracciandosi stretti, addossati alla parete di un palazzo. 
Il vicolo era poco illuminato e nessuno li avrebbe visti, ma poco importava. L’alcol in circolo era abbastanza perché le loro inibizioni fossero ridotte al minimo.
“Ten…” ansimò il copia ninja, infilando la lingua di prepotenza nella bocca dell’altro.
Il moro ricambiò con altrettanta passione, succhiando le labbra del suo amante.
“Siamo in mezzo alla strada.” Ridacchiò infine il moro, staccando bruscamente il compagno dalla parete. 
Kakashi lo guardò storto, alla luce di una lampada di carta che si accendeva a intermittenza.
“Andiamo a casa.” Ordinò, strattonando verso di sé Tenzo, per baciarlo di nuovo, accarezzandogli i capelli ed inspirando il suo profumo.







A casa, parola che regalava immediatamente calore, si lasciarono andare. 

Tenzo artigliò le lenzuola, scendendo a baciare il collo di Kakashi appena dietro l’orecchio. 
Sospirò di piacere e spinse il bacino, in modo che il suo sesso entrasse completamente.
Il copia ninja gli morse a sangue un braccio, ma l’altro non se ne curò, troppo preso dall’estasi. In quei giorni in cui si erano dovuti fermare ad alcune carezze un po’ spinte lo aveva desiderato da morire. Voleva prendersi quel corpo, voleva piegare sotto di sé il grande Kakashi Hatake, sentirlo ansimare contro il proprio orecchio, sentirlo urlare insulti, fargli e farsi male. 
“Avrei voluto fotterti ieri…” sospirò, spingendosi ancor più a fondo.
L’altro lo guardò con sfida, leccandogli il labbro inferiore per poi morderlo.
“Osi lamentarti?” ringhiò Kakashi, ribaltando le posizioni, avvertendo tuttavia un dolore quasi insopportabile alla base della schiena. Il bruciore si irradiava dal suo intestino fino ai nervi più sensibili di tutto il suo corpo, eppure continuò a muoversi a cavalcioni del compagno.
Non avrebbe voluto farlo. Spesso si era odiato per averlo permesso anche solo una volta, ma poi non riusciva a farne a meno. Era restio, è vero, ma per lui Tenzo era diverso. 
Non era come stringere il corpo di Ayame, sapendo che lei si sarebbe aspettata qualcosa, che probabilmente non avrebbe raggiunto l’orgasmo, perché troppo presa a fare tutto quello che lui voleva. E non era neppure Shizune, che a causa di una singola notte ora non lo riusciva più neppure a guardare in faccia. E soprattutto non era Iruka, stuprato e sottomesso un giorno in cui Kakashi era stato preso dal desiderio di fottersi un uomo.
Era il suo compagno, era Tenzo…e allo stesso tempo non lo era. Era un uomo che aveva conosciuto qualche giorno prima, a cui aveva permesso di impossessarsi del suo corpo.
Facevano sesso selvaggiamente, odiandosi e amandosi come nessuno avrebbe mai potuto fare. 
Era devastante, sia a livello fisico che mentale e il copia ninja dubitò seriamente potesse esserci un modo per tornare indietro. Voleva impazzire, voleva evitare di pensare, voleva lasciar perdere quella parte di sé che petulante gli ricordava di come andava di merda la sua vita. Forse cercava di illudersi, oppure di tornare ragazzo, quando per cancellare i problemi, bastava scopare con il compagno di squadra, bere e vomitare.
Tenzo artigliò le natiche di Kakashi e lo spinse ad aumentare il ritmo, provocandogli una fitta.
Il copia ninja scese a baciare il suo amante, portandosi una mano sul pene eretto. Lo strinse forte, abbassò e rialzò la pelle che lo ricopriva, prima lentamente, poi sempre più veloce.
Il moro, accarezzò la nuca dell’altro e lo coinvolse in un lungo bacio, leccando e attorcigliando la lingua alla sua.
Il locale e i discorsi con gli altri sembravano ora lontani, c’era solo quel calore avvolgente
D’un tratto Kakashi si sollevò in modo da far uscire il membro di Tenzo dal proprio corpo. Provò un senso improvviso di benessere e allo stesso tempo di abbandono. Qualcosa che con nessun altro aveva mai sperimentato.
Yamato lo lasciò fare, indeciso tra incazzarsi per il mancato orgasmo e il prendersi una rivincita. 

Vinse la seconda ipotesi, mentre accarezzava i capelli del “senpai”.

Per qualche minuto si scambiarono solo carezze e lunghi baci fra le lenzuola sfatte. Non c’era fretta, c’era amarezza. E un indubbio sentimento inespresso, a cui ogni gesto dava vita. 
Scopavano.
Ci davano dentro, si lasciavano andare al piacere senza porsi domande, eppure era il coinvolgimento più totale e completo che avessero mai provato. 
Le loro mani, scivolavano sulla pelle facendola vibrare, tendere. 
“Succhialo.” Chiese infine il copia ninja, ormai perso nell’estasi.
Il moro gli morse una spalla.
“Scordatelo. Mi sembra di aver già dato in…questo senso. Dovresti farlo tu a me.”
Kakashi allora si avvicinò maggiormente al compagno lasciando che i propri sessi si sfiorassero.
“Ti ho concesso dell’altro questa sera, se non sbaglio.”
Un bacio a fiori di labbra, 
uno scontro di lingue,
un altro bacio.
“Ma non è abbastanza.”
Il copia ninja rise, baciando l’amante con ancor più foga.
“Non è mai abbastanza.” Decretò, voltando l’altro con la forza, penetrandolo con decisione. Non completamente, ma con una spinta poderosa, trattenendo Tenzo per le braccia. 
“Ah…accidenti…”ringhiò il moro, dimenandosi quasi, avvertendo il pene di Kakashi entrare. Era difficile penetrarlo lateralmente, si era detto il copia ninja, ma la posizione lo intrigava.
“Rilassati.” Sussurrò all’orecchio dell’altro, con inaspettata dolcezza. Tenzo strinse i denti, ma cercò di rilassare davvero i muscoli, avvertendo Kakashi abbracciarlo teneramente.
Il moro percepì il tocco leggero delle labbra del compagno sulla nuca, appena sotto l’attaccatura dei capelli ed un brivido gli percorse la schiena.
“Ten…” mormorò il copia ninja, socchiudendo gli occhi e appoggiando la fronte fra le scapole dell’amante.
“Ten…”ripeté, quasi con disperazione.
Yamato percepì una nota distorta in quell’ansito, così si fermò, smettendo di assecondare i movimenti dell’altro.
“Kakashi...” Iniziò il moro, scontandosi dal corpo del compagno.
“Che succede…?” chiese il copia ninja, spostandosi per scrutare il viso del compagno.
Tenzo si voltò allora, in modo da poter guardare l’amante negli occhi.
“Dovrei essere io a chiederlo.”
Kakashi sorrise nel buio, ed accarezzò le labbra del compagno con le proprie.
“Se non ti va più dimmelo, chiamo Anko.” Sussurrò, sdraiandosi sulla schiena. 
Il moro gli salì letteralmente addosso e ghignò.
“Non ci provare. Ti ricordo che ho vinto io con lei.”
“Tsk, questo è perché sei melenso. E alle donne piacciono certi discorsi, lo sai benissimo.”
“Melenso? – sogghignò Tenzo, accarezzando i fianchi dell’amante - Mi istighi a dimostrarti il contrario, come al solito.”
Kakashi lo guardò con sfida, lasciando che l’altro lo penetrasse nuovamente. Immediatamente avvertì una fitta di dolore propagarsi lungo la colonna vertebrale, per poi scendere allo stomaco. Strinse allora i denti e lasciò che ogni pensiero abbandonasse la sua mente, per assorbire quella parte di piacere che gli annebbiava i sensi.
“Fa male…?” chiese allora il moro, notando i muscoli del collo del compagno tendersi.
Kakashi rispose con un ennesimo bacio, sviando la domanda. 
Sì, faceva male, ma il resto era molto peggio. 
Avere Tenzo, sentire il peso del suo corpo, il dolore e il piacere stesso che gli provocava quell’unione, era ciò che aveva desiderato maggiormente in alcuni dei momenti più duri della sua vita. E adesso che essa tornava a colpire più in basso, con nessuna pietà, lo aveva di nuovo con sé.
Si sentiva confuso su quello, ancora impreparato a capire la morte, nonostante la pratica.
Tenzo percepiva chiaramente la tensione dell’altro e desiderò poterla sciogliere. 
Si spinse allora con intensità contro l’amante la pelle bollente che si fondeva con la sua, i respiri che si mischiavano nel buio.
“Kakashi…” Gemette contro l’orecchio del compagno, stringendo le lenzuola sotto di loro.
Il copia ninja non rispose a quel richiamo, limitandosi ad abbracciare l’altro, in cerca di più calore possibile.

Quando tutto finì, entrambi si trovarono a fare i conti con un gran mal di testa e un vago senso di smarrimento. Era stato faticoso lasciarsi andare con tutto quell’alcol… facile, ma faticoso.
Fissavano il soffitto bianco, il respiro pesante, il cuore a mille e la solita, immancabile, strana sensazione addosso.
Kakashi ad un tratto accarezzò il dorso della mano di Tenzo con la propria, scivolando con i polpastrelli sulle cicatrici.
/Cicatrici da succhi gastrici./ intuì il copia ninja.
“Non giudicarmi, era l’abitudine.” Sospirò il moro, scostandosi, quasi fosse stato bruciato.
“Era…?”
“E’ terminata tempo fa, anche se ne porto le conseguenze.”
Kakashi sbadigliò sonoramente e si girò su un fianco, cercando di intravedere meglio la figura del suo amante.
“Ti capisco. A me è rimasto il sonno leggero.”
In realtà la guerra aveva lasciato dentro di loro tanti altri segni, tante altre cicatrici, eppure riuscivano a sminuirle parlando di bulimia e insonnia. Erano cose normali in missione, come era normale non riuscire più a stupirsi di fronte ad un cadavere, il non provare disgusto per la cancrena e il sangue. 
A volte dimenticavano che era stata la guerra stessa ad averli formati ed era per essa che avevano imparato a non mostrare troppo i loro sentimenti.

Kakashi avvertiva un dolore profondo all’altezza dello stomaco, ma riusciva comunque a sembrare sereno, era quello il potere del loro essere ninja…?












La pioggia scendeva torrenziale, alimentando le frane, spazzando tutto il territorio con la sua fredda mano.
Quel villaggio ora sembrava solo una distesa di macerie rese lucide dall’acqua e dal sangue, che non riusciva ad essere lavato via.

“Vieni fuori, razza di stronzetto!” un urlò riecheggiò fra i cadaveri e le pozzanghere, ed un ansito venne nascosto da una piccola mano candida.

“Hidan, porca troia, andiamocene da qui: abbiamo da fare…!” un’altra voce roca e bassa, quasi un ringhio indistinto, si perse nell’aria fredda della sera.

Una figura piccola e tremante si abbracciò le gambe, cercando di rimanere nascosta in un angolo buio, quasi a volersi annullare nell’ombra. 


Se lo avessero trovato, lo avrebbero sicuramente ucciso. 






- Continua…-

Nel prossimo capitolo:

-“Allora…all’ultimo sangue?” Tenzo aggrottò le sopracciglia rivolgendo uno sguardo assassino a Kakashi.
“All’ultimo sangue.” Decretò il copia ninja, scagliandosi contro il compagno di squadra...-





Ordunque, sì…avevo detto 10 giorni, poi ho avuto la pensata di ricambiare tutto u_u mettendo per altro abbastanza in crisi slice con le mie paranoie. Detto questo, colgo l’occasione per ringraziarla del supporto morale (e delle correzioni) e faccio un saluto a queenie che ultimamente è molto impegnata e non ha potuto betare la fic.

Detto ciò…le cose non si sono smosse, però ne sono successe. E dai prossimi continueranno fino alla fine. Voi avete previsioni? 

Mi scuso per il ritardo e vi ringrazio per le numerosissime letture (senza contare i preferiti che sono lievitati. Vi adoro!).

Spero il capitolo, nonostante il mese e passa di tempo, vi possa piacere (inutile dire che io non sono soddisfatta -.-‘ Se non per certi discorsi). Vi dico già che medito di ricorreggere i vecchi capitoli, perché ho trovato degli errori e delle incongruenze, se vi capitasse di vederne, fatemelo sapere!^-^

Urdi

P.s. Dubbio Amletico: Alcol o Alcool? Saranno anni che cerco di capire la differenza u_u’

*
Nota dell'autrice sul testo: Più o meno a metà del testo ci sono delle scritte in giapponese che spero siano visibili a tutti (fatemi sapere se le vedete!!); si tratta dei nomi di Sakumo Hatake, Obito Uchiha, Minato Namikaze, Tenzo, Hayate Gekko, Hiruzen Sarutobi ed Asuma Sarutobi.

Angolo dei recensori:
@Slice: Poverina te, che m’hai dovuto sopportare con le mie paranoie (grazie per l’appellativo paranoid girl XD). Sì…hai visto che depravati sono?-.- ci manca si facciano il comodino e siamo a posto! C’è molto me….oh, che bel complimento*_*. Voglio bene a questa storia, davvero^__^ poi è la prima KakaTen :) diffidate dalle imitazioni u__u Bacini tesoro e grazie :*
@Ladyhellsing: *__* grazie? Sempre strepitosi…meriti un bacio, un bacio grosso!
@Ukog: mah…a me piacciono così, ma non so mai se mi sbilancio troppo o troppo poco u_u grazie mille comunque, spero ti piaccia anche questo cap 
@Larz: Ciao Cara! Ehm…sì…avevo detto 10 giorni, è passato un ltro mese u_u’ Il problema è che ho DAVVERO una vita frenetica all’infuori della vita di internet, per cui per me i mesi è come fossero giorni purtroppo. Dico sul serio… Chiedo quindi scusa, sperando che il capitolo sia comunque di tuo gradimento (con scena hot!^^). Sì, i tuoi commenti mi fanno sciogliere, ora ad esempio mi devo mettere in un barattolo, poiché ho la consistenza di uno yogurt! Sei troppo carina ^__^ e sì…sono complici, ma sono stupidi fondamentalmente. Io ho idea di star allungando troppo il brodo ç_ç e dire che questo doveva essere l’ultimo capitolo…beh, mancano ancora un sacco di avvenimenti…chissà. Ti ringrazio tanto e anche per il commento all’altra fic*_* troppo dolce davvero^__^!
@Lelly87: ciao! Come va? Qui è il delirio. Piace a tutti come si stuzzicano…chissà…io mi diverto molto a scrivere dei loro battibecchi XD peccato che non si decidano a dichiararsi u_u’. Mah! Anche archi è parecchio stancante, credimi quando dico che ho una vita frenetica…da voi si manifesta? Qui sì U__U/ ed io sono in prima linea (ergo ecco perché ho poco tempo per postare!) Grazie dei complimenti*_* bax
@Ai Sellie: Oh, lo so, sono una superstar…ehi! Mi fai gongolare, ti rendi conto? Sei la prima che si esprime sul figlioletto di Tenzo? Ma perché?? *o* Dai, Tenzo è un bell’uomo (nel manga u_u)…conto di riuscire a farti il lavaggio del cervello, prima o poi X°D Pure il fanclub…u///u grassie, sei un tesoro!
@Cira: Eeeeeh…dai, Anko ne avrà per un’altra volta (Ce stanno a provà tutti!!! XD) Sì infatti autosbavavo al pensiero di Kakashi che dice una cosa simile u_u credo che avrei un mancamento o un orgasmo improvviso…o entrambe le cose!XD Tranquilla, la recensione non è affatto misera e poi io ho un fratello/animale (belva più precisamente) maggiore che mangia ad ogni ora (e pretende cibo ad ogni ora), per cui…un bacio*_*!
@CrazyCat: Hola! Kakashi s’è svegliato…? Ehm…mi sa che s’è riaddormentato XD Cosa avranno fatto in quei sacchi a pelo/futon…mah! Io ho lasciato spazio all’immaginazione sì, anche perché non potevo scriverci una lemon, ma l’idea mi intrigava assai*_* Ti ringrazio comunque e spero che possa piacerti anche questo cap strapieno di input, per un sacco di avvenimenti u_u
@Arwen88: ma sai quante volte mi stava per sfuggire un “Ti amo”? In ogni caso, per esigenza della fic, l’ho caldamente evitato u_u’ Non so, non credo sia ancora il momento. Comunque i due si vogliono sicuramente un sacco di bene, anche se non si dicono mai un cavolo -.- immagino facciano venire i nervi ai lettori XD Sì, di KakaTen ce ne sono poche (io ne ho lette proprio pochissime e molte sono drabble o flashfic di raccolte), ma ne popolerò il fandom. Ne ho già in mente una (longfic e AU), per cui…ihih. Ti ringrazio della recensione e spero ti piaccia il cap!^__^
@Kenny: Bwaaah…hai letto i capitoli in due sere? Ti stimo, dico sul serio u_u/ Però sono felice che la storia ti abbia coinvolto a tal punto. Siccome spesso accade anche a me, mi emoziona pensare che qualcuno possa passare tanto tempo per leggere la mia T_T quindi grazie davvero! Spero ti possa continuare a piacere e soprattutto di non deludere le tue aspettative!Un bacio!^_^