Note:
Fic assolutamente banale XD, comunque: Inizialmente non era così dolce, poi
riflettendo sul tema ho deciso di darle più romanticismo. Non penso che i
personaggi siano OOC, in quanto Sasuke è abbastanza emblematico, ed è anche
cresciuto rispetto all’inizio del manga. Non mi sembra di averlo fatto
apparire uno smidollato, tuttavia, siccome credo che sotto sotto lui dei
sentimenti buoni li possa provare ancora, eccomi qua. Questa ff, non è una vera
e propria storia d’amore. E’…è un po’ incasinata diciamolo-_-‘.
Nonostante io abbia provato ad esprimere al meglio i sentimenti, ci sono
moltissimi sott’intesi che spero possano essere colti^-^
Un
bacio grandissimo
Urd
A
Rota 23,
ai
sostenitori,
agli
amici,
agli
amanti della coppia
MORDIMI!
Di Urd or Urdi
“Mor…”
La lingua sfiora gli incisivi.
…mi!”
E l’ordine che ha il potere di fermarmi il cuore, risuona nelle mia mente.
“Mordimi!” ripete e i suoi occhi si velano di ciglia lunghe, i suoi capelli scivolano sulle spalle e il suo collo mi si mostra invitante.
A Karin piace il dolore.
Allungo la mano e con la punta delle dita, solo la punta, le sfioro il labbro inferiore: è morbido e caldo sotto il mio tocco.
Vibra.
A me piace farle male.
Arrivo al suo seno, ne traccio i contorni, imprimo sui palmi le sue forme e poi le mie mani scendono ai fianchi.
Lei torna a guardarmi, sicura che i suoi occhiali così pericolosamente in bilico sulla punta del naso riescano a farmela desiderare di più.
“Allora?” chiede impaziente, mentre le sue cosce mi accolgono come se fossi sparito per anni.
Inspiro il suo profumo, proprio dietro l’orecchio destro, le sfioro il lobo tenero e le cicatrici a mezza luna che le deturpano la pelle.
Ansima contro di me, aggrappandosi con le unghie alle mie spalle, scendendo come l’avanzare della marea.
“Mordimi!” urla, muovendosi più velocemente ed io le artiglio i fianchi, entrando in paradiso. Le bacio il collo, le lecco una scapola, le bacio il collo un’altra volta…
“Mordimi, mordimi, mordimi…” supplica, quasi con le lacrime agli occhi, appoggiando una mano al materasso per aiutarsi a spingere.
A Karin piace il sapore dei denti sulla sua pelle.
Geme, ansima, urla, mi graffia, spalanca la bocca e tira indietro la testa. E scende verso di me, risale, riscende, mi avvolge nella sua carne e mi fa eccitare ancora di più.
“Sì…” mormora, appoggiando entrambe le mani sulle lenzuola, spingendo come se fra le sue gambe vi fosse la sua stessa vita pronta ad abbandonarla. Incita i miei fianchi a non partire, il mio essere a violarla con più foga e i miei occhi a guardarla annegare.
Ed io mi abbandono tra i cuscini, le accarezzo i fianchi e gemo.
Non voglio avere altro.
Sakura.
Naruto.
Konoha.
Itachi.
Ci sono tanti nomi nella mia testa, dietro allo sharingan, ma ce n’è uno solo che riesce a farmi impazzire…
“Sasuke…”
E’ il mio, pronunciato da lei.
“Urla!”ordino affamato, accarezzandole le cosce fin quasi a ferirla, premendo i polpastrelli come se dovessi strapparle la carne di dosso.
Lei abbassa lo sguardo, i capelli che le vanno a coprire le spalle e i seni, gli occhiali sempre più in bilico.
“E tu…” soffia, abbassandosi sul mio corpo, lasciando che i capezzoli chiari mi sfiorino il petto, provocando l’istinto di farle davvero del male.
“…mordimi!” Ripete, passando la lingua dentro il mio orecchio, lasciando che una spirale d’eccitazione mi si irradi in tutto il corpo.
Le mie mani scivolano sul suo sedere sodo, lo agguantano, la spingono verso il mio ventre.
Le mie dita si muovono pericolosamente lungo il solco che divide il fondoschiena.
La sua testa scende accanto alla mia e sento il sospiro pesante e i suoi gemiti schermati dalla mia scapola.
Alla fine non riesco più a resistere e lo faccio: la mordo.
Affondo i denti nella carne tenera del suo collo, lasciando che la lingua prema contro la sua pelle.
Lei urla, lei stringe, lei gode.
Affondo finché non sento la pelle lacerarsi e il sangue scivolare fuori.
“Oh, sì…” sospira la mia amante, chiudendo gli occhi, un sorriso appena accennato sulle labbra piene.
Ed io mi sento forte, venerato e amato.
Questo è quello che lei può darmi, non un insulso abbraccio, Sakura. Mi ritrovo a pensare, girandomi su un fianco, spingendo il bacino contro la rossa.
Lei geme, mi bisbiglia oscenità all’orecchio ed io dimentico l’infanzia e torno ad essere un uomo.
La possiedo selvaggiamente, aggrappandomi alle lenzuola, entrando e uscendo bruscamente dal suo corpo. Penso solo a me stesso e Karin ne gode, lasciando che il suo collo sporchi di sangue il resto.
La odio e la amo, come la perfezione più vera e chiara.
Era prevedibile che finisse così, il desiderio è cresciuto in questi mesi.
Non riesco a ricordare con precisione quando è cominciato tutto. Forse quando lei mi ha chiesto di morderla in battaglia. Da lì l’ho fatto più volte e lo farei per sempre.
Tira di nuovo indietro la testa e le sue labbra che si spalancano mi aprono un mondo di pensieri erotici. Mi viene voglia di affondare nel suo corpo e di lasciarle i segni della mia possessione. Perché Karin è diventata mia.
E’ la mia arma e la mia troia, perché se fosse altro mi porterebbe alla rovina.
Così mi limito a scendere su di lei, sentendo la sue pelle sudata a calda appiccicarsi alla mia altrettanto madida e altrettanto bollente. Ci uniamo come gocce dello stesso liquido magmatico, incandescenti e impossibili da dividere.
Gli occhiali le sono scivolati via dal viso, perdendosi tra i suoi capelli sparsi sul cuscino, ma non pare essersene accorta. Si concentra semplicemente a stringermi le spalle e a gemere più forte, alzando il suo bacino verso il mio.
E’ sublime perdersi dentro di lei, mentre modello i suoi fianchi con le mani, per attirarla verso il piacere più profondo. Per un secondo alzo lo sguardo per capire se le sto facendo male, ma non è preoccupazione, voglio solo avere la conferma di quanto gode fra le mie braccia.
E’ quasi buffo pensare che Karin sia stata, finora, la prima ed unica, eppure non ho curiosità verso altre donne. E’ come se lei mi tenesse davvero sullo stesso equilibrio sensuale dei suoi occhiali. In un limbo eterno, dove si concede e si ritira, capendo perfettamente quando ne ho bisogno.
Magari si avvicina, mi lancia un’occhiata palesemente languida che me la fa odiare tanto che vorrei ucciderla; ma poi, poi c’è qualcosa nella sua camminata, mentre si allontana, che me la fa desiderare fino a star male. Comprime la mia eccitazione in una gabbia di stoffa ed io non riesco a resistere, osservando le ombre accarezzare e nascondere quel punto fra i glutei coperti dai pantaloncini.
Spingo con più decisione e lei inarca la schiena, mormorando frasi che non riesco a sentire, richieste che non ho intenzione di accontentare.
Distrattamente osservo il suo labbro superiore, arcuato in un urlo di godimento, ed immagino altri volti di donna.
Chissà come sarebbe farlo con Sakura?
Piegherebbe anche lei le labbra in un sorriso malizioso?
Nell’immagine della mia mente la vedo arrossire, gemere sommessamente il mio nome e poi allontanarmi bruscamente.
“Karin…” mormoro all’orecchio della rossa, per la prima volta da quando ci siamo concessi il piacere.
Lei solleva la testa ed apre gli occhi velati di liquido desiderio.
“Sasuke…” risponde, serrando le gambe attorno al mio corpo.
Lecco i segni dei morsi che ha sulla scapola e la guardo negli occhi.
“Mi vuoi…?”
“Sì, sì che ti voglio, Sasuke.” ansima abbracciandomi e appoggiando il viso contro la mia spalla.
“Dimmi che…che sono un traditore e che mi odi.”
Lei si lascia nuovamente andare sul materasso e mi guarda stupita, ma poi comprende. Non ho bisogno dello sharingan per ottenere quello che voglio.
La vedo sconfitta, sotto di me e il sangue pulsa più veloce in ogni vena del mio corpo.
“Sei un traditore…”
E ritorna l’immagine di Sakura, il viso piegato da una parte, le labbra umide di un latte proibito e…
“…ti odio.”
…Riapro
gli occhi, concentrandomi sul viso così diverso di Karin, scendo con lo sguardo
lungo il suo corpo formoso. Tuttavia non riesco a levarmi dalla testa quell’immagine:
un fiore di ciliegio, su cui scivolano gocce di rugiada.
“Karin…” un richiamo roco e profondo che non fa attendere una risposta.
“Cosa c’è, Sasuke-kun?” chiede, lasciandosi poi andare ad una serie di gemiti terribilmente provocanti.
“Mor…mordimi!”
Lei spalanca lo sguardo carminio, ed io abbasso le palpebre per non incontrarlo, avvicinando il collo alle sue labbra. Ho bisogno di essere risvegliato da quest’incubo solido e fragile allo stesso tempo.
Lei si lecca le labbra, poi mostra i denti candidi e infine li appoggia sulla mia pelle, laddove un altro segno, ben diverso dai suoi, un tempo dominava i miei istinti.
Io spingo, spingo fino ad annullarmi e farle male, per spronarla ad avere lo stesso trattamento violento con me.
Karin affonda nella mia carne ed io affondo in lei, provando un brivido mentre i suoi denti dilaniano la pelle. Il sangue scivola fuori, il dolore frantuma il fiore di ciliegio nei miei ricordi ed io mi perdo letteralmente in un orgasmo che mi offusca la vista.
Agguanto con decisione la mia amante e lei si stringe a me, leccando una ferita che ne rappresenta molte di più.
Nell’istante in cui i nostri occhi si spalancano, i nostri sguardi s’incontrano, più rossi che mai, liquidi di un sangue che non potremo mai più rinnegare.
Sotto il mio corpo Karin è fragile, trema debolmente lasciando andare il capo sul cuscino.
Io mi stendo su di lei, sentendo le forze abbandonarmi, ritirarsi come il battito di un cuore che si ferma.
Socchiudo le palpebre ed appoggio la testa al suo petto, sentendo il suo di cuore martellare furioso contro il mio orecchio. La sua pelle è calda e morbida, rilassata e lei si azzarda ad accarezzarmi la nuca.
Per una volta la lascio fare, immaginando altre dita fra i miei capelli, immaginando un’altra casa che si sgretola nei miei ricordi.
Sono un traditore e un assassino, ma non è mai stata la via più facile.
Karin continua a sfiorarmi con dolce premura, temendo che io possa abbandonarla in questo momento d’intima condivisione. Ma non voglio farlo.
D’un tratto mi alzo, abbandono il suo corpo e mi sdraio accanto a lei.
“Hai perso questi.” Mormoro atono, passandole gli occhiali.
Lei li afferra con due dita, guardandomi quasi in imbarazzo, come se quello che abbiamo appena condiviso, l’attrazione violenta che ci ha unito, non fosse mai esistita. Ed io allora, per lei, divento un’Uchiha di cui avere timore.
Anche Sakura mi guarderebbe così?
“E’ tutto a posto?” chiedo, girandomi su un fianco verso di lei. Buffo come prima, mentre la possedevo, non mi importasse, e come ora invece divenga indispensabile.
“Sì…”mormora sistemandosi gli occhiali, per poi abbassare lo sguardo.
Forse ha intuito quello che penso.
Mi irrita un po’ vederla così, visto il suo carattere di natura forte e maliziosa. Dove finisce quella Karin, quando la passione si spegne? Forse dove finisco anche io…?
Senza ragionare più di tanto mi avvicino e la stringo a me, scoprendo di avere nuovamente voglia del suo calore. Eppure, nonostante tutto, l’attrazione che provo è diversa da quella che ci ha coinvolti prima.
Nonostante i ricordi spesso si affaccino alla mia mente, come a non voler essere cancellati, so che è lei che voglio vicino, perché ormai posso solo andare avanti.
La rossa alza la testa e mi fissa stupita dal mio gesto d’inconsapevole tenerezza ed io, senza neppure accorgermene, le sfioro la fronte con un bacio leggero.
Forse Sakura mi ha dato solo un abbraccio, eppure mi ritrovo a rivolerlo indietro. Tuttavia non è da lei che lo voglio, ma dalla giovane donna che stringo a me, inspirando l’odore della sua pelle appena dietro l’orecchio.
“Sasuke…” mormora, appoggiando le mani sul mio petto e socchiudendo gli occhi.
“Ti morderò.” Dico semplicemente, baciandole il collo tenero e deturpato dalle ferite.
Ti morderò e ti porterò sofferenza, ma tu non smettere di abbracciarmi, di premermi le unghie nella schiena, di sistemarti gli occhiali sulla punta del naso, di accompagnarmi obbediente e nevrotica come solo tu sai essere.
Sakura mi chiedeva un abbraccio, uno sguardo, una parola.
Karin mi chiede di morderla, di farle male, di servirmi di lei.
E alla mia mente il confronto pare chiaro, ma i gesti non combaciano.
Ho negato a Sakura un abbraccio, uno sguardo e l’unica ed ultima parola che le ho detto è stata “Arigatou”.
Ho morso Karin, le ho fatto male, mi servo di lei, eppure le concedo un abbraccio e una dolcezza che non credevo di possedere. Forse è falsa, forse è autentica, ma in questo momento non mi importa. Vedo tutto con estrema chiarezza ora che il mio mondo si è ribaltato. E non è merito di nessuna dote innata, ma di qualcosa che si è radicato in me in questi anni.
Karin si muove lentamente contro di me e la sensazione della sua pelle che sfrega sulla mia, riaccende il mio desiderio; è come una carezza su una ferita ancora aperta, continua a bruciare.
Le mordo allora il collo, piano, come se fosse un bacio.
Lei geme di piacere e socchiude gli occhi.
“Oh, sì…mordimi!” mi esorta.
Ed io percepisco il flusso di energia attraverso quel bacio, mi sento bene ed euforico. Il cielo, sul mio mondo ribaltato, è finalmente limpido e chiaro.
Ti morderò lievemente, ti morderò a sangue, ti morderò solo con le labbra.
Ti farò male, ti tradirò e infine, quando il dolore sarà cessato, capirai com’è difficile per me ammettere che in realtà ti amo.
Owari
[Urdi, 8 Novembre 2008]