Carissimi!Eccomi qui con la fanfic
che ha partecipato al contest 2 weeks 5^ edizione indetto da Kurenai88,
classificandosi Terza + premio originalità^_^. Ordunque, inauguro
ufficialmente questa raccolta, quindi preparatevi a trovare qualunque cosa
"qui dentro". Questa volta spazio ai personaggi di Anko, Kurenai,
Kakashi, Tenzo ed Asuma, sappiate che li amo, così come amo i jonin, quindi li
vedrete spesso in compagnia di Genma, Raido ecc. :)
La shot che sta per cominciare (manco fosse un film XD) rappresenta uno spezzone
di vita un po' rocambolesco, ma siccome ci sono delle cose che vanno chiarite
(ovvero degli avvenimenti di cui accenno, ma che non sono stati approfonditi),
sappiate che verranno tutti analizzati in altre fics che aggiungerò in modo
assolutamente casuale. Saranno precedenti e future a queste e i personaggi si
intrecceranno bene o male tutti, insomma... un vero delirio (E YamatoTayuya si
rivedranno insieme più volte :) ). Per chi la legge tutta lo sarà
particolarmente, per chi invece la legge a capitoli separati scegliendo solo
quelli con la coppia favorita, forse lo sarà un po' meno XD Uh, scusate, non
l'avevo detto e, in realtà, non era poi così previsto, ma... c'è dello yaoi...
u_u scusatemi. Ma bando alle ciance e andiamo a questa:
Di noia, cotte ed altre
sostanze
di Urdi
Strage
di San Valentino
[3447 parole]
"Osgood, voglio essere leale con te: non
possiamo sposarci affatto!"
"Perché no?"
"Beh, in primo luogo non sono una bionda naturale."
"Non mi importa."
"...e fumo...fumo come un turco!"
"Non mi interessa!"
"Ho un passato burrascoso, per più di tre anni ho vissuto con un
sassofonista!"
"Ti perdono."
"Non potrò mai avere bambini!"
"Ne adotteremo qualcuno..."
"Oh, ma non capisci proprio niente Osgood!!! SONO UN UOMO!!!"
"Beh...nessuno è
perfetto."
L’oliva ondeggiava piano sul fondo del bicchiere, quasi volesse mostrare
quanto era avvolgente quel Martini Cocktail.
Come sarebbe stato bello e semplice affondare abbracciati al gin in compagnia di
un’oliva…!
A quel pensiero la ragazza si maledì, lanciando uno sguardo all’orologio da
polso, vedendolo tremolare sotto lo sguardo lucido.
Aveva bevuto decisamente troppo…
Kurenai entrò in cucina ancora assonnata, lo sguardo spento e i capelli
arruffati. Indossava un pigiama color confetto. Si sedette sullo sgabello ed
allungò una mano alla ricerca di un mug.
“Buongiorno.” Sorrise Kakashi, osservandola divertito.
“’giorno…” bofonchiò lei in risposta, affondando il cucchiaino nel caffé.
“Come ti senti?” azzardò l’amico.
La donna abbassò lo sguardo sulla tazza ed afferrò un biscotto.
“Come una che al settimo mese di gravidanza è fuggita dall’altare il giorno
del suo matrimonio ed ora vive di nascosto da un amico del suo ex-fidanzato.”
Il sorriso di Kakashi si ampliò.
“Ottima sintesi.”
“Grazie, è uno dei miei pregi.” Annuì Kurenai sgranocchiando la
pastafrolla.
Calò un silenzio leggero, rotto solo dal fruscio della carta del giornale che
l’uomo stava leggendo.
“Mi dispiace disturbarti.” Aggiunse ad un tratto la mora, allungando lo
sguardo su una notizia di cronaca.
L’altro scrollò le spalle e mormorò un “Ma figurati, nessun problema.”
Troppo preso dai risultati della partita.
“Chissà se Anko è arrabbiata... Mi dispiace, ma non ho per niente voglia di
chiamarla.”
“Non sentirti in colpa e prenditi il tempo che ti serve.- Kakashi chiuse il
quotidiano - E con questa ho finito le banalità del giorno.”
Kurenai abbozzò un sorriso.
“E’ banale, ma hai ragione. E poi… sono le 9, per Anko è l’ora del
sesso selvaggio sul tavolo della cucina, per ora dovrebbe essere distratta.
Grazie mille Tenzo…” ma non appena si rese conto di ciò che aveva detto, la
donna si portò una mano alle labbra, scrutando l’espressione tesa
dell’amico.
“Oops… scusami Kakashi…”
Lui scrollò le spalle di nuovo.
“Non fa niente. – si alzò ed afferrò il cappotto scuro che teneva accanto
a sé sul tavolo – Vado, hai bisogno di qualcosa?”
La ragazza dai capelli scuri guardò l’altro rammaricata, poi scosse
leggermente la testa.
“No, grazie.”
Lui annuì, ed uscì.
Kurenai allora si appropriò del giornale, per nulla intenzionata ad avvisare la
coinquilina Anko su dove si trovasse da un paio di giorni.
“Toh: 14 Febbraio…San Valentino.”
/Auguri Asuma./
“Io… io non ho parole.”
Tenzo abbassò lo sguardo passandosi una mano sulla nuca.
“An, calmati un secondo: è un’ora che urli.”
La donna, le mani sui fianchi, lo fissò come se fosse un alieno.
“Razza di stronzo menefreghista…” sibilò gelida.
“Mi dispiace moltissimo An…” fu l’unica cosa che riuscì a dire, perché
quando alzò lo sguardo la vide sull’orlo del pianto. Sì sentì davvero
malissimo nel vederla così, lei che non piangeva mai ora lo stava facendo per
lui. Per la loro relazione che si stava sgretolando pezzo per pezzo. Ma, sussurrò
puntigliosa una vocina nella mente del ragazzo, a voler essere pignoli aveva
iniziato a disgregarsi molto prima.
La donna si voltò dall’altra per non farsi vedere in lacrime, ma lui si
avvicinò istintivamente per abbracciarla.
“Lasciami stare e vedi di andare a fare in culo!” sbottò lei spingendolo di
malo modo e asciugandosi il naso con il dorso della mano.
Tenzo, mortificato la guardò chiudersi nel bagno.
“Cazzo…” mormorò.
“Avresti potuto dirmelo! Avresti potuto farlo un milione di volte in questi
anni, invece hai continuato ad illudermi. Se permetti Tenzo: Vaffanculo e
restaci!”
“Non ti ho illuso, lo sai benissimo, ma tu devi sempre pensare a te stessa e
credere che il mondo ti giri intorno perché sei la regina del cinismo e
dell’egocentrismo!” sbottò in risposta il ragazzo infilandosi il maglione.
“Fottiti! Tu e quell’altro stronzo frocio di merda! Vi odio, andate a
fanculo!”
“Non sai rispondere con altro?!”
“Ho tutto il diritto di essere incazzata, quando il mio ragazzo mentre lo
stiamo facendo se ne esce con un ‘ Anko, perdonami…non ce la faccio più
ad andare avanti così’. E’ patetico, e fa schifo e… Dio… Ti prego,
vattene, esci da questa casa e lasciami stare!”
Il ragazzo si avvicinò alla porta del bagno e la fissò mortificato.
“Lo so che ho… ho sbagliato a dirlo così, ma è semplicemente uscito. Non
so come. Ti chiedo scusa, ma…niente.”
“Ecco, taci. Non voglio sentire le tue scuse, ti rendono ancora più patetico
e fanno sentire me un’idiota. Vai via…”
Tenzo accarezzò la superficie della porta.
“Ten… ti prego…” e la sentì singhiozzare.
Poteva quasi immaginarla accucciata tra la vasca e il lavandino.
Il moro allora si voltò, prese la sua giacca ed uscì al freddo dell’inverno.
Quando suonò il campanello Kurenai fu indecisa sul da farsi.
Alzò lo sguardo verso la porta, oltre la spalliera del divano su cui era
sprofondata assieme ad una vasca di gelato, prima di decidersi ad andare a
vedere.
“Kakashi, cazzo, vedi di essere in casa o ti ammazzo!”
La voce che proveniva dal pianerottolo Kurenai la conosceva bene: sbirciò dallo
spioncino per sincerarsi che fosse davvero lui ed aprì lentamente la porta.
Tenzo spalancò gli occhi per la sorpresa.
“Kurenai…”
“Ciao Ten. Kakashi è uscito poco fa, mi dispiace.“ mormorò afflitta.
Il moro aggrottò le sopracciglia.
“Kure…che ci fai qui? – poi lui parve realizzare – Lo sai che nessuno sa
dove cavolo sei finita dopo l’altro giorno?! Asuma è fuori di testa!”
La ragazza entrò in casa, scalza, indifferente a quelle parole.
“Lo so, ma ho bisogno di un po’ di tranquillità. Ten, non ho voglia di
parlarne, quindi se vuoi… e poi tu non eri da Anko?”
Lui alzò lo sguardo al cielo.
“Sì…c’ero, prima che mi cacciasse fuori di casa.”
Kurenai spalancò gli occhi sorpresa, il cucchiaio in bocca.
“Ho…ho fatto un po’ una cazzata.”
“Se ti ha cacciato era più di una cazzata.”
“Le ho detto di Kakashi.”
Kurenai a momenti si strozzò con il gelato.
“Le hai detto cosa? – poi, recuperato un fazzolettino per pulirsi le labbra,
si rese conto che qualcosa non le quadrava: - Un momento… di Kakashi…
tu e Kakashi… di nuovo?”
Tenzo abbassò lo sguardo colpevole.
“Credevo aveste smesso di frequentarvi qualche anno fa.”esclamò la donna
sinceramente sorpresa.
“Di fatto sì… Ma circa un paio di mesi fa… boh, non so dirti nemmeno io
com’è andata. Però lo abbiamo sempre saputo che c’era qualcosa e quel
qualcosa è uscito. Di nuovo. E non siamo riusciti a fermarlo.”
La donna alzò lo sguardo al cielo.
“E tu per due mesi… che stronzo!” e con questo gli diede uno scappellotto
dietro la nuca.
“Lo so, sono un deficiente, ma non me la sentivo di lasciare Anko per qualcosa
che non ha neppure un nome.”
A quella frase a Tenzo arrivò un altro scappellotto.
“Ehi!”
“Non cercare di giustificarti in questo modo patetico.”
“Me lo hanno già detto oggi, non rigirare il coltello nella piaga.”
“E con Kakashi come sei rimasto? Trombate ogni tanto per sfogarvi insieme?”
“Kurenai…- Tenzo alzò lo sguardo, serio, ma non in imbarazzo - …Non siamo
rimasti a nulla, lo sai com’è lui. E’ uno che non si lega alle persone
facilmente e questa nostra… cosa… non possiamo definirla relazione. Ed ha
ragione. Non può.”
La donna, che faceva dondolare una gamba oltre il bracciolo del divano lo guardò,
leccando il gelato dal dorso del cucchiaio.
“Perché non può?”
E lì Tenzo non seppe come rispondere.
“Siamo due uomini.”
“E quindi?”
“E quindi… non possiamo avere una relazione.”
“Vi preoccupa la società?”
“Anche… ma dove cazzo vuoi arrivare?”
“Voglio arrivare al punto in cui mi dici la verità. Perché io l’ho capita
ed anche voi, ma siete così ostinati da rasentare l’ottusità fatta a persona
e, credimi, mi dà ai nervi! Soprattutto al settimo mese di gravidanza dopo aver
mollato mio marito sull’altare!”
Vedere Kurenai così decisa, non aggressiva, ma schietta, era quasi
fantascientifico e Tenzo non seppe cosa rispondere.
“Il vostro rapporto è sempre stato diverso. Sempre, fin da quando andavate a
scuola. Io non dubito che tu abbia provato qualcosa di sincero per Anko e anzi,
in cuor tuo, perché avete condiviso un’infanzia simile, ti sei sentito quasi
in dovere di proteggerla. Ma poi, quando avevi bisogno era Kakashi che c’era.
Ed era Kakashi che volevi accanto: quando eravate nella squadra di karate,
quando dovevi dare gli ultimi esami all’università ed ora che non sai come
muoverti con Anko. E fidati, se l’ho capito io che lui lo conosco poco…”
L’uomo abbassò lo sguardo tristemente.
“Non avrei dovuto dirlo.”
“Invece dovevi.”
“Non così.”
“Non si può piangere sul latte versato! E dopo questa ho vinto la gara di
banalità assieme a Kakashi.”
“Detto da una donna al settimo mese di gravidanza che è fuggita dall’altare
il giorno delle sue nozze in effetti fa un po’ ridere.” Ammise il moro.
“Mi vedi forse piangere sul latte versato?”
I due si scambiarono un sorriso.
Per un po’ rimasero in silenzio. Nella stanza il vociare della televisione
sembrava distorto e lontano.
“Uh…giusto!” Kurenai ad un tratto si alzò e andò nella stanza che un
tempo apparteneva a Gai, ex-coinquilino di Kakashi, e frugò nella sua valigia
alla ricerca di qualcosa.
Tenzo la seguì giusto per curiosità e la vide tirare fuori un pacchetto
colorato e ben infiocchettato.
“Tieni. Buon San Valentino!”
Il moro prese il pacchetto sconcertato, aggrottando le sopracciglia.
“Lo avevo preso per Asuma, così…per ricordarci del liceo.”
Meccanicamente il ragazzo strappò la carta trovandovi all’interno del
cioccolato.
“Merda.”
“Un grazie lo avrei gradito di più.”
“No…è che… è brutto che una storia finisca in questo modo proprio a San
Valentino! Anche se ad Anko non è mai importato, neppure quando andavamo a
scuola…Comunque…- il ragazzo diede un bacio sulla fronte dell’amica –
Grazie, Kure.”
“Prego, figurati! Ora mangiamocelo! Ho una voglia di cioccolato…!”
“Ah…ecco. C’era il secondo fine.”
Lei fece la linguaccia e sorrise di nuovo invitandolo sul divano a guardare con
lei “A qualcuno piace caldo”.
Addentò la barretta di cioccolato masticandolo con forza.
“Che schifo!” sbuffò, ma continuò a mangiarlo, come se così facendo
potesse esorcizzare qualcosa.
Appoggiata ad un muretto in una via secondaria di Tokyo, Anko guardava fisso
davanti a sé cercando di capire quando l’alcol avrebbe smesso di fare scherzi
alla sua vista.
“Ehi… congelerai, scema.”fece una voce a lei nota.
“Oh, ci mancavi giusto tu!” sputò furiosa, ma non si mosse, se non per
guardare Kakashi in tralice.
“Dove hai lasciato il cappotto? E le scarpe? Anko…stai bene?”
“Ma che cazzo te ne frega?! Sto bene così. Stavo bene così.”
Kakashi le si portò vicino appoggiandosi anche lui al muretto ed affondando le
mani nelle tasche del cappotto.
“Tenzo mi ha detto tutto.” Un altro morso, la barretta ormai quasi
completamente consunta.
Il ragazzo dai capelli argentei sospirò nell’aria fredda.
“Mi…”
“Ti dispiace, lo so.”lo interruppe, abbozzando un sorriso amaro.
“In fondo è stata anche colpa mia.”
“Sì…è solo colpa vostra che non sapete essere chiari. Prima di tutto con
voi stessi: siete due idioti colossali, vi seppellirei nella merda in questo
momento!”
Lui avrebbe sorriso se la situazione non fosse stata davvero così critica… e
patetica.
“Perché gli hai dato altre speranze? Ti aveva dimenticato… O meglio,
credeva di averlo fatto. Ma poi, non so come, vi siete riavvicinati ed ora lui
è di nuovo partito per la tangente. Io so che non è cattivo e che mi vuole
bene e non sono le corna a spaventarmi. Io sono stata la prima a mettergliele
per assecondare un capriccio. Eppure, alla fine ho sempre scelto lui, perché
Tenzo sa capirmi, è stato il primo in tutto… è… insomma ha quel suo spazio
speciale dentro e non riesco proprio a toglierlo da lì.”
Kakashi si levò il cappotto e lo appoggiò sulle spalle dell’amica.
“E… pensa che scema, ho sempre detto che San Valentino mi fa schifo. Mentre
oggi volevo dargli questa… - ed alzò l’ultimo residuo di cioccolato che
rimanevano – per dirgli che solo lui mi fa fare certe cazzate da ragazzina
innamorata. Invece…se n’è uscito con quella frase infelice.” Lei scosse
la testa infastidita.
Kakashi allora prese quello che restava della barretta e lo addentò.
“Fa schifo.”
“Vero? Che si fotta il San Valentino, porta solo sfiga!”
“Mi dispiace Anko. Io non so dire cosa capita a me e a Tenzo.”
“Te lo dico io: tu per lui sei in quello spazietto speciale dentro e non
riesce a toglierti da lì.”
I capelli di Anko, slegati sulle spalle, si muovevano lentamente e Kakashi pensò
che fosse bella nella luce dei lampioni, con lo sguardo velato dall’alcol e
l’espressione insolitamente triste.
D’improvviso lei si staccò dal muretto e mosse qualche passo incerto sul
marciapiede.
Vedendola barcollare a piedi nudi, lui la prese in braccio avvolgendola meglio
nel cappotto.
“Ti porto a casa.”
Anko, avvertendo le braccia di Kakashi appoggiarla delicatamente sul letto,
parve rendersi conto di non essere più all’aperto. All’improvviso, come se
avessero tolto il tappo alla vasca di gin in cui si era abbandonata.
“Kakashi, mi hai portato a casa…” mormorò a fatica, cercando con lo
sguardo gli occhi dell’uomo.
Lui, accesa l’abatjour sul comodino, le si sedette accanto.
“Sì, era il minimo. Vado via subito, non preoccuparti.”
La donna sospirò, passandosi un braccio sugli occhi. Tutto ancora roteava come
in un immenso caleidoscopio di bolle colorate. Se fosse stata sobria
probabilmente si sarebbe resa conto del letto ancora sfatto, così come lo
avevano lasciato quella mattina.
Kakashi allungò la mano per accarezzarle i capelli, ma la ritrasse
immediatamente. Non ne aveva di certo il diritto.
“Prima che tu vada… - la ragazza si girò a guardarlo, con gran pena negli
occhi – prenderesti il cellulare nella mia borsa? Non vorrei che Kurenai
chiamasse proprio ora. Non ce la farei ad alzarmi.”
Kakashi annuì e, una volta recuperato l’apparecchio, lo appoggiò sul
comodino.
“Te lo lascio qui.”
“Grazie.”
L’uomo, pur sentendosi un traditore, avrebbe voluto poter rimanere lì con
lei. Strana ironia della sua mente, ma era come se sapesse che una volta uscito
tutto sarebbe cambiato: Anko si sarebbe svegliata, magari avrebbe pianto, dato
fuoco alle fotografie e lui, a casa, avrebbe dovuto fare i conti con Tenzo.
Mettere nero su bianco una volta per tutte quello che volevano. E la
prospettiva, in quella sera fredda resa ovattata dall’illuminazione scarsa,
sembrava terrificante.
“Anko, non preoccuparti.” Soffiò l’uomo, osservandola cedere al sonno.
“Kurenai sta bene. E’ a casa mia…”
La mora, aprì lentamente gli occhi, cercando di capire cosa volessero dire
quelle parole.
Sembrò pensarci su, prima di rendersi pienamente conto del significato di esse.
“Kurenai…- Anko si portò seduta di scatto, facendo quasi cadere a terra
l’altro – Kurenai sta a casa tua?!” l’urlo rimbalzò sulle pareti della
camera e Kakashi non poté fare a meno di annuire.
“Oddio… non posso crederci… - la mora avvertì prepotente un gran senso di
nausea – Non… non ti bastava Tenzo! Hai dovuto prenderti anche Kurenai, ma
che cazzo ti passa per quella testa?”
L’uomo alzò le mani in segno di resa.
“E’ stata lei a venire da me e mi ha implorato di non dirvelo. Ha bisogno di
tempo per pensare ed io non me la sentivo di tradire la sua fiducia.”
“Tradire la sua fiducia? Razza di cretino, Asuma è preoccupato a morte per
lei e il loro bambino. E tu…tu che sei suo amico non gli hai detto un cazzo.
Sei un emerito coglione, se prima mi avevi fatto incazzare, ora mi hai fatto
venire voglia di fracassarti il cranio contro la parete!”
La mora tremava di rabbia, ma la nausea e la stanchezza la facevano da padrone
in quel momento così che le sue parole risultarono meno taglienti di quel che
avrebbe voluto.
Kakashi non abbassò lo sguardo, impassibile come sempre e questo, se possibile,
la fece uscire ancor più di testa.
“Io trovo che sia stato meglio che Kurenai sia venuta a stare da me. E’ al
sicuro e… Asuma lo sa.”
Lei lo guardò sbigottita.
“Scusa…?”
“Gliel’ho detto io. Forse in un’altra occasione l’avrei coperta, ma…
è al settimo mese di gravidanza, non avrei potuto nasconderlo ad un amico.
L’ho pregato di non cercarla e di capire che per adesso per lei non è un buon
momento e che si farà viva non appena se la sentirà. Kurenai non sa che l’ho
fatto, ma è per il suo bene.”
La mora sbuffò sonoramente lasciandosi cadere nuovamente tra le coltri sfatte.
Dov’era il gin?
Le serviva davvero.
Gin e amaro, schifoso, acido, cioccolato di San Valentino.
Forse la nausea poteva avere un’altra consistenza assieme a quegli elementi.
Forse poteva vomitare sul serio.
“Fanculo a te… - mormorò, avvicinandosi sempre più allo stato
d’incoscienza – e fanculo a San Valentino!”
Tenzo si svegliò quando sentì il rumore della serratura che scattava.
Il televisore acceso mandava in onda la replica di un programma di cucina, la
lampada a stelo del soggiorno emetteva una luce soffusa, avvolgendo tutta la
stanza e Kurenai dormiva profondamente appoggiata a lui.
Il ragazzo guardò oltre la spalliera del mobile e vide Kakashi di schiena,
intento a levarsi le scarpe, seduto sul gradino dell’ingresso.
Senza fare movimenti bruschi allora, Tenzo si alzò dal divano, mettendo Kurenai
in una posizione più comoda e coprendola con una coperta.
“Ten…” Kakashi, sorpreso, attirò l’attenzione dell’altro su di sé.
Il moro fece segno al compagno di non fiatare e di seguirlo in camera da letto,
per non disturbare il sonno di Kurenai.
Una volta entrati, il padrone di casa socchiuse la porta e con lo sguardo
pretese spiegazioni.
“Se ti stai chiedendo perché sono qui…”
“Lascia perdere: ho incontrato Anko.”
“Ah.”
Rimasero a fissarsi per un po’, in piedi, entrambi confusi riguardo quella
situazione.
Stranamente fu proprio Kakashi a rompere il silenzio, stanco di quel continuo
tira e molla:
“Si può sapere che cazzo le hai detto?”
Tenzo aggrottò le sopracciglia.
“Hai detto di averla incontrata.”
“Sì, ma sai com’è, non era propensa a volermi raccontare i dettagli.”
Il moro si sedette sul bordo del letto e sospirò, passandosi una mano tra i
capelli.
“Le ho detto semplicemente che volevo smetterla di mentirle: non la amo. Sono
anni che va avanti questa storia. In alcuni momenti la adoro e penso che sto
davvero bene con lei; ma altri vado in crisi, perché non la posso vedere e la
respingo. – l’uomo alzò lo sguardo – sai anche tu che questo è sempre
stato il motivo principale dei nostri litigi. E alla fine, impaurito da non so
quale cazzo di cosa, tornavo da lei. Mi dava un senso di… di normalità. E
quando facevamo pace, questa sensazione ritornava e pensavo di essere stato solo
uno stupido. Ma la realtà è che non mi è mai andata bene.”
Kakashi allentò il nodo della cravatta e si sedette accanto all’altro,
aspettando che continuasse.
“Così oggi, mentre lo stavamo facendo, la vedevo così persa, così
dipendente da me, che mi sono sentito uno stronzo. Ho pensato che se l’avessi
guardata anche solo un secondo di più, se… se fossi venuto dentro di lei
un’altra volta, l’avrei davvero sporcata in maniera indelebile. E mi è
preso il panico, così le ho detto che dovevamo finirla di vederci, ma non
bastava, doveva essere definitivo, quindi ho aggiunto che tu ed io ci
frequentiamo di nuovo.”
I due si scambiarono uno sguardo serio e Tenzo aspettò un commento a quella
confessione. Forse Kakashi lo trovava semplicemente patetico, chissà…
“Lo so, ho fatto un gran casino…” rise Tenzo, non sopportando più la
tensione che aleggiava nella stanza.
“No. Hai preso la tua decisione ed hai cercato di essere chiaro una volta per
tutte. - La risposta di Kakashi lasciò il moro sorpreso. - E… a questo
proposito, dovremmo chiarire anche la nostra di situazione.”
“Credevo che fossimo arrivati ad una conclusione.”
“Sì, certo, la conclusione che diamo ogni tot di tempo, per poi rifare lo
stesso dannato casino. La conclusione che ‘deve finire, perché non fa per
noi, perché è un errore’ eppure non funziona mai. Non credi che forse ci sia
qualcos’altro?”
Il moro si passò nuovamente una mano tra i capelli, cercando una risposta.
Credeva che sarebbe stato più difficile iniziare quel discorso, invece
ora…ora bastavano solo poche parole.
“Magari, così per via ipoetica, potremmo anche provarci.”buttò lì,
scrollando le spalle, come se stesse parlando del risultato di parità di
un’amichevole.
Kakashi lo guardò con il suo solito cipiglio annoiato e scrollò le spalle a
sua volta.
“Per via ipotetica.” Annuì, con una velata presa in giro.
Il moro lo guardò male.
“Vuoi essere picchiato?” minacciò, prendendolo per il colletto della
camicia ed alzando un pugno per darsi un tono.
Kakashi, velocemente, riuscì a schivare il colpo e a tirare dietro di sé, sul
letto il compagno, per coinvolgerlo in un bacio.
“Sai di cioccolato…- constatò il moro, alzando il viso. – Pessimo
cioccolato.” Aggiunse, con una smorfia.
Owari
[13 Febbraio 2009]
Ok, che razza di cosa è uscita?XD Mah. In ogni caso…sì… il finale,
nonostante sia un po’ “sospeso” mi piace O_O
NdA + Credits: Eccomi qui, con la fanfic assolutamente non conventional
di San Valentino. Dunque, ci sarebbero un miliardo e mezzo di cose da dire, ma
ne salterò alcune per non tediarvi. Intanto la citazione appartiene al film
“A qualcuno piace caldo” (menzionato anche nella fanfic), io la adoro, la
trovo una bellissima, seppur ridicola, dichiarazione d’amore nonostante tutto.
Il titolo “Strage di San Valentino” è ricollegato a tre fattori: primo di
tutti proprio il film “A qualcuno piace caldo”, in quanto i due protagonisti
in fuga assistono involontariamente a quella che venne chiamata Strage di San
Valentino (avvenuta veramente a Chicago come regolamento di conti il 14 febbraio
1929); secondo: se non è una strage questa XD rigiri alla BIUTIFUL lo so… e
terzo, riesce a rappresentare un po’ tutta la storia e i suoi personaggi. Ok,
è contorto, ma la prima parte riguarda Kurenai che non si è potuta sposare, la
parte centrale ci vedo Anko disperata per la sua vita fatta di eccessi e
l’ultima riguarda la coppia che la spunta KakashiYamato.
Probabilmente in un Giappone moderno questo non sarebbe possibile u_u (ma
neppure in un Giappone antico), questa è la magia e la fantascienza della
fanfic.
San Valentino è visto con gli occhi degli adulti, fa da contorno, ricordando
loro che è solo una festa infantile/commerciale per ragazzini del liceo (e si
rifà, per l’appunto alla loro strage…).
Per il nome di Yamato, in questa shot ho lasciato Tenzo, perché ho immaginato
che fosse il nome con cui lo chiamavano gli amici e le persone intime. Non so,
mi piace più di Yamato sinceramente, ma non ho avuto modo di poter approfondire
le cosa.
Quindi “A qualcuno piace caldo”, la citazione ed il titolo non mi
appartengono. I personaggi di Naruto neppure.
La fanfic fa parte della raccolta “Di noia cotte ed altre sostanze”, ma può
essere letta anche slegata
Ci tengo a ringraziare chi ha letto e commentato con entusiasmo la scorsa shot.
Tutti mi avete detto che li ho resi bene nonostante fossero crack... bene,
sappiate che nella raccolta li rivedrete. Eccome se li rivedrete. Se leggerete
queste shot di fila vi potrà sembrare beautiful, ma se le leggete solo per le
coppie che vi interessano, forse potrebbero piacervi XD ihih Speriamo.
In ogni caso ci tengo a citarvi:
Princess, Queen Of Sharingan, Aya, Slice, Jess (che non recensisce mai XD
yeeh...) DarkRose, BloodyNear, Solarial ed inoltre ringrazio i preferiti:
Kisachan, Slice (tessoro ci sei sempre e comunque...), Sushiprecotto-chan
e _chocola_
Spero che per voi sia stato un magnifico San Valentino e grazie degli auguri di
buon compleanno!^_^
Il responso della giudice: (davvero grazie a Kurenai88^__^)
§ 3^ Classificata - Strage di San Valentino di Urdi §
Originalità 9.5 su 10: Nonostante tutto simpatica perché la trovo sia
comica che seria ù.ù originale e veramente bella XD
IC dei Personaggi 9 su 10: Li ho trovati abbastanza IC. Sono uomini e
donne adulti in fondo ù.ù
Completezza della Fic 8 su 10: Spieghi tutto e riesco a visualizzare
senza problema ogni cosa. Posso solo farti i miei complimenti!
Attinenza al Tema 4 su 5: Tremendo ma bello XDD Ottima scelta!
Totale 30.5 su 35
.: Premi Extra! :.
- Premio Originalità -
Strage di San Valentino di Urdi
I complimenti vanno ovviamente anche alle altre partecipanti e alle podiste*_* 13d08c81,
Rekichan, DarkRose86, Rota23, Erin_Ino, Kokuccha, Stuck93 e
°lilian°